mercoledì 14 agosto 2019

LE BADANTI IN PALESTINA (israele)


L'articolo di "giornale" che alcuni di voi hanno condiviso, è una stronzata. Perdonatemi se scrivo le precisazioni di seguito, ma non sopporto la confusione (cattiva informazione).
Non funziona assolutamente com'è scritto nell'articolo; e lo so perchè quand'ero in prigionia a Givon, ero proprio con le filippine (oltre alla africane e rumene) che mi hanno raccontato le loro storie. Che poi è sempre la stessa la storia....
Filippine, cinesi, rumene, africane...arrivano in Palestina (che viene chiamata israele) a lavorare come badanti/cameriere/pulizie per gli israeliani. Per lavorare lì, nel frattempo che sono lì...devono fare un percorso per diventare "israeliane" ovvero essere riconosciute dalla sinagoga. il percorso prevede la conversione nell'ebraismo. E questo è il primo punto.
Il secondo punto sono, appunto, i 5 anni di lavoro/permesso di soggiorno. i loro "datori di lavoro", cioè gli israeliani, lo sanno benissimo. Quindi, che fanno?
Le pagano dopo 5 anni. Non mese per mese o anno per anno; ma gli dicono che gli daranno i soldini alla fine.
Quando stanno per scadere i 5 anni, magicamente....arrivano gli sbirri ed arrestano le badanti/cameriere/pulizie dicendo che non sono israeliane e che devono controllare la loro posizione. Intanto le mettono in prigione. Durante la prigionia, gli scade il permesso di soggiorno e quindi vengono deportate. Tutto questo per non pagargli i 5 anni di lavoro.
Il punto n.1 va a pari passo con il punto n.2 perchè "i poveracci" non vengono mai riconosciuti come israeliani e vengono riconosciuti, invece, come "impostori" che per poter diventare israeliani abbracciano l'ebraismo.
Non è un particolare da poco, perchè quando fu fondata israele (e anche oggi) diventi "israeliano" se COMPRI il tuo status religioso. Quindi, ripeto, per i poveracci non c'è posto. Vengono inculati due volte; visto che li fottono chiamando la polizia e facendoli arrestare e non pagandogli il lavoro di 5 anni.
Un ultimo particolare: tutte le prigioniere che erano con me a Givon, mi avevano detto che non era la loro prima volta...perchè in tutto il mondo quando torni nel tuo Stato, puoi fare una cosa: cambiare nome, rifare il passaporto e rientrare in "israele". Fanno tutti così, in tutto il mondo, tranne in uno Stato. Indovinate un pò in quale Stato non si può cambiare il nome?
In Italia.
Delle storie che mi hanno raccontato, me ne ricordo una in particolare: una cinese...che era in auto con il padrone israeliano e le aveva dato i soldi dei 5 anni di lavoro. E' arrivata la polizia sull'auto..lei stava seduta dietro e sotto al culo aveva la borsa con tutti soldi. Mi diceva che la tiravano per le braccia per arrestarla e lei stava aggrappata alla borsa e diceva " i miei soldi, di 5 anni di lavoro".... Arrestata, portata a Givon, padrone libero di tornare a casa con i suoi soldini.
Lei è stata deportata 3 giorni prima di me.

giovedì 8 agosto 2019

METODOLOGIA DELL'ATTACCO SIONISTA




Pochi conoscono la metodologia dell'attacco sionista, anzi, chi lo conosce è perchè ne è vittima. Tento con questo articolo di scriverne e non mi frega un cazzo delle accuse che ne seguiranno (malata di mente, complottista, etc.etc.). Non lo scrivo né per difendere una persona in particolare né me stessa; bensì affinchè rimanga scritto, poiché a qualcuno potrebbe servire.
Quello che so è per testimonianza diretta e per testimonianze che ho raccolto in questi anni. Chi attua questa metodologia sono i sayanim (aiutanti dei Mossad) ed i Mossad stessi. In genere personalità brillanti e coinvolgenti. Alcuni di loro si identificano nel nuovo sionismo (ovvero coloro che riconoscono anche lo “Stato” di Palestina).

Per chi sceglie di schierarsi contro il nazista israele, c'è una via crucis ben definita fin dall'inizio. La si scopre strada facendo, ma, appunto, scrivo qui le “tappe”.

  1. Attacco via social (facebook, twitter) con insinuazioni/accuse/diffamazioni atte a screditarti, ma che non hanno nulla a che vedere con il sionismo. Faccio alcuni esempi: storie di sesso, storie di infamie, storie di soldi. Questa prima tappa è difficile da individuare ed essere ricondotta ai sionisti (ed in particolare all'hasbara), ma purtroppo sono loro. Quando sei all'apice dell'attenzione e della tua nota posizione contro israele, dal nulla, spuntano account che buttano merda su di te cercando di screditarti agli occhi di chi ti segue.
  2. Attacco legale. In modo molto più esplicito, iniziano ad arrivare le denunce che nei 90% dei casi vedranno la tua condanna in processi teatrini. Puoi portare prove, avere il miglior avvocato del momento che non serve ad un cazzo.
  3. Attacco nella vita privata. Questa “tappa” si sviluppa in più punti, tutti, molto pesanti e dolorosi:
    - perdita del lavoro. Solitamente la motivazione non è mai esplicita, ma viene ricondotta ad altre motivazioni che il più delle volte sono conseguenze dei punti 1 e 2.
    - minacce e persecuzioni ai tuoi famigliari/cari/amici. Dapprima tramite internet e poi sotto casa. Consiglio di tutelare le persone che abbiamo vicino (via dai social e non parlarne mai in pubblico).
    - la comparsa nella tua vita di amici e fidanzati/e che in realtà non lo sono. Sul discorso “fidanzati/e” si riesce a risolvere in qualche modo. Avendo un sesto senso ed ascoltando quella vocina nella testa che pensi sia paranoia, ma che in realtà è ciò che non vorresti fosse vero. Doloroso, si soffre, ma mettendosi le ali ai piedi e scappando; ci si salva. Non ce l'hanno fatta (ad esempio) Mordechai Vanunu (https://it.wikipedia.org/wiki/Mordechai_Vanunu ) e Lisa ( https://www.theguardian.com/uk-news/2015/nov/20/lisa-jones-girlfriend-of-undercover-police-office-mark-kennedy-interview ) . Generalmente agiscono con la tecnica seduttiva da far perdere la testa e iniziano, poi, a succhiarvi piano piano le energie. Lo scopo è distruggervi. Ci sono passata due volte. La prima volta aveva fatto un tale lavorino da portarmi al suicidio. Avevo totalmente perso l'autostima. Tutte e due le volte ho avuto la fortuna di avere al mio fianco, amici, che mi hanno presa per i capelli e “tirata fuori”. Gli israeliani che ti osservano, conoscono i nostri punti deboli meglio di noi e agiscono su quei punti. Ho avuto un altro “amico” anti-israeliano, che si è imbattuto in una relazione con una donna che l'ha portato quasi all'autodistruzione. In Palestina questo giochino è più alla luce del sole perchè gli shebab vivono la repressione sessuale religiosa; quindi, attirarli in una trappola e fotterli è molto semplice.
    Arrivo però all'aspetto più complicato: se arrivano nella tua vita come “amicizie”. Non puoi farci un cazzo. Non puoi fargli capire che hai capito, sennò la risposta sarà pesante. Quindi puoi solo assecondare i loro comportamenti, riservandoti di non fidarti e consapevole che ti stanno fottendo. Tutte le volte che cercherai di allontanarti, riceverai un attacco e non capirai da dove arriva.
  4. L'isolamento creato dai “compagni”. Chi ha conosciuto Lotta Continua ne ha avuto un assaggio (anche se non centra col sionismo). Eh sì, non è una novità che nei vari movimenti ai quali si fa riferimento per le lotte, ci sia una componente sionista. Ve li troverete contro e vi screditeranno dall'interno dei movimenti facendo nascere discussioni che verranno archiviate pur di “ non rompere il movimento per prendere una posizione”. Quindi, vi ritroverete soli.
  5. L'eliminazione fisica. Se siete in Palestina o in un altro Paese arabo, e avete già passato le tappe precedenti di questa via crucis, seguirà questa tappa a mettere la parola “fine”. Gli esecutori, saranno i palestinesi o gli arabi.

Ora... questo articolo è per tutti coloro che faranno la scelta che ho fatto io perchè semplicemente “sono” dalla parte giusta. Ma, mi nasce in questo momento nel quale Chef Rubio sta (a mio avviso) affrontando un paio di “tappe” di questa via crucis. Gode della mia stima e rispetto, ma questo non gli servirà ad una cippa (purtroppo). Rubio, chi lotta per gli ideali, non si ferma per le conseguenze e so che questo lo sai. Il giorno che sarai in difficoltà, se vorrai, io ci sarò. Ci sono e ci sarò non per Rubio, Mohammed, Laura, Pierino....ci sono e ci sarò per la Causa.

Io di Palestina e di lotta ne sono poco, ne so poco...quindi se pensate che abbia scritto cazzate...forse avete ragione; ma, al momento, mi inginocchio al coraggio di Rubio.



sabato 27 luglio 2019

UN ALTRO METODO DI TORTURA




Un riassunto della storia per chi ancora non la conosce, per arrivare, poi, a dare la notizia di oggi...
5 anni fa, sono a Nablus e arriva la notizia che gli israeliani hanno ucciso un bambino di Nablus. Stanno già portando il corpo all'ospedale di Rafhidia, quindi mi dirigo direttamente lì. Fuori dal Rafhidia ci sono già centinaia di persone e molti giornalisti. Attendo anch'io assieme ad alcuni amici giornalisti palestinesi (Nidal e Abed). Poi, la polizia palestinese apre le porte dell'obitorio per farci entrare. Fra quella folla c'è il padre del bambino. Entro in quello stanzino piccolo ed affollato, cerco di farmi un po' spazio fra le macchine fotografiche e le telecamere.... e vedo il bambino. Vedo Imam, di 15 anni, di Beta (Nablus). Lo vedo sulla lastra d'acciaio dell'obitorio, col corpicino coperto da un lenzuolo bianco. E lì, mi paralizzo. L'unica cosa del mio corpo che si muove sono le lacrime che scendono. Non so più nemmeno che cosa sto registrando con la telecamera e quello che ne è uscito l'avete visto in “israele, IL CANCRO”. Il padre, Jamil Safer, si piega diverse volte sul corpo del figlio per baciarlo. Dopo questo momento, sono uscita dall'ospedale. Ho incrociato per un attimo il padre all'entrata, con altri parenti; ma non sono riuscita a dirgli nulla. Non riuscivo a parlare.
Imam era uscito da scuola con altri due amici. Stava tornando a casa e vicino al checkpoint di Howwara, semplicemente....un soldato israeliano ha sparato ai bambini. Hanno sparato ad Imam alle spalle, diversi proiettili. Il proiettile che l'ha ucciso ha trapassato il cuore dal dietro a davanti.
Qualche mese dopo, assieme ad uno psicologo palestinese, sono andata a far visita alla famiglia di Imam.
Mi sono ritrovata davanti Jamil Safer e nuovamente non riuscivo a dirgli nulla, mi scendevano solo le lacrime. Jamil mi ha fatto sentire la voce del figlio che aveva in messaggio sul suo cellulare e mi diceva piangendo “questo è tutto ciò che mi rimane di Imam”.
E ora, arriviamo alla notizia orribile di oggi.
Jamil ha ricevuto una telefonata dagli israeliani due giorni fa. Gli chiedevano di andare al checkpoint di Howwara perchè avevano da consegnargli i vestiti del figlio che si erano trattenuti per “indagare”. Sono passati 5 anni.... ok?
Jamil, ovviamente, non crede agli israeliani e pensa ad una trappola; così gli risponde di consegnarli alla DCO (per chi non lo sapesse è l'organo palestinese che fa da tramite con gli israeliani). Ma loro rifiutano.
Quindi Jamil, oggi è andato al checkpoint di Howwara (che oltretutto è il luogo dove è stato ucciso il bambino). Si trova circondato dall'intelligence israeliana e dai soldati. Lui è solo.
Gli aprono un borsone e lì dentro ci sono i vestiti insanguinati e strappati di suo figlio.
Jamil sente l'odore del sangue di suo figlio, li abbraccia e li indossa. Gli israeliani gli dicono di rimettere i vestiti dentro al borsone e portarli via così; ma lui si allontana con i vestiti di suo figlio addosso.
5 anni dopo, fa rivivere questo ad un padre, è solo una tortura psicologica.
Jamil Safer ha tutta la mia stima, solidarietà ed amicizia. Così come gli ho scritto tante volte: “non posso dimenticare e non posso perdonare”.
Un abbraccio a tutta la famiglia.

venerdì 26 luglio 2019

PER LA SERIE "GLI INTOCCABILI"


Gli "intoccabili" hanno colpito ancora:
Gianluca Costantini, graphic journalist/vignettista, è stato licenziato dalla CNN per questa vignetta pubblicata 3 anni fa. L'hasbara Trumpiana ha acceso sto faro tre anni dopo e la censura è arrivata come la solita mannaia sionista su Gianluca Costantini . Tutta la mia solidarietà a Costantini e questo messaggio: "Gianluca, se al posto d israele, tu avessi indicato qualsiasi altro Stato; saresti ancora alla CNN. Ma, ovviamente, non avresti riportato la Verità. Questo ti fa onore e ti pone dalla parte dei Giusti."

domenica 16 giugno 2019

IN CULO A ISRAELE

E dopo 4 anni..quale miglior modo di celebrare la mia deportazione se non riuscendo a far arrivare il dvd dei miei film in Palestina, a Nablus, a chi ha partecipato al film!?
In culo ad israele, io sono in qualche modo ancora la.
Grazie a chi è riuscito a far passare "israele, il cancro"...


CONTRO LA TORTURA




In Italia c'è la tortura, solo che l'hanno nascosta.
Potrebbe capitare a chiunque di voi di incapparci; non lo auguro a nessuno (ma proprio a nessuno), ma se non vi capita, non significa che non vi riguardi.
Non vi schierate contro la tortura? Eh, in tal caso siete complici.
Sto parlando del carcere ad isolamento denominato “41bis” o “AS”. Quest'ultima forma che hanno “legalizzato” è come il 41bis, ma viene chiamato “alta sicurezza”.
Sapete chi c'è in “alta sicurezza” nelle prigioni italiane? Persone che se fossero in Palestina sarebbero chiamate “Prigionieri Politici”.
Due Donne, prigioniere politiche, in AS2 all'Aquila hanno squarciato questo silenzio facendo lo sciopero della fame per far chiudere l'AS2 all'Aquila. A loro si sono uniti in solidarietà con lo sciopero della fame altri prigionieri politici.
Credo non ci sia niente di peggio della privazione totale della libertà ad un individuo rinchiudendolo in una tomba per i vivi per tutta la vita. E' meglio la morte.
Ora è una questione di scelta: potete fottervene, potete essere a favore del 41bis e dell'AS, oppure potete essere contro la tortura e sostenere Anna e Silvia in sciopero della fame dal 29 maggio.
Se avete scelto di essere contro la tortura, potete almeno stampare il volantino e divulgarlo.




martedì 11 giugno 2019

GIRO DI BOA: 4 ANNI

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Giro di boa: alle 11,15 di 4 anni fa, A Nablus (Palestina), i soldati israeliani attaccavano il taxi in corsa sul quale mi trovavo e mi rapivano. Restai nelle loro mani, in sciopero della fame, per una settimana circa. Ne seguì la deportazione.
Per chi non conoscesse il racconto del rapimento, e perchè feci lo sciopero della fame, c'è il video di TgMaddalena.itche mi intervistò appena rientrata a Fiumicino ( https://www.youtube.com/watch?v=LX_ptl72L8U&t=2s ) Ci sono alcuni errori nel racconto, ma non ero molto lucida (come si vede anche dalla faccia).
Per chi volesse alcuni particolari della prigionia per mano israeliana, avevo scritto qualcosa qui: https://samanthacomizzoli.blogspot.com/…/prigione-in-pillol…
Sono passati 4 anni, e sono ancora qui, per di più tutta intera. Continuo e continuerò a divulgare la verità. Continuerò a rompere i coglioni al mostro israele fin che avrò vita e gli sarò in mezzo alle balle anche da morta.


giovedì 6 giugno 2019

COME SI UCCIDE UN GENIO NEL 2019


“L'arte, la storia, l'architettura, non sopravviveranno alla speculazione. Sotto il peso dell'incuria, del mancato interesse e del troppo materialismo”

Walter Comizzoli era il fratello di mio padre Gianni, nati e cresciuti a Novara. Avevano fatto il '68. Mio zio l'aveva fatto “facendo musica”, suonava la batteria. A Novara aveva fatto parte di più gruppi musicali: Angel Faces, Eletric Blue Band, Tre sulla strada. Mia nonna (sua madre) mi raccontava che un giorno era tornato a casa con i capelli rossi e vestito di verde, lei si era spaventata “ahhhh! Chi è lei?”... “dai mama, son mi, il Walter”. Aveva il maggiolone, su quello ci caricava la batteria per andare a suonare. E quella notte che mia mamma doveva partorire me, abbiamo dovuto aspettare che lo zio rientrasse dal concerto, perchè era l'unica auto in famiglia. Scaricata la batteria, tutti a Galliate perchè dovevo nascere io. Il nome, Samantha, me l'ha dato lo zio. Poi si sposò e si trasferì ad Arona. E li si fece “il mazzo” che diede la svolta alla sua vita: lavorava all'Enel di Torino e si iscrisse all'università, vivendo ad Arona faceva su e giù con il treno. Noi abitavamo ancora tutti in una palazzina vicino alla stazione. Così, la sera, quando mio zio prendeva il treno per andare ad Arona, mia nonna usciva sul balcone perchè mio zio la salutava dal finestrino dal treno. Ci vedevamo spesso la domenica, veniva a “fregare” i fumetti già letti da mio padre; tutti i Natali a pranzo da mia nonna con i friciulin, la paniscia e le cotolette. Mi era sempre piaciuto fin da piccola perchè mi faceva ridere, perchè era visto come il matto della famiglia e perchè aveva la “luce artistica”. Aveva anche quel carattere lì, quel carattere di merda che ha contraddistinto mia nonna, mio padre, mio zio e me. Mio zio Walter si è laureato in architettura nel giro di pochi anni. Aprì lo studio di architettura nel centro di Arona. Suoi sono (non so nemmeno quanti) lavori di restauro di edifici storici. Suoi sono i colori urbani di Arona e di Meina. Il restauro della “torre della merda” ad Arona; e tutte le mostre/installazioni.
Amava quello che creava ed i suoi lavori (molti anche a titolo di volontariato per il Comune di Arona), sono innegabilmente geniali.
Il suo humor elegante l'ha sempre accompagnato così come il gusto per la bella vita. Un giorno che mi portò a vedere la statua del San Carlone (gli piaceva molto), mi disse che c'era una scaletta a fianco della statua e che si poteva andare su, nella testa del San Carlone. Io gli chiesi cosa c'era nella testa del San Carlone... mi rispose “eh, c'è una stanza dove si beve e si gioca a carte”.
C'ho creduto fino a pochi anni fa quando mi disse che mi aveva presa per il culo..
Iniziò anche ad insegnare educazione tecnica a scuola, prima a Lesa (per poco tempo) poi tanti anni a Dormelletto. Dall'insegnamento arrivò il periodo della pensione; lo studio d'architettura, invece, rimase.
Mio zio creava bellezza, o meglio...cercava di regalare la bellezza che aveva dentro e fuori attraverso le sue creazioni. Questa bellezza lo portò ad amare ed essere amato da più d'una compagna di vita (anche questo è carattere dei Comizzoli) fino ad arrivare all'amore di Liana; mia zia.
Vivevamo ognuno per i cazzi propri, mio zio, mio padre ed io. Tutti distante l'uno dall'altro ed ognuno con i suoi problemi quando mio padre si ammalò. Fu mio zio a prendersene cura; io non ho avuto la forza né fisica né psichica per vedere mio padre morire. Lo zio accusò il colpo.
Ma lo zio iniziava ad accusare il colpo anche di quella realtà che avete letto nella prima frase di quest'articolo e da lui stesso scritta.
Il mondo iniziava ad essere brutto, ad essere devastato. Non parlo solo della speculazione edilizia. Perchè, vedete, ho sempre pensato che l'architettura e l'arte rispecchino la società. Si iniziava a distruggere la bellezza, schiacciata dall'orrore. La disumanità, il materialismo, l'egoismo, il cattivo gusto prendevano piede nei rapporti umani e davanti ai nostri occhi.
Zio Walter iniziò a spegnersi, a bere e a perdere la creatività. Ed è qui che per molti non era più “d'elite”, non era più per la “cremè di Arona”; diventava, forse, imbarazzante?
Così, gli “amici” aronesi hanno iniziato a dileguarsi. Qualcuno gli ha tolto addirittura il saluto. Sparito anche il Comune di Arona.
Walter ha passato gli ultimi anni della sua vita al Bar Spagna e, come ho detto al funerale, non mi è stato difficile capire perchè quando ci sono stata. Un posto dove il tempo si era fermato. Dove incontrava persone umili, forse di un ceto sociale non da “cremè aronese”. Quelli che, dall'elitè, forse, vengono definiti “gli ultimi degli ultimi”. E io credo, che fra un bicchiere e l'altro, mio zio al bar Spagna abbia trovato l'umanità, la pietà, la compassione.
Solo un paio di amici hanno cercato di aiutarlo e gli sono stati vicini fino alla fine. Il film a cartoni animati che sto cercando di fare, era per lavorare con lo zio...gli avevo proposto di lavorare assieme a questo progetto “zio, tu fai i disegni e io li animo”. Gli era piaciuta l'idea, ma poi come con tutti gli altri....non lo faceva. Anche i miei tentativi sono andati a vuoto. Aveva perso interesse per tutti e tutto. L'unica cosa del quale non poteva fare a meno, era la musica al pianoforte ed i disegni della sua nipotina Sonia.
E su tutti, soprattutto, Liana. Quanto si sia data, quanto abbia dato, quanto abbia fatto, disfatto e sopportato per cercare di salvarlo. Ma, dello zio, oramai, era rimasto solo l'involucro negli ultimi tempi.
Mio zio Walter è morto d'infarto, il cuore non ce la faceva più. E' morto con viso sereno e con un sorriso dei suoi, giocondo. Tanto che per due giorni, io e mia zia Liana avevamo il dubbio che ci stesse prendendo per il culo. Ho ripensato a quando gli avevo detto “vivere e morire come Baudelaire”....
Aveva deciso di lasciarsi morire; di infliggersi torture quotidiane. E continuava a dire che aveva perso la creatività. Ma gliel'avevano fatta perdere la creatività....
Gli “amici” quelli che prima andava bene il Comizzoli....si fossero mai presentati a suonargli il campanello una volta per dirgli “dai Walter, vieni con noi alla mostra”. Spariti tutti (tranne gli amici che ho citato già sopra). Ecco, e secondo voi, quelle persone lì che sono sparite per anni, o che gli avevano tolto il saluto...cosa cazzo dovevano venire a fare al funerale? A salutarlo? Ma davvero? Ora che è morto, vogliono esserci?
La decisione di zia Liana e condivisa da me, è stata di non dire a nessuno che Walter Comizzoli era morto; tranne ai pochissimi che gli sono stati vicino.
Un problema per Arona e Novara... non poter fare il solito evento mondano. E oltretutto (siccome le voci girano ugualmente), qualcuno si è imbucato ugualmente. Guardate, ve lo dico ora: siete indegni. Le vostre condoglianze le rifiuto. Voi gli avete fatto del male e l'avete lasciato solo (anche il Comune di Arona, ovviamente, nonostante tutto quello che aveva fatto mio zio).
Ed è così che al funerale c'erano gli umili, quelli del bar Spagna.. e che un uomo congolese, Teo, canta una canzone in francese per mio zio. Chissà per quanto ne parleranno gli aronesi razzisti con le barche e i novaresi con il mercedes. Zio Walter odiava il razzismo.
Non cercate tombe (per poter dire se è una bella tomba o no, ovviamente), non c'è nessuna tomba. Se volevate salutarlo, dovevate farlo quando era vivo; ora non c'è più.

Io, ho perso il mio secondo padre oltre al Genio, l'Artista. Soffro un casino, ma devo riuscire a rispettare la sua scelta (conseguenziale, ma sempre scelta) di non voler più vivere in un mondo così.

Questa società non merita un Genio come Walter Comizzoli.

Quest'ultimo scherzo dello zio non mi è proprio piaciuto.


So che lo zio sarebbe stato d'accordo: https://www.youtube.com/watch?v=4wOSHpJrm_M

martedì 28 maggio 2019

UN BAMBINO PALESTINESE




Il 3 maggio 2019, i soldati israeliani scorrazzano come serpi nel villaggio di Assira Al Qabilja, Nablus, come fanno spesso. E' un venerdì e Abdullah Jaber è per strada così come altre persone. Per un attimo non è stato investito da una delle jeep dei soldati israeliani, che però si ferma vicino a lui. Scende una soldatessa israeliana e altri soldati e prendono Abdullah Jaber, 13 anni. Interviene un ragazzo che era nel villaggio a far visita alla zia; prendono anche lui.
Abdullah viene portato al checkpoint di Howwara e in serata arriva la notizia che non verrà rilasciato e portato alla prigione israeliana di Megiddo. Una settimana dopo c'è udienza al tribunale militare israeliano; presente c'è l'avvocato di Abdullah Jaber. Il bambino piange, ha il collo livido e la schiena blu per le botte che gli hanno dato i soldati israeliani. Il giudice gli fa togliere la camicia, lui lo fa e … niente. L'udienza viene rimandata di una settimana. La settimana successiva il bambino è ancora più confuso, non capisce cosa sta accadendo. L'udienza viene rimandata al 28 maggio; oggi.
Oggi il tribunale militare israeliano ha condannato a 4 mesi di prigionia Abdullah Jaber, 13 anni; e ad un “riscatto” di 3000 shekel.
Gli israeliani hanno validi motivi per prendere i bambini palestinesi:
  • è facile picchiarli e torturarli e fargli dire tutto ciò che vogliono (che loro vogliono)
  • è un business allucinante, perchè le famiglie pagano per farli uscire il prima possibile
  • è di “lezione” per tutti
Su altri ipotetici motivi che sono già scaturiti da altri bambini presi, tipo il sesso...non ci entro; perchè già è dura da digerire così.

Sapete che sto lavorando al nuovo film, ecco....nei tanti files della Palestina, ho trovato questi files che vedrete ora. Vi spiego cosa sono:
avevamo portato i bambini di Assira Al Qabilja a vedere un po' di Palestina, con una gita organizzata da noi (bus, cibo, museo, etc.). Per non far sì che finisse tutto lì, avevamo diviso i bambini in 3 gruppi. Un gruppo avrebbe scritto un articolo/report sul viaggio, un altro fatto le foto, un altro fatto video. Era un modo per farli appassionare o solamente insegnargli un po' per un futuro.....
Il primo bambino che vedete nel video, che il gilet giallo gli arriva alle ginocchia, è proprio Abdullah Jaber. Erano 4 anni fa. Ora è in cella, impaurito, picchiato; e ci starà per 4 mesi.
Questo è quello che fa israele.

Se, ora, vi sentite bloccati dalla gola in giù e vi chiedete “cosa posso fare?”. Quello che possiamo fare noi è continuare a fare pressioni nei nostri Paesi; se non lo facciamo non ce lo perdoneremo.

Ecco perchè sto ancora qui a fare film e scrivere articoli.