venerdì 22 agosto 2014

PALESTINA: SPIE, FRATELLI, COLLABORAZIONISTI



Faccio un'enorme fatica a scrivere quest'articolo, perchè non potendo scrivere tutto quello che so e citando dei fatti, temo che non verrà compreso appieno. Ma ci provo....
In qualche articolo fa avevo ipotizzato che israele non volesse avanzare con il muro solo per tagliare in tre la Palestina, ma chiudere in ghetti i Palestinesi.
Ecco, i ghetti qui ci sono già, si vive già come nei ghetti perchè seppur senza il muro di cemento è come se li avessero già creati.
Vivere in un ghetto significa avere leggi della strada, leggi del taglione, non leggi, leggi sull'onore e in più le leggi militari dell'occupazione nazista israeliana.
Come fa un popolo che non ha esercito a difendersi dall'invasione di un altro popolo che gli porta via tutto? Con le proprie mani ovviamente....
E come fa un esercito, che militarmente è il più potente al mondo e che dopo cent'anni è ancora intimorito da razzi fatti in casa, a distruggere chi combatte morendo con il sorriso? Occupando le menti di alcuni di essi, alcuni di quei non-soldati della Resistenza, e comprandoli.
Qui, a 8/9 anni inizia a tirare le pietre contro quei soldati che ti hanno già fatto visita molte volte di notte, quando avevi 1 anno, quando ne avevi 4, quando volevi solo giocare. Alcuni di questi bambini di 8/9 anni vengono catturati e chiusi in prigioni militari israeliane.... Alcuni vengono uccisi.
Ora, quei bambini lì, di 8/9 anni che hanno passato anni in questo modo hanno inevitabilmente l'esistenza distrutta. Trovano, crescendo, due strade: diventare super-shebab e poi martiri oppure essere così piegati da accettare il nemico e che quel nemico gli dia il pane quotidiano. Per dargli il pane quotidiano il nemico gli chiede di “osservare” e di “riferire”, tutto. Quindi, accade, che questo oramai ragazzo faccia arrestare o uccidere suo fratello o i suoi genitori o i suoi migliori amici che sono anch'essi fratelli. Al nemico nazista israeliano non importa che ciò che dice sia vero, l'importante è che dica qualcosa, poi le prove le costruiranno.
In West Bank, in questo momento, ci sono 6000 shebab rapiti da israele. Pensate che vengano rapiti perchè mettono una foto su facebook o perchè vengono riconosciuti con la faccia coperta dalla kheffia? O forse credete ancora alle storielle degli “infiltrati”?
No, qui nei villaggi ci si conosce tutti e si sa tutto di tutti. Tutti sanno chi sono quelli che lavorano per israele. Questa è una faccia dell'occupazione nazista israeliana, è una parte del mostro.
Immaginate, immaginate solo per un momento che un vostro vicino di casa faccia rapire e forse uccidere vostro figlio; solo per avere in cambio una macchina o un lavoro. Cosa gli vorreste fare?
Le spie palestinesi sono un cancro nato dalla metastasi dell'occupazione israeliana, un pugnale che viene rigirato continuamente nella ferita.
C'è, poi, però un altro aspetto, meno triste, e più spietato: i giochi di potere.
Qui fra partiti politici non ci si ruba solo le poltrone come può accadere in Italia, no, qui ci si ruba la vita. Alcuni partiti stanno facendo soldi, molti soldi, sulla pelle degli shebab. Li vendono all'offerente che è israele. I primi shebab da eliminare solo quelli “liberi” che lottano con il cuore; quelli fanno paura perchè non li puoi controllare e non li puoi comprare. Così, un partito fa i nomi degli shebab di un altro partito. Oppure, semplicemente manda degli shebab in un villaggio a tirare le pietre, questi scappano, israele arriva e rapisce gli shebab che trova... E incassa. Tutto questo, poi, continua in prigione, mandano fratelli (rapiti a loro volta e con condanna da scontare) che cercheranno di avere altre informazioni/balle per prendere altri shebab. Lavorano in prigione...
E' così che distruggono la Resistenza, è così che distruggono un Popolo con tutte le sue famiglie. Ci sono persone che sono in prigione per “tentato” o “sospetto” da più di 10 anni. Quante volte ai checkpoint sono stati crivellati dai colpi dei fucili perchè “c'era il sospetto che volesse uccidere qualcuno”. (Dopo che avevano fermato 200 macchine e controllato i documenti).
Questa mattina è subito rimpallata la notizia che a Gaza, la Resistenza ha ucciso 18 spie/collaboratori. E qui scattano le frasi “hanno perso la pietà” “hamas non è un santo...” e via e via..... Guardate, potete dire tutte le frasi fatte che volete. Fino a quando non ci si immerge completamente nella merda che caga il mostro non si riuscirà mai a fermare e innocenti continueranno a morire.
 Riflessione:

  1. oggi quando ho visto le foto delle spie uccise mi sono chiesta “hanno fatto bene a chiamare i media? Che operazione mediatica è in corso a Gaza visto che vedo troppi video, foto, spettacolarizzazione della lotta?” Non ho le risposte perchè non conosco Gaza; ma credo che come qui in West Bank, qualcuno stia lavorando per interessi personali. Queste sono persone che vogliono il potere e non gliene frega un cazzo della Resistenza. Non sono le prime spie che vengono ammazzate. Succede anche qui, ma nessuno si sogna di chiamare i media per fare le foto. Tanto chi deve sapere viene a saperlo ugualmente.
  2. io quando vedo sfilare alcuni partiti che manifestano con le bandiere oramai scappo a gambe levate.....
  3. continuo a pensare che spie e collaborazionisti siano peggio dei sionisti stessi, ma questo è banale dirlo.


venerdì 15 agosto 2014

MOHAMMED..YALLA !




E' venerdì, giornata classica di manifestazioni. Oggi si fa tappa a Kuffr Qaddum, è da molto che non ci vado.
Quando iniziamo a marciare la collina è già presidiata dai soldati israeliani, che però non si muoveranno di lì per tutte le ore della manifestazione. Prepariamo la strada con le pietre e i fuochi, ma oggi i soldati non spareranno nemmeno un gas. Il tutto finisce presto.
Decidiamo così, di andare a Beit Furik, dove c'è una manifestazione indetta da Hamas dopo che venerdì scorso ha avuto un gran successo quella indetta da tutti gli altri ed Hamas, invece, era sfilare in piazza a Nablus. Bene, che Hamas abbia colto il successo e lanciato lui questa volta l'iniziativa.
Arriviamo a Beit Furik, il tempo di metterci le kheffie ed andare lì davanti per capire cosa succede.. Mentre ci avviciniamo sparano alle gambe di due shebab, proiettili veri.
Arrivati lì sulla strada, siamo fianco a fianco io e Mohammed. Ci fermiamo per capire cosa fare e per notare che ci sono sì 3 jeeps davanti a noi, ma ci sono 3 cecchini sulla collina.
Da quando siamo arrivati sono passati circa 5 minuti.
Io e Mohammed siamo fianco a fianco , fermi, stiamo parlando....... Grave errore stare fermi quando ci sono dei cecchini......
Ecco, oggi è stata la volta che non ho sentito il fischio del proiettile, era per noi......
Pochi centimetri dalla mia gamba alla sua, beccano la sua. Inizio ad urlare, ma stiamo già portando Mohammed in un'auto perchè l'ambulanza in quel momento non c'è....
Mohammed è sul sedile di dietro, io davanti, si sta legando stretta la gamba per fermare il sangue.
Ci guardiamo..e iniziamo a ridere....perchè fa ridere che dopo 3 minuti che siamo lì senza nemmeno fare un cazzo, ci sparano....
Arriviamo al Rafhidia Hospital. Mohammed viene medicato. Il proiettile era una dum dum che entrata ed uscita. Purtroppo gli ha scalfito l'osso, quindi devono fargli un gesso alla gamba, ma per fortuna non gli ha tranciato l'osso.
Il tempo di due foto e di finire le procedure e io e Mohammed ci guardiamo e ci diciamo: “Yalla? Yalla in Beit Furik!!”
Siamo, invece, tornati a casa, ma lo spirito è questo........quello degli shebab che non si fermano nemmeno se gli sparano.

Ho detto a Mohammed: “non so cosa abbia salvato me e preso te..”. Lui mi risponde: “oggi era il MIO giorno fortunato”.

giovedì 14 agosto 2014

SALEM: GLI INFORMATORI SOTTO AGLI ULIVI....



Per il secondo giorno di fila, sveglia alle 5,00 per essere a Salem tempo utile per i 15 minuti di accesso alla corte. Ovvero: devi essere in lista per poter entrare dalle 8,45 alle 9,00. Dopo non entra più nessuno.
C'è meno gente di ieri e ci sono meno persone per il permesso di lavoro, forse la tortura oggi finisce prima...
I parenti di Jehad entrano e noi iniziamo ad aspettare. Dopo circa 4 ore, con un caldo torrido e poca ombra, decidiamo di sederci per terra sotto ad un ulivo. Davanti a noi continuano ad arrivare Palestinesi per il permesso di lavoro in israele.
Poi, ad un certo punto, arrivano due e si siedono vicino a noi sotto all'ulivo e uno dei due inizia a parlare in inglese..... Fa un sacco di domande e caso vuole..sono le stesse domande che ti fanno quando arrivi a Ben Gurion!
Ci dice di essere lì per il permesso di lavoro, cazzo, lo guardo....è completamente diverso da tutti i Palestinesi che ci sono lì. Quasi un fighetto. Al tizio che è con lui squilla il telefono, dall'altra parte c'è una voce femminile. Il Palestinese parla con lei al telefono, ma non parla molto bene l'arabo, ogni tanto ci infila qualche parola in inglese “ok, yes, see you..”. Mah....che stia parlando con la femmina che sta sulla torretta da ieri?
Poi si rivolgono a me e tentano di farmi un paio di domande alle quali non rispondo e gli chiedo “ma fisc muschela se stiamo qui?”. Risposta: “no”. Mia conclusione...”ecco, allora...abbiamo finito il discorso”.
Se ne vanno.
Passano altre due ore e arriva una ragazza.... si avvicina parlando inglese “Scusa, posso farti delle domande sui prigionieri palestinesi?”.
  • “Oddio..non sono prigioniera e non sono palestinese, quindi ti so dire poco, ma fai pure”
  • “mi hanno detto che lavori per i diritti umani e che sei qui da due giorni con questo caldo, per molte ore...”
  • “no, scusa chi ti ha detto cosa? Io sono qui per un mio amico”
  • “ah! Ma il tuo amico è della zona del '48 o della zona del '67?”
  • “cosa intendi con sti numeri?”
  • “quelli del '48 sono di qui, in israele, quelli invece del '67 sono di qua....”
  • “ascolta, io questi numeri non li vedo, io qui, vedo solo la Palestina”
  • “Beh, però questo tuo amico deve essere speciale per farti star qui a sopportare questo...”
  • “ogni persona è speciale, ogni vita è importante”
  • “però hai la maglietta con la stampa della Palestina...sei un'attivista per i diritti umani...”
  • “siamo in Palestina, ed è quindi normale che in tutti i negozi vendano la maglietta con la Palestina.”
  • “Posso fare una foto con te?”
  • “no”
  • “grazie per il lavoro per i diritti umani che fai...”
  • “è il lavoro di tutti e spero sia anche il tuo”
  • “bye....”
  • “salamat”

Passa un'altra ora e ritorna uno dei primi due e inizia a “cercare” fra la terra, dove siamo seduti... Mi dice che ha perso dei soldi... Sta smuovendo la terra con un dito....
Mò mi scappa la battuta: guarda, fra quel centimetro di terra c'è un M75, l'ho appena nascosto lì..
Ma mi taccio e preferisco attendere la notizia su Jehad, sono lì per quello e per supportare un po' i suoi famigliari.
Sono le 15,00. Sono andati via tutti, anche l'uomo delle bevande ha chiuso tutto e se ne è andato. Finalmente arrivano i parenti di Jehad: sorridono. Mi basta. Jehad sta bene. Spero di vederlo presto libero.


Per quanto, invece, vi ho raccontato qui sopra..... No comment, come cani fra gli ulivi a cercare un osso da rosicchiare. Che vita di merda che fate. Non proverete mai l'emozione e le emozioni che ho provato io. Mi fate pena.

mercoledì 13 agosto 2014

JEHAD, SALEM E IL LAVORO NAZISTA




La sveglia (per me) è stata alle 5,30. Appuntamento alle 6,30 per andare alla corte militare israeliana di Salem. C'è la prima udienza per Jehad. Non entrerò, ma mi basta accompagnare i famigliari che entreranno e mi basta pensare che sarò lì quando usciranno e saprò com'è andata.
Arriviamo a Salem, anzi no, quando la vedo ho un'altra visione: arriviamo alla porta dell'inferno.
Prima del primo cancello c'è un voswagen con una tenda e un tavolo, lì vendono cibarie e bevande. Ad aspettare ci sono un centinaio di persone, fa già molto caldo a quell'ora. Alle 08,45 un soldato israeliano arriva al secondo cancello e inizia a chiamare chi aveva consegnato il documento d'identità e si era messo in lista per entrare. Ci saranno ben 15 minuti per poter entrare. Dopo non entra più nessuno. Quando passi il secondo cancello inizia un labirinto di gabbie e tornelli stile macello, ma molto più lungo e contorto. Sopra a tutto questa area c'è una torretta aperta con all'interno una soldatessa che non posso definire donna, nemmeno femmina (mi vengono solo parolacce). Dall'alto guarda il labirinto con tutti i Palestinesi (madri dei prigionieri compresi) ammassati dentro. Vanno verso la sala che li perquisirà. Passato tutto questo si va verso la corte.
Alt! Ho detto “corte”, ma è meglio specificare che stiamo parlando di: container israeliani costruiti illegalmente in Palestina dove con leggi militari israeliane verranno giudicati SOLO Palestinesi rapiti dai soldati in modo illegale e la maggior parte delle volte, senza accusa di reato.
I parenti di Jehad entrano e noi iniziamo ad aspettare, lì fuori.
Tutt'attorno alla zona c'è una “strada defence” dove le jeeps militari continuano a passare per ronde.
Lì fuori sono rimaste una sessantina di persone; non sono lì per udienze, ma perchè in questo posto orribile rilasciano anche i permessi di lavoro per il territorio israeliano.
Passano le ore e il caldo aumenta. Iniziano ad arrivare le telefonate di amici che chiedono aggiornamenti. Niente, non sappiamo nulla, siamo qui ed aspettiamo, una sigaretta dietro l'altra.
L'uomo delle bevande è fuori di testa, urla senza senso in continuazione. Non è il caldo, è quel posto e a stare lì davanti tutti i giorni che l'ha conciato così. Non c'è il bagno ovviamente...
Arriva mezzogiorno, abbiamo superato i 40° e non sappiamo ancora un cazzo. Chi attende il permesso per il lavoro è ancora lì; così gli chiedo “ma a che ora siete arrivati?”. Mi rispondono: “siamo qui da ieri sera, abbiamo dormito qui per terra”. Poi ci allungano uno dei materassi per poterci sedere un po' all'ombra......
Sono le 14,20 quando intravedo i parenti di Jehad nel labirinto/gabbie per uscire. Ci alziamo e corriamo verso di loro e vedendo le loro facce un po' mi si rallentano le gambe.
“Jehad non l'abbiamo visto, l'udienza per lui è domani e dobbiamo tornare domani”. Distrutti tutti.
La notizia che l'udienza era oggi era arrivata direttamente da una sua telefonata dalla prigione e la cosa aveva dapprima entusiasmato poi, ragionandoci sopra, ci siamo chiesti come avesse fatto a telefonare.......
Ok, israele usa questo tipo di torture: ti da il telefono, ti usa per capire chi ami (perchè poi ti ricatterà proprio su quelle persone) e ti da informazioni false da dargli.
Jehad è nella prigione di Megiddo, non può telefonare e nessuno (nemmeno l'avvocato) può avere notizie o fargli visita. E' in una cella d'isolamento dove subisce torture psicologiche del tipo: aria fredda e calda, luce di notte e di giorno, odori nauseabondi, menzogne varie, cibo avariato.
Quando si presenterà alla corte non avrà un segno sul corpo, ma sarà sotto tortura. Alcuni prigionieri al terzo giorno così iniziano ad urlare che non ce la fanno più....
Ora, sono riuscita a scattare due foto di questa porta dell'inferno. Ma, per onestà, vi chiedo: io non ho letto forse abbastanza sui campi di concentramento e sull'olocausto, quindi faccio fatica a definire tutto questo; forse chi sa più di me di Auschwitz e degli ebrei che entravano nei campi solo perchè ebrei, mi troverà una definizione adatta per le prigione israeliane dove entri perchè sei uomo Palestinese. Forse mi potrà definir meglio i 5000 prigionieri in mano ad israele (bambini compresi) e i duemila martiri Palestinesi (uccisi da israele).
Io ho negli occhi gli occhi di Jehad prima di entrare, quelle persone che dormiranno lì questa notte per il permesso di lavoro, tutti i martiri che ho visto fino ad ora, le facce dei parenti di Jehad, il vecchio impazzito che urla lì davanti, il labirinto di gabbie, le persone schiacciate e i porci sulle torrette che ridono. Se sei Palestinese, maschio e dai 15 anni in su ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. Mi viene solo una definizione: questo è l'olocausto.

Domani si replica.


domenica 10 agosto 2014

RAPITO JEHAD ALHINDI DAL VILLAGGIO DI TEL



Entra in gioco la macchina e quindi provo a scrivervi almeno i fatti chiedendovi di divulgare ciò che è accaduto qui la scorsa notte.
Verso l'1,20 di notte i soldati nazisti israeliani hanno invaso ed attaccato il villaggio di Tel, Nablus.
Gli shebab hanno risposto difendendo il villaggio dagli spari dei gas, delle sound bombs, delle rubber bullet e dai proiettili veri.
Hanno sparato una rubber bullet in testa a Jehad e due proiettili nelle gambe. Jehad ha comunque continuato a correre per poter raggiungere l'ospedale.
Così, hanno attaccato la sua casa, per prenderlo. Sono entrati in modo violento e con la stessa violenza hanno preso in ostaggio la mamma e le due sorelle di Jehad. L'hanno cercato la telefono dicendogli di tornare a casa per essere “arrestato” (rapito) oppure avrebbero ucciso la sua famiglia. Jehad gli ha risposto che non accettava i loro ricatti e che potevano usare anche il gas verso la sua famiglia. Dopo due ore che tenevano in ostaggio la mamma e le sorelle, hanno attaccato anche la casa del fratello di Jehad.
Non c'era altra soluzione. Alle ore 10,00 Jehad si è consegnato al checkpoint di Howara, Nablus; aveva due ferite da proiettili alle gambe, la famiglia in ostaggio dei nazisti. Mi sorrideva, e mi ha detto “ma fisc muschela”.
Sono orgogliosa di Jehad.
“è israele, può fare quello che vuole”, mi ha detto.

So che non potete fare null'altro che divulgare, magari chiedendo l'immediato rilascio.
Non scrivo null'altro, sulle emozioni o quant'altro. Non serve e non riesco in questo momento.

venerdì 8 agosto 2014

BEIT FURIK: CORAGGIO, COLLERA, CUORE



Oggi in Palestina era venerdì, ma era anche un altro giorno di rabbia contro l'occupazione nazista israeliana.
Da Nablus, con 3 autobus, arriviamo al campo profughi di Balata. Da qui partiremo tutti assieme, marciando, fino a raggiungere il checkpoint di Beit Furik.
Quando arriviamo a Beit Furik è già l'inferno. Al checkpoint sapevano che saremmo arrivati oggi perchè la manifestazione era stata annunciata. Cerchiamo di usare i blocchi di cemento per proteggerci dagli spari. Fino a quando sparano gas lacrimogeni e sound bomb va ancora bene, perchè vedi la traiettoria. Quando però sparano proiettili veri il discorso cambia. Senti il sibilo, ma non li vedi. I cecchini si sono appostati fra i cespugli. Sparano su persone con le braccia alzate o che tirano pietre.
Sono davanti al checkpoint e in piedi, dietro ad un blocco di cemento. Sparano, davanti a me c'è uno shebab con una kheffia bianco/nera che sta camminando verso di me per cercare altre pietre. E' ad un metro davanti a me quando sparano, io mi abbasso, lui no. Quando mi rialzo mi si inginocchia davanti e piega la testa. Gli hanno sparato dietro alla testa, dalla kheffia una macchia di sangue si spande. Urlo, urlano e corrono gli shebab, che lo prenderanno in braccio per caricarlo sull'ambulanza. Da lì in poi è un susseguirsi di feriti da proiettili veri, quasi tutti alle gambe; tranne uno negli occhi. Un ragazzo giovane che, sapremo poi dall'ospedale, ha perso un occhio.
Seguo uno dei feriti alle gambe fino all'ambulanza perchè continuano a sparare e, anche questa volta, sparano sull'ambulanza.
C'è stato un momento durante la manifestazione che si è dovuti arretrare parecchio. Così mi sono messa davanti agli shebab, con le braccia alzate e senza kheffia. Per fargli capire che avrebbero sparato ad un'internazionale. E' andata bene per un po', poi, una merda di cecchino ha iniziato a “giocare”... Mi puntava, sparava, io mi abbassavo e quando mi alzavo sparava di nuovo. Dopo tre volte ho scelto di arretrare e non “rimanere in piedi e fermare il gioco” per un solo motivo: ho avuto paura che ferisse qualcun altro vicino a me, magari uno shebab.
Un altro “gioco” di oggi è stato attaccare la stampa presente. Dapprima spintonati per farli spostare ed evitare che documentassero; e dopo, quando avevano scelto un'altra postazione, presi di mira dalla “skunk water”. La skunk water l'hanno fatta arrivare assieme ai rinforzi (altre 5 jeeps), spara un liquido non identificato che provoca forti pruriti e un odore che riesce a farti vomitare e ti rimane addosso per 15 giorni. Insomma, un'arma chimica.
Gli shebab oggi sono stati strepitosi. Hanno lottato per quattro ore, con un caldo atroce, senz'acqua (perchè è finita a tutti nella prima ora) contro a dei cecchini che sparavano proiettili veri.
Il bilancio finale è di 15 feriti, nessuno grave, tranne il ragazzo che ha perso l'occhio. Sono proiettili molto piccoli che quando ti colpiscono fanno un buco enorme, ma non penetrano in profondità da trapassarti.
Lo so che è orribile che io ne parli in questo modo così tecnico e poco umano, ma oramai sono convinta che nessun messaggio umano possa trasmettervi quello che si vive e si prova qui.
A me, che lo vivo, vedere uno shebab che mi si accascia davanti con la testa che sanguina; cambia la vita. Per voi, voi che state leggendo o guardando il video, sentirete un pugno allo stomaco (forse), ma non dovete fare i conti con il problema.
Dopo la manifestazione, solitamente corro a montare il video perchè ci metto circa 4 ore. Oggi gli shebab mi avevano invitata a Sama Nablus, un parco sopra alla città da dove c'è una vista bellissima.
Già da tempo sto facendo uno sforzo enorme per restare umana, mi sto piano piano macchinizzando, sto diventando orribile. E' il mostro che come un cancro ti entra nel cervello. E ti occupa. Così ho pensato che avere una bella serata a Sama Nablus avrebbe tolto un po' di quel nero che sta crescendo dentro di me.
Ma non ce l'ho fatta. Dopo un paio di ore sono tornata qui a montare il video e a scrivervi questo report.
Per annullare almeno una parte del mostro, avrei bisogno di una bellezza così travolgente che qui non ho.

E la fine, a questo punto, è imposta. Va avanti la macchina e si ferma l'umanità. La foto che ho scattato del corteo a Balata rispecchia benissimo quello che ci stanno facendo.

mercoledì 6 agosto 2014

APPELLO A TUTTI I POLITICI IN ITALIA ED ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE

APPELLO A TUTTI I POLITICI IN ITALIA ED ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE
SALVATE QUESTA FAMIGLIA IN PALESTINA


Egregi Politici Italiani ed organizzazioni umanitarie,
scrivo quest'appello speranzosa che vada a buon fine poiché sto per parlarvi di una realtà, di vite umane, con un enorme problema da risolvere nell'unico Paese al mondo sotto occupazione militare, in Palestina.
Circa due mesi fa una famiglia composta da padre, madre, due figli e due figlie; mi ha segnalato una “dimenticanza” del nostro Paese, l'Italia, e mi ha altresì chiesto aiuto.
Premesso che questa famiglia vive in una casa davanti al checkpoint di Howara, Nablus, dove tutti i giorni si deve fare i conti con la violenza dell'occupazione, compresi i martiri uccisi a sangue freddo, vi espongo la situazione:
  • 3 dei figli sono malati di Talassemia, nel 2005 tutta la famiglia è stata ospite in Italia attraverso l'IME presso il San Raffaele di Milano. Due dei figli (la figlia e il figlio più grandi) hanno ricevuto il trapianto di midollo osseo, operazione impossibile qui in Palestina. In quell'anno italiano è nato il quarto figlio, autistico. Terminato l'anno in Italia, la famiglia è rientrata in Palestina con la PROMESSA italiana (nero su bianco) di ritornare per tutti i trattamenti necessari ai due assistiti e per effettuare in un momento successivo il trapianto di midollo osseo per la terza figlia.
Ebbene, è dal 2005 che stanno aspettando....
Ho constatato che l'IME non effettua più questo tipo di aiuti. Sono riuscita a mettermi in contatto con il Dott. Lucarelli che ai tempi era responsabile del progetto, e che ora si trova a Perugia. Mi ha risposto che il Governo italiano ha tagliato il 75% dei fondi e che nonostante in questo momento ci siano due famiglie di Gaza, non c'è la possibilità economica per aiutare anche questa famiglia pur lasciandomi la speranza per il prossimo anno.
Obiettivamente, vista la situazione in Palestina, vista la vita di questa famiglia, viste le condizioni dei figli; sono molto dubbiosa che possano aspettare fino al prossimo anno.
La scorsa settimana, la solita jeep militare israeliana che staziona davanti alla loro casa ha “catturato” il figlio che era nel giardino chiedendogli se tirava le pietre....(falso ovviamente). Gli hanno legato i polsi dietro alla schiena e hanno tentato di portarlo via. La madre con gli altri figli è riuscita a dissuaderli. Il bambino ora è terrorizzato, anche perchè i soldati lì, ci sono tutti i giorni.

Poichè alcuni di voi si sono pronunciati più volte in solidarietà del Popolo Palestinese e pronunciati, altresì, più volte per la difesa dei diritti umani, con questa mia,

VI CHIEDO UN INTERVENTO URGENTE PER SALVARE QUESTA FAMIGLIA

  • attivandovi per farli arrivare in Italia, per la figlia che ha urgenza del trapianto di midollo osseo, per gli altri figli che devono ricevere le cure dopo il trapianto avuto e per supportare i due genitori e il figlio autistico. Salvate, almeno, questa famiglia, in questa situazione, non lasciateli lì davanti ai soldati.


Tutti i dettagli, per riservatezza, li comunicherò a chi mi scriverà ufficialmente e per l'aiuto concreto. Ovviamente davanti al silenzio ne renderò comunicazione pubblica.


RingraziandoVi anticipatamente,
Samantha Comizzoli

samanthacomizzoli@yahoo.it

BOYCOTT ISRAEL BOYCOTT OCCUPATION

domenica 3 agosto 2014

MAHMUOD, FAVOLA DI PALESTINA

Un anno fa Mohammed Assaf, Palestinese, vinse il concorso canoro “Arab Idol”. Voi capite che per un Paese che per il resto del mondo non esiste, avere una vittoria (seppur canora) con il nome “Palestina” sia una cosa da urlo...
E urlarono quella notte a Nablus, ad Al Khalil, a Ramallah ed in ogni angolo della Palestina per la sua vittoria. Fu una festa che durò tutta la notte per le strade con le auto che suonavano le canzoni di Assaf.
Ieri, mi trovavo in un bar nel centro di Nablus con degli amici. Con noi c'è una ragazzo giovanissimo di Nablus che mi dice di essere un cantante. Si chiama Mahmuod Ibrahem. Ha fatto qualche concerto a Ramallah e a Jenin. Mi dice “non sono andato alle selezioni di Arab Idol di quest'anno per quello che sta succedendo, perchè preferisco stare qui a lottare contro il nazismo di israele”.
A quel punto, gli altri amici lo invitano a cantare, nel bar. Ok, chiedono al ragazzo che serve ai tavoli se si può, fanno abbassare per qualche minuto la musica di sottofondo del bar e lui inizia a cantare. Ho la telecamera con me e lo filmo. Lo filmo perchè se non documento la bellezza della Palestina, ne avrete come immagine quella che vi passano i media sionisti, quella dei luoghi pericolosi, della menzogna sionista.
Mahmuod finisce di cantare, vicino a noi c'è un tavolo di uomini che gli chiede “come ti chiami? Di dove sei? Hai già fatto concerti? Ok... vuoi fare un concerto a Nablus?”.
Mahmuod sorride felice.

E' una favola della Palestina, reale, come tutto il resto, come la violenza, il mostro, i martiri, i rapiti. Mahmuod non vuole lasciare questa terra, non gli interessa andare all'estero. Quindi, questo mio articolo non è affinchè qualche magnate lo scopra, ma solo per dargli onore, perchè il suo è il canto del coraggio. E' il canto della bellezza che Resiste al nazismo.

sabato 2 agosto 2014

OFER: IL FISCHIO DEL PROIETTILE

foto fornita da una compagna


Prigione di Ofer, Ramallah. Non è la prima volta che vi sono manifestazioni qui davanti, sia contro l'occupazione, sia per la solidarietà ai prigionieri (molti bambini) chiusi qui dentro. Questa volta era per Gaza.
I “comitati popolari” hanno indetto la marcia che parte dalla Moschea di Betunja (il piccolo villaggio vicino ad Ofer), ma gli shebab arrivano prima davanti alla prigione e preparano il campo per la lotta. Sono lì con loro e i paramedici.
Inizio a filmare, ogni tanto tirano qualche pietra, i soldati sono lontani anche se tengono tutti sotto tiro. Anche questa volta davanti ad Ofer ci sono shebab di tutti i colori, come al solito è bellissimo.
Ma, mentre, gli shebab, fermi, guardano in lontananza i mostri nazisti vestiti di nero..partono dei colpi. I nazisti israeliani sparano proiettili veri. Sento il sibilo nelle orecchie, come se il proiettile mi fosse passato vicino.
Uno shebab mi dice “fino a quando sparano e senti il sibilo è un bene, è quando sparano e non lo senti...significa che quel proiettile ha colpito te”. E ne trovo conferma dal video quando monto le immagini: gli shebab che sono stati colpiti non si erano mossi a differenza degli altri intorno che si sono abbassati o protetti.
Iniziano a sfilare i feriti, alle gambe da proiettili.
Dal fondo della strada, intanto, arriva la marcia dalla Moschea con megafono e molte persone. Quando arrivano lì davanti qualcuno inizia a discutere con qualche shebab perchè ha la bamndiera di Hamas sulle spalle o per coprirsi il volto. Finisce che qualche shebab manda a fare in culo i comitati popolari e se ne va.
Poi, i soldati nazisti israeliani sparano una pioggia di gas. Tutti corriamo indietro anche se il vento, almeno in quel momento, gioca a nostro favore. La maggior parte dei partecipanti alla marcia organizzata se ne va dopo aver parlato con i media. Fine della loro partecipazione.
Rimangono gli shebab, a lottare e la lotta si sposta nel villaggio. Vengono sparati un paio di fuochi d'artificio e si continua con le pietre. I soldati piazzano dei cecchini su un tetto e altri di loro sulla strada; continuano con i proiettili veri uniti a rubber bullet e gas. Di tutto un po'..E continuano i feriti, anche da sparo diretto di gas e rubber bullet.
Sulla strada principale i solati avanzano e si fermano dietro ai cassonetti che gli shebab avevano messo come protezione e......boom, qualcosa gli esplode. Non so se gli sia esploso il fucile in mano o se sia stata una molotov.
Su quella collina si rimane circa un'ora (sono passate 4 ore dall'inizio). Si esaurisce la batteria della mia videocamera, si esauriscono le batterie anche dei miei colleghi delle macchine fotografiche.
Ma è da qui in poi che inizia il momento forte della Resistenza: gli shebab arrivano davanti all'ingresso della prigione. I nazisti sono aldilà del cancello.
Gli shebab riempiono la collina, tirano così tante pietre che puliscono l'intera collina. Arriva una macchina della border police su un fianco e spara la pioggia di gas, ma essendo più bassa rispetto alla collina, gli shebab ricevono spari diretti. Un ferito alla testa sanguinante viene soccorso, un altro viene colpito alla schiena, un paramedico per portare il suo soccorso rimane gravemente soffocato dai gas.
Passa circa mezz'ora e tutti gli shebab ritornano in postazione sulla collina. Un gruppetto di loro, però, si concentra sul filo spinato che c'è intorno alla prigione e tagli dopo taglio....apre il varco. Iniziano a tirare tutto il rotolo di filo spinato, a mani nude.
Scendono ancora più vicini alla prigione e continuano a tirare pietre da lì fino a quando quei 10 soldati davanti all'ingresso non se ne vanno. Verranno sostituiti da una jeep in corsa che ri spara gas e rubber bullet.
E' sera, c'è il tramonto, si ritorna verso il villaggio esausti... Parlo con alcuni shebab, qualcuno Gazzavi. Mi dicono che hanno perso famigliari sotto ai bombardamenti a Gaza. Mentre tiravano le pietre dicevano cose ridicole ai soldati e tutti ridevamo. Un altro mi indica uno shebab grasso e mi dice “lo vedi lui? E' così perchè mangia i soldati..”
Un altro mi dice “se non ridiamo e se non facciamo così, come facciamo a Resistere?”
Quando però arriviamo sull'altro versante del villaggio troviamo l'amara sorpresa: la border police e i soldati si erano posizionati al confine aspettando gli shebab.
Due shebab si avvicinano scendendo la collina (nota bene: solo due, loro sono una ventina). Davanti a una situazione così è fin troppo facile per i soldati, gli basta sparare un gas lacrimogeno e invece, cosa fanno? Sparano proiettili veri contro uno shebab e lo feriscono alle gambe.
Ho ancora nelle orecchie le sue urla, mentre viene portato in braccio e posato sull'asfalto.
L'ambulanza era già andata via e si attende perchè arrivi. Arriva sul posto dopo 10 minuti e quando arriva i soldati sparano una pioggia di gas sul gruppo e sull'ambulanza.
Il ragazzo viene caricato e portato all'ospedale di Ramallah dove ci sono gli altri feriti: 7 da proiettili veri, una quindicina da sparo diretto di gas o rubber bullet.
Prendiamo il service per ritornare verso casa, ma dopo circa 5 minuti che siamo seduti arriva una telefonata “ho appena saputo che è morto un mio amico, negli scontri di Safa (Ramallah), aveva 19 anni”. Un martire che sventolava una bandiera ed è stato ucciso da proiettili veri israeliani.
Fine della giornata dove era stata dichiarata di “tregua”.

Onore alla Resistenza.