martedì 3 dicembre 2019

PERCHE' ESSERE CONTRO ISRAELE





Nel 1895, Theodor Hertzl, ebreo assimilato di origine ungherese, scrisse il manifesto programmatico del sionismo, dal titolo Der Judenstaat (trad. it., Lo Stato ebraico, Genova, Il Melangolo, 1992).
Il manifesto sionista, edito in poche copie, ebbe il suo maggior riscontro nel congresso di Basilea dove si fondò il movimento sionista con questi scopi:
  • La costruzione, all'interno delle comunità ebraiche sparse nel mondo, di una coscienza politica sionista, ovvero della consapevolezza che soltanto l'edificazione di uno stato ebraico può risolvere definitivamente la «questione ebraica», sottraendo gli Ebrei alle vessazioni e alle persecuzioni di cui erano fatti oggetto soprattutto nell'Europa orientale, in Russia e in Polonia.
    (Questo primo punto è di molti anni precedente alla seconda guerra mondiale. Siamo a fine ottocento; quindi nulla a che vedere con l'orrore della Shoa.)
  • La creazione di istituzioni e di organi statuali ebraici, caratterizzati dalla capacità di conciliare le libertà politiche del sistema liberale con le aspirazioni alla giustizia sociale propugnate dai movimenti socialisti.
    ( Le prime due azioni del movimento sionista furono: la creazione a Londra della Banca Nazionale Ebraica, 1899 per raccogliere e amministrare gli ingenti capitali necessari all'acquisto dei territori. E la creazione del Fondo Nazionale Ebraico , 1900 per l'acquisto dei terreni stessi. )
  • La ricerca del consenso delle grandi potenze, che avrebbero dovuto assumere il ruolo di garanti della costituzione di uno stato ebraico indipendente, preferibilmente in Palestina.

Ciò che vi ho scritto qui sopra sono la base del sionismo ed il suo inizio. L'ho scritto ben chiaro, perchè la nuova propaganda sionista si sta incamminando a definire il sionismo come movimento inizialmente buono e senza intenzione di occupare la Palestina; e di conseguenza, si sta iniziando a mettere sullo stesso piano antisemitismo e antisionismo.

Ci sono, però, errori di concetto sul quale si basa il movimento sionista (ovvero, israele):

  1. Se israele dev'essere lo Stato per il popolo ebraico per salvarlo dalle persecuzioni, perchè israele stesso perseguita alcuni ebrei? Solo per fare alcuni esempi: Hanna Arendt, Naturei Karta, Mordechai Vanunu, Ilan Pappe, Noham Chomski... e tanti altri.
  2. Su quale base si forma il “popolo ebraico” che compone israele? Per religione, no, sarebbe impossibile; lo stesso Theodor Hertzl è un ebreo assimilato. Così come altri israeliani divenuti, poi, cristiani o come altri israeliani del tutto atei. E qui, andiamo a toccare il punto peggiore... Se “essere ebrei” non si basa (secondo israele) sulla religione, il sionismo ci sta forse dicendo che si basa sulla “razza”???
  3. Se israele è stato riconosciuto come Stato ed i suoi abitanti (israeliani) esistono, perchè continuano a mantenere lo status di doppia cittadinanza con doppio passaporto e continuano a vivere anche negli Stati di provenienza?

La seconda domanda che mi sono posta qui sopra è il nocciolo della questione. Il sionismo si presenta proprio come il mezzo per la difesa di una “razza” e la creazione di una nazione per questa razza. Il sionismo è quindi due cose: razzismo e nazionalismo. Se non fosse così, ditemi, come motivare la creazione di uno Stato solo per una religione o solo per un sesso o solo per un colore di pelle o solo per l'adesione ad un manifesto politico?
L'altro punto che stride parecchio è anche questo: la religione ebraica, è appunto, una religione (così come la religione cristiana, cattolica, musulmana, etc.etc.). Sono religioni che un essere vivente abbraccia nel percorso della vita; oppure non ne abbraccia alcuna.
Quindi, facciamo un esempio semplice semplice: padre e madre di religione ebraica, figli che a 18 anni (sempre per fare un esempio) decidono uno di diventare cristiano e l'altro buddista. Che succede in questo caso, vengono sbattuti fuori da israele?

I fatti (e lo stesso manifesto sionista) ci dicono che il sionismo è nazionalismo, razzismo e nazismo. Sono coloro che contrastano israele ed il movimento sionista ad essere PERSEGUITATI; ecco perchè israele perseguita gli arabi, gli internazionali che denunciano cosa sono il sionismo ed israele, e gli ebrei che denunciano (anch'essi cosa sono il sionismo ed israele) e si oppongono ad essere israeliani.

Per capire veramente cos'è il sionismo, la sua identità, le sue intenzioni e mire, va letto il manifesto sionista. Leggetelo. In Italia lo trovare con prefazione di Gad Lerner (tanto per gradire). Vi farà male leggerlo, fa lo stesso effetto di leggere Mein Kampf.
Chi, come me, soffre davanti alle discriminazioni, davanti al fascismo, davanti al nazismo, davanti al razzismo... starà male dopo averlo letto.

Concludo con un concetto basilare, ma travisato da tutti e dalla Storia:
semiti sono le popolazioni legate a lingue semitiche. I ceppi di lingue semitiche sono 3: Semiti orientali, cioè Assiro-Babilonesi ; Semiti nordoccidentali, cioè gli Amorrei poi suddivisi in Cananei (Fenici,Ebreie altri) e Aramei; Semiti sudoccidentali, cioè gli Arabi e gli Etiopi.

Ogni volta che si usa, pertanto, la parola “antisemita” nei confronti di chi scrive/parla di Palestina; ecco... stanno approfittando della vostra ignoranza.

lunedì 18 novembre 2019

CONTINUA IL TOUR DE L'ESPERIMENTO

Queste le prossime proiezioni del film:
20 novembre a Roma presso la Casetta Rossa a Garbatella, Via C. Magnaghi n. 14. Ore 18,30 https://facebook.com/events/2240878366210429/?ti=cl
22 novembre a Trento presso Rifondazione Comunista Trentino Via Santa Marherita n. 20. Ore 20,00. https://facebook.com/events/1456742151143750/?ti=cl
24 novembre a Milano presso Libreria Calusca, Cox 18 in Via Conchetta 18. Ore 20,30
10 maggio a San Cataldo (Caltanissetta) presso il teatro La Condotta.


La proiezione del film L'esperimento all'università di Bologna è stata annullata dagli organizzatori. Questo è il mio commento a caldo:
"Chi lotta, non aspetta l'invito. Chi lotta non si aspetta persone al suo fianco. Chi lotta non si ferma al primo ostacolo, nè al secondo, nè al terzo nè al quarto. In questo caso, sono avvantaggiata perchè io vivo a Bologna. Quindi, la proiezione la organizzerò io e con le mie modalità. "


domenica 3 novembre 2019

LA POESIA DELLE PERSONE BELLE




Girando qua e là per le proiezioni del film, faccio nuove conoscenze e ne ritrovo di vecchie. Questa volta, a Biella, ho ritrovato il gruppo dell'ANPI Valle Elvo e Serra che mi avevano ospitato per “israele, il cancro”. Per aver proiettato quel film, furono processati a Roma dall'ANPI nazionale e sospesi per un mese...
Mi hanno invitata nuovamente, questa volta con L'esperimento.
La serata è andata bene, ma non è di questo che voglio parlare; piuttosto voglio raccontarvi di un posto pieno di poesia, come le persone che l'hanno animato.
Oreste, 75 anni, con il suo cane Gas (un volpino affetto da gigantismo), mi ricevono in questo luogo dove mi ha portato la Pina.
Questa è la storia:

“Avevano messo dei migranti qui fuori dal paese, isolati. Ci siamo chiesti come avrebbero fatto a muoversi... così abbiamo pensato di portargli delle biciclette. Abbiamo fatto un appello ed il paese ha ben risposto. Raccolte le biciclette, gliele abbiamo portate là e regalate. Eh, però, dopo un po' le biciclette erano da aggiustare e così c'ha pensato l'Oreste.”

Oreste ha imparato ad 11 anni, da suo padre, ad aggiustare le biciclette. In quest'epoca qui, dove le bici che ti vendono sono praticamente non aggiustabili; Oreste riesce, invece, a trovare tutti i pezzetti e pezzettini, a ricostruire bici dai pezzi che trova e ad aggiustare qualsiasi bicicletta. Così, gli venne l'idea di adattare il piano sotto di casa sua e fare una ciclo-officina.
La ciclo-officina ha recuperato centinaia di bici per i migranti e per chi non si può permettere le bici capitaliste. Tutto ciò che si guadagna è per tenere aperta la ciclo-officina stessa. Prezzi popolari per chi è in difficoltà e regalo a chi non ha proprio un cazzo. Negli anni, altresì, la ciclo-officina è diventata un punto di ritrovo e riferimento (anche per raccogliere vestiti, coperte, problemi burocratici/legali). Tanti i migranti che son stati aiutati, compresi chi stava “al confine”.
Oreste mi mostra una sella, fatta a mano da un migrante, e mi dice... “questa non la daremo mai, resta qui perchè è un'opera d'arte”.
Oramai la ciclo-officina è amata da tutti, nonostante qualche razzista sia andato a lamentarsi dal sindaco con il classico “se li porti a casa sua gli immigrati”. Eh, infatti, lì è anche casa sua, dell'Oreste.
Ad Oreste, quando mi parla e fotografo le biciclette che ci sono lì, gli brillano gli occhi...
Anche a me brillano gli occhi nel vedere una bellezza così, nel vedere l'umanità di Oreste, della Pina e di Gas (che è diventato la mascotte della ciclo-officina).
Questa poesia che mi hanno fatto vedere, non ha prezzo e non c'è quantità di “grazie” da poter dare loro.

Per chi volesse andare alla ciclo-officina, si trova in Via Monte Cucco ad Occhieppo Inferiore e la loro associazione si chiama “Thomas Sankara”. Godetevi le immagini..
In questo mondo che fa pena, vi consiglio di andarci; vi farà bene.







venerdì 4 ottobre 2019

SIAMO SEMI (sui soldi raccolti per l'esperimento)


Questo film (L'esperimento) non può essere fine a se stesso; così come lo sono stati i precedenti. Come avevo già scritto, la raccolta fondi ha superato il necessario per produrre il film ed i soldi che avanzano non me li tengo certo io (così come le donazioni che potrebbero arrivare durante le proiezioni).
Ogni volta che raccolgo dei fondi per i palestinesi, mi sono sentita dire dai palestinesi “decidi tu a chi o cosa destinarli” e..... grazie per la stima, ma vi assicuro che è una responsabilità che pesa. Darli per la liberazione di un prigioniero politico piuttosto che ad una famiglia che ha bisogno o viceversa è una scelta pesante.
Questa volta ho unito i puntini di alcuni fatti orrendi accaduti in Palestina; così come accadono altrove. Il disegno che ne viene fuori è sempre lo stesso: creare l'impoverimento culturale e rendere tutti amebe.
Credo che in Palestina, quasi più che in altri luoghi, sia importantissimo coltivare le menti e le coscienze. Ho pensato alla storia di Israa, torturata ed uccisa dalla sua famiglia....
Così mi sono confrontata con i palestinesi e con persone qui, per un'idea che mi è venuta sul come investire le vostre donazioni avanzate dal film:
voglio realizzare una biblioteca viaggiante in Palestina, per le donne. Che possa raggiungere i villaggi, i paesi; che possa raggiungere quelle donne che non leggono più, che non vedono più un documentario e che non interagiscono con il resto del mondo.
Il progetto sarà realizzato in collaborazione con il Retaj Women Center di Assira al Qabilja, Nablus.
Quindi, compreremo libri, dvd e forse un po' di benzina. I palestinesi creeranno la struttura su un veicolo che già hanno.
Spero chi vi piaccia l'idea che ogni donazione che avete fatto e/o che arriverà, sarà un libro e quel libro sarà un seme.

Ora... un messaggio per gli israeliani (che mi leggono sempre): più volte è stato distrutto da voi l'archivio palestinese di Ramallah, più volte sono stati distrutti centri culturali, libri, materiale istruttivo/scolastico. La filosofia palestinese è sempre stata “ricostruiremo ciò che ci hanno distrutto”.
Questa è la filosofia palestinese; non la mia però. Se, verranno bruciati/distrutti/presi i libri che sono frutto del mio progetto; io farò lo stesso con i vostri libri.
Quindi, su questo progetto NON VI PERMETTERO' DI ROMPERE IL CAZZO.

La prima del film sarà il 23 ottobre a Martano, Lecce. Grazie al Comitato Terra e Libertà.


CALENDARIO PROIEZIONI (in aggiornamento)
23 ottobre a Martano (Lecce)
29 ottobre a Valle Elvo e Serra (Biella)
30 ottobre a Torino presso Radio Black Out
6 novembre a Ravenna
13 novembre a Modena
Per chi volesse organizzare altre proiezioni, contatti Sam in privato.


venerdì 27 settembre 2019

ODE ALLO SBAGLIO




Che meraviglia chi sbaglia! Chi parla con la pancia, col cuore, con la figa o con il cazzo.
Che meraviglia chi sbaglia e apprende dal suo sbaglio!
Che meraviglia chi sbaglia e riconosce lo sbaglio altrui!
Quanta tristezza nel vedere i perfezionisti della parola e dell'azione; che con occhi di ghiaccio si annoverano il merito del pensiero perfetto ed elaborato.
Che meraviglia sbagliare come adolescenti ed aver mantenuto in se un po' di infanzia oramai lontana. “Non lo faccio più!”
Che tristezza quando anche da grandi ci sono dei grandi che ti mettono in castigo nell'angolo.
Che meraviglia sbagliare ed essere rimasti umani.
Non vedo l'ora di sbagliarmi un'altra volta.

mercoledì 25 settembre 2019

L'ONORE E LO SCHIFO




Quanto onore per un film che deve ancora uscire... Non pensavo di avere così tanta attenzione. E' un momento così, dove mi seguono più del cane che mi segue anche in bagno.
Vi dico cosa sta accadendo (soprattutto perchè credo sia d'interesse per chi ha prodotto/supportato il film).
Da circa una settimana, in concomitanza con la produzione ed uscita del film, in diversi gruppi/città in Italia è stato rispolverato il dossier “anonimo” fatto contro di me. Sì, la parola “anonimo” la metto fra le virgolette perchè nonostante il dossier non sia firmato, è come il segreto di pulcinella. Così, accade, che nei gruppi che si apprestano a discutere/organizzare la proiezione del film, arrivi sempre qualcuno a dire “la Comizzoli è antisemita”; e forse saltano le proiezioni...

Allora.... intanto...siamo ancora al livello di non conoscere il significato delle parole; quindi, se stiamo a sto livello... il cammino è davvero a vuoto. Ma aldilà di questo, pensateci bene:
  1. sono stata sparata, rapita, imprigionata, torturata, deportata. Ho due processi in corso. Sono attaccata a 360°. Ho il profilo facebook più bloccato che funzionante.
  2. Sono una donna, che si muove da sola e che non fa parte di alcun gruppo.
  3. Per produrre i film senza scopo di lucro e senza prendere sovvenzioni, pulisco i cessi ai signori e tutto ciò che viene donato è rendicontato in modo trasparente.
  4. Hanno dedicato giorni, mesi, ANNI, al mio profilo facebook stando attaccati a curare ogni scoreggia che pubblicavo e alla fine...redatto un dossier usando le stesse balle che usano da anni, ma fatte uscire da un altro canale. Lavori così, si sa chi li fa...
Ma veramente, davanti a questi 4 punti, c'è chi si gioca la faccia e si fa portavoce dei sionisti/questura e mi da dell'antisemita in base a quel dossier?
Eh però, se avete questo coraggio, dovreste averne un briciolo in più e venire a dirmele in faccia ste robe e non in modo anonimo ed infamante. Discutiamone, io non ho paura. Se arrivano a fare un dossier contro di me con tutto quel lavoro dietro...significa che sono incisiva e sono sulla giusta strada.

Ah! Se qualcuno non ha visto il dossier, viene linkato in continuazione dai sionisti... eccone un esempio nel save screen.
Per chi volesse aggiornarlo... ribadisco: divido il mondo in oppressi ed oppressori oppure in modo più semplice fra stronzi e non stronzi. Siccome sono anti-fascista, anti-sionista, anti-nazista, anti-razzista, anti-sessita, anti-patriarcato e sono troppi “anti”; semplicemente mi definisco antistronzi”. Questo è per chiarire che “anti” sono io.




venerdì 20 settembre 2019

PERCHE' RACCONTARLA




Quand'ero a Nablus, un giorno partecipai al funerale di una donna non uccisa dagli israeliani. La figlia aveva sposato un uomo in un piccolo villaggio di Nablus ed era, oramai, incinta. La figlia veniva ripetutamente picchiata da questo marito. Un giorno la picchiò anche se incinta. Voleva scappare, ma per entrambe le famiglie sarebbe stato un disonore. Così si ritrovarono tutti nella stessa casa per cercare di costruire la pace. Decisero di dare un'ulteriore possibilità al legame famigliare ed invitarono il marito e la figlia a parlare di nuovo per chiarirsi. I due (lei incinta) si chiusero in uno stanzino. Dopo circa mezz'ora le due famiglie iniziarono a sentire urla e richieste d'aiuto della ragazza. Dovettero sfondare la porta perchè il marito l'aveva chiusa a chiave da dentro. Quando entrarono, videro la ragazza per terra, in un bagno di sangue per le botte inferte dal marito. La madre quando la vide, ebbe un infarto e morì.
La ragazza non è morta; ha perso il bambino.
Tragedia nella tragedia nella tragedia.
Orrore nell'orrore, nell'orrore.
Ho ripensato a questa brutta storia una settimana fa quando ho visto le donne palestinesi tutte in piazza per Israa.

Israa è una giovane palestinese, bella. Lavora come estetista ed è molto conosciuta. Israa ha un pretendente e lo fa presente alla madre che la autorizza ad uscire con lui. Lei è felice perchè l'interesse è reciproco.
Quando i due ragazzi di vedono, lei fa un selfie e lo pubblica su instagrama.
La foto viene vista dal cugino di Israa che corre a mostrare il disonore ai fratelli di Israa e al cognato (che è uno sheink).
Quando Israa rientra a casa, trova questi quattro ad aspettarla. La picchiano, la torturano. Lei non resiste più e per scappare si butta dalla finestra di casa (secondo piano). La portano all'ospedale perchè ha la colonna vertebrale rotta (oltre ai segni delle percosse). Israa non si può muovere, ma in ospedale si lamenta e cerca aiuto. Urla.... Così coloro che l'avevano picchiata e che la vegliavano in ospedale, chiudono la porta e ricominciano il pestaggio. Un'infermiera gira anche un video. Israa viene dimessa dall'ospedale.
Il pestaggio continua a casa fino a farla entrare in coma e poi...Israa muore. Muore a 21 anni, giovane, bella; in un modo orribile.

La Palestina è piena di queste storie che nulla hanno a che vedere con la religione; in fondo, anche in Italia siamo pieni di ste storie e non si da motivazione islamica.
Per la prima volta, però, le donne palestinesi sono scese in piazza per chiedere giustizia e la storia di Israa non è rimasta fra i pochi che la conoscevano.
Spero che i palestinesi facciano giustizia ed eliminino persone così disonorevoli dell'essere umano e palestinese quali sono i famigliari di Israa.










mercoledì 28 agosto 2019

L'ESPERIMENTO (E I SUOI FRUTTI)




A tre giorni dalla fine della raccolta fondi per il mio terzo film sulla Palestina (L'esperimento), pubblico una botta di conti con annesse comunicazioni. https://www.produzionidalbasso.com/project/l-esperimento/
Sono partita a testa bassa e non pensavo di raccogliere i soldini necessari; quindi sono venuta qui in Trentino a pulire i cessi dei signori (come al solito) per raccogliere i soldi necessari. Quelle 600 euro al mese per la lavorazione del film, pertanto, li ho guadagnati facendo la stagione qui.
Mi interessava raccogliere i costi per fare i dvd e per coprire le spese delle tre proiezioni dei gruppi che hanno appoggiato il film (Radio Black out Torino e TG Maddalena, Comunità palestinese di Parma, Comitato Terra e Libertà di Martano).

Allora: in questi 3 mesi sono stati donati 1.545.00 euro sulla piattaforma Produzioni Dal Basso e 645.00 euro sull'iban di israele, il cancro. Per un totale di 2.190.00 euro. Da questo totale c'è da togliere la percentuale che va a produzionidalbasso (pochissimo).
Decurtando i soldi che vanno a coprire la spesa dvd e le proiezioni, rimangono 1.380.00 euro. Aggiungo i costi per le proiezioni di Valle Elvo e Serra che hanno donato e invitato il film e un'altra proiezione in Toscana (non anticipo nulla).
Visto che da anni mi sono abituata a vivere con pochissimo, non mi tengo i soldi che avanzano, ma li darò (ovviamente) ai palestinesi. Sulla destinazione di questa donazione, mi riservo di parlarne direttamente alle proiezioni.
Vi ringrazio, davvero, tutti. Temevo che fosse solo un'idea mia di fare un altro film sulla Palestina e specialmente fatto in questo modo. Invece, voi avete dato la Speranza. E questa è la miglior risposta agli oppressori (israele) ed agli oppressi (i palestinesi).
So che alcuni di voi hanno fatto sacrifici per fare la donazione (so cosa vuol dire). Sono fisicamente distrutta dalla stagione qui in Trentino e molto stanca mentalmente; il film non è ancora finito (e questo non mi fa dormire). Fra poco sarò di nuovo a Bologna e potrò concentrarmi sulla parte che manca. Farò di tutto per mettere un dito in culo ad israele, ancora una volta.
Contatterò nei prossimi giorni, tutti i donatori/produttori per accordarmi su come inserire la vostra “firma di produzione” alla fine del film.
Ringrazio Il Base per la grafica. Ringrazio David, “l'israeliano” che ha prestato la voce al film. Ringrazio Davide, il bimbo al quale ho dedicato il film.
Ringrazio mio zio che non c'è più per avermi ispirata.

p.s.: sono così incazzati, che ho sempre il profilo fb bloccato ;)



mercoledì 14 agosto 2019

LE BADANTI IN PALESTINA (israele)


L'articolo di "giornale" che alcuni di voi hanno condiviso, è una stronzata. Perdonatemi se scrivo le precisazioni di seguito, ma non sopporto la confusione (cattiva informazione).
Non funziona assolutamente com'è scritto nell'articolo; e lo so perchè quand'ero in prigionia a Givon, ero proprio con le filippine (oltre alla africane e rumene) che mi hanno raccontato le loro storie. Che poi è sempre la stessa la storia....
Filippine, cinesi, rumene, africane...arrivano in Palestina (che viene chiamata israele) a lavorare come badanti/cameriere/pulizie per gli israeliani. Per lavorare lì, nel frattempo che sono lì...devono fare un percorso per diventare "israeliane" ovvero essere riconosciute dalla sinagoga. il percorso prevede la conversione nell'ebraismo. E questo è il primo punto.
Il secondo punto sono, appunto, i 5 anni di lavoro/permesso di soggiorno. i loro "datori di lavoro", cioè gli israeliani, lo sanno benissimo. Quindi, che fanno?
Le pagano dopo 5 anni. Non mese per mese o anno per anno; ma gli dicono che gli daranno i soldini alla fine.
Quando stanno per scadere i 5 anni, magicamente....arrivano gli sbirri ed arrestano le badanti/cameriere/pulizie dicendo che non sono israeliane e che devono controllare la loro posizione. Intanto le mettono in prigione. Durante la prigionia, gli scade il permesso di soggiorno e quindi vengono deportate. Tutto questo per non pagargli i 5 anni di lavoro.
Il punto n.1 va a pari passo con il punto n.2 perchè "i poveracci" non vengono mai riconosciuti come israeliani e vengono riconosciuti, invece, come "impostori" che per poter diventare israeliani abbracciano l'ebraismo.
Non è un particolare da poco, perchè quando fu fondata israele (e anche oggi) diventi "israeliano" se COMPRI il tuo status religioso. Quindi, ripeto, per i poveracci non c'è posto. Vengono inculati due volte; visto che li fottono chiamando la polizia e facendoli arrestare e non pagandogli il lavoro di 5 anni.
Un ultimo particolare: tutte le prigioniere che erano con me a Givon, mi avevano detto che non era la loro prima volta...perchè in tutto il mondo quando torni nel tuo Stato, puoi fare una cosa: cambiare nome, rifare il passaporto e rientrare in "israele". Fanno tutti così, in tutto il mondo, tranne in uno Stato. Indovinate un pò in quale Stato non si può cambiare il nome?
In Italia.
Delle storie che mi hanno raccontato, me ne ricordo una in particolare: una cinese...che era in auto con il padrone israeliano e le aveva dato i soldi dei 5 anni di lavoro. E' arrivata la polizia sull'auto..lei stava seduta dietro e sotto al culo aveva la borsa con tutti soldi. Mi diceva che la tiravano per le braccia per arrestarla e lei stava aggrappata alla borsa e diceva " i miei soldi, di 5 anni di lavoro".... Arrestata, portata a Givon, padrone libero di tornare a casa con i suoi soldini.
Lei è stata deportata 3 giorni prima di me.

giovedì 8 agosto 2019

METODOLOGIA DELL'ATTACCO SIONISTA




Pochi conoscono la metodologia dell'attacco sionista, anzi, chi lo conosce è perchè ne è vittima. Tento con questo articolo di scriverne e non mi frega un cazzo delle accuse che ne seguiranno (malata di mente, complottista, etc.etc.). Non lo scrivo né per difendere una persona in particolare né me stessa; bensì affinchè rimanga scritto, poiché a qualcuno potrebbe servire.
Quello che so è per testimonianza diretta e per testimonianze che ho raccolto in questi anni. Chi attua questa metodologia sono i sayanim (aiutanti dei Mossad) ed i Mossad stessi. In genere personalità brillanti e coinvolgenti. Alcuni di loro si identificano nel nuovo sionismo (ovvero coloro che riconoscono anche lo “Stato” di Palestina).

Per chi sceglie di schierarsi contro il nazista israele, c'è una via crucis ben definita fin dall'inizio. La si scopre strada facendo, ma, appunto, scrivo qui le “tappe”.

  1. Attacco via social (facebook, twitter) con insinuazioni/accuse/diffamazioni atte a screditarti, ma che non hanno nulla a che vedere con il sionismo. Faccio alcuni esempi: storie di sesso, storie di infamie, storie di soldi. Questa prima tappa è difficile da individuare ed essere ricondotta ai sionisti (ed in particolare all'hasbara), ma purtroppo sono loro. Quando sei all'apice dell'attenzione e della tua nota posizione contro israele, dal nulla, spuntano account che buttano merda su di te cercando di screditarti agli occhi di chi ti segue.
  2. Attacco legale. In modo molto più esplicito, iniziano ad arrivare le denunce che nei 90% dei casi vedranno la tua condanna in processi teatrini. Puoi portare prove, avere il miglior avvocato del momento che non serve ad un cazzo.
  3. Attacco nella vita privata. Questa “tappa” si sviluppa in più punti, tutti, molto pesanti e dolorosi:
    - perdita del lavoro. Solitamente la motivazione non è mai esplicita, ma viene ricondotta ad altre motivazioni che il più delle volte sono conseguenze dei punti 1 e 2.
    - minacce e persecuzioni ai tuoi famigliari/cari/amici. Dapprima tramite internet e poi sotto casa. Consiglio di tutelare le persone che abbiamo vicino (via dai social e non parlarne mai in pubblico).
    - la comparsa nella tua vita di amici e fidanzati/e che in realtà non lo sono. Sul discorso “fidanzati/e” si riesce a risolvere in qualche modo. Avendo un sesto senso ed ascoltando quella vocina nella testa che pensi sia paranoia, ma che in realtà è ciò che non vorresti fosse vero. Doloroso, si soffre, ma mettendosi le ali ai piedi e scappando; ci si salva. Non ce l'hanno fatta (ad esempio) Mordechai Vanunu (https://it.wikipedia.org/wiki/Mordechai_Vanunu ) e Lisa ( https://www.theguardian.com/uk-news/2015/nov/20/lisa-jones-girlfriend-of-undercover-police-office-mark-kennedy-interview ) . Generalmente agiscono con la tecnica seduttiva da far perdere la testa e iniziano, poi, a succhiarvi piano piano le energie. Lo scopo è distruggervi. Ci sono passata due volte. La prima volta aveva fatto un tale lavorino da portarmi al suicidio. Avevo totalmente perso l'autostima. Tutte e due le volte ho avuto la fortuna di avere al mio fianco, amici, che mi hanno presa per i capelli e “tirata fuori”. Gli israeliani che ti osservano, conoscono i nostri punti deboli meglio di noi e agiscono su quei punti. Ho avuto un altro “amico” anti-israeliano, che si è imbattuto in una relazione con una donna che l'ha portato quasi all'autodistruzione. In Palestina questo giochino è più alla luce del sole perchè gli shebab vivono la repressione sessuale religiosa; quindi, attirarli in una trappola e fotterli è molto semplice.
    Arrivo però all'aspetto più complicato: se arrivano nella tua vita come “amicizie”. Non puoi farci un cazzo. Non puoi fargli capire che hai capito, sennò la risposta sarà pesante. Quindi puoi solo assecondare i loro comportamenti, riservandoti di non fidarti e consapevole che ti stanno fottendo. Tutte le volte che cercherai di allontanarti, riceverai un attacco e non capirai da dove arriva.
  4. L'isolamento creato dai “compagni”. Chi ha conosciuto Lotta Continua ne ha avuto un assaggio (anche se non centra col sionismo). Eh sì, non è una novità che nei vari movimenti ai quali si fa riferimento per le lotte, ci sia una componente sionista. Ve li troverete contro e vi screditeranno dall'interno dei movimenti facendo nascere discussioni che verranno archiviate pur di “ non rompere il movimento per prendere una posizione”. Quindi, vi ritroverete soli.
  5. L'eliminazione fisica. Se siete in Palestina o in un altro Paese arabo, e avete già passato le tappe precedenti di questa via crucis, seguirà questa tappa a mettere la parola “fine”. Gli esecutori, saranno i palestinesi o gli arabi.

Ora... questo articolo è per tutti coloro che faranno la scelta che ho fatto io perchè semplicemente “sono” dalla parte giusta. Ma, mi nasce in questo momento nel quale Chef Rubio sta (a mio avviso) affrontando un paio di “tappe” di questa via crucis. Gode della mia stima e rispetto, ma questo non gli servirà ad una cippa (purtroppo). Rubio, chi lotta per gli ideali, non si ferma per le conseguenze e so che questo lo sai. Il giorno che sarai in difficoltà, se vorrai, io ci sarò. Ci sono e ci sarò non per Rubio, Mohammed, Laura, Pierino....ci sono e ci sarò per la Causa.

Io di Palestina e di lotta ne sono poco, ne so poco...quindi se pensate che abbia scritto cazzate...forse avete ragione; ma, al momento, mi inginocchio al coraggio di Rubio.



sabato 27 luglio 2019

UN ALTRO METODO DI TORTURA




Un riassunto della storia per chi ancora non la conosce, per arrivare, poi, a dare la notizia di oggi...
5 anni fa, sono a Nablus e arriva la notizia che gli israeliani hanno ucciso un bambino di Nablus. Stanno già portando il corpo all'ospedale di Rafhidia, quindi mi dirigo direttamente lì. Fuori dal Rafhidia ci sono già centinaia di persone e molti giornalisti. Attendo anch'io assieme ad alcuni amici giornalisti palestinesi (Nidal e Abed). Poi, la polizia palestinese apre le porte dell'obitorio per farci entrare. Fra quella folla c'è il padre del bambino. Entro in quello stanzino piccolo ed affollato, cerco di farmi un po' spazio fra le macchine fotografiche e le telecamere.... e vedo il bambino. Vedo Imam, di 15 anni, di Beta (Nablus). Lo vedo sulla lastra d'acciaio dell'obitorio, col corpicino coperto da un lenzuolo bianco. E lì, mi paralizzo. L'unica cosa del mio corpo che si muove sono le lacrime che scendono. Non so più nemmeno che cosa sto registrando con la telecamera e quello che ne è uscito l'avete visto in “israele, IL CANCRO”. Il padre, Jamil Safer, si piega diverse volte sul corpo del figlio per baciarlo. Dopo questo momento, sono uscita dall'ospedale. Ho incrociato per un attimo il padre all'entrata, con altri parenti; ma non sono riuscita a dirgli nulla. Non riuscivo a parlare.
Imam era uscito da scuola con altri due amici. Stava tornando a casa e vicino al checkpoint di Howwara, semplicemente....un soldato israeliano ha sparato ai bambini. Hanno sparato ad Imam alle spalle, diversi proiettili. Il proiettile che l'ha ucciso ha trapassato il cuore dal dietro a davanti.
Qualche mese dopo, assieme ad uno psicologo palestinese, sono andata a far visita alla famiglia di Imam.
Mi sono ritrovata davanti Jamil Safer e nuovamente non riuscivo a dirgli nulla, mi scendevano solo le lacrime. Jamil mi ha fatto sentire la voce del figlio che aveva in messaggio sul suo cellulare e mi diceva piangendo “questo è tutto ciò che mi rimane di Imam”.
E ora, arriviamo alla notizia orribile di oggi.
Jamil ha ricevuto una telefonata dagli israeliani due giorni fa. Gli chiedevano di andare al checkpoint di Howwara perchè avevano da consegnargli i vestiti del figlio che si erano trattenuti per “indagare”. Sono passati 5 anni.... ok?
Jamil, ovviamente, non crede agli israeliani e pensa ad una trappola; così gli risponde di consegnarli alla DCO (per chi non lo sapesse è l'organo palestinese che fa da tramite con gli israeliani). Ma loro rifiutano.
Quindi Jamil, oggi è andato al checkpoint di Howwara (che oltretutto è il luogo dove è stato ucciso il bambino). Si trova circondato dall'intelligence israeliana e dai soldati. Lui è solo.
Gli aprono un borsone e lì dentro ci sono i vestiti insanguinati e strappati di suo figlio.
Jamil sente l'odore del sangue di suo figlio, li abbraccia e li indossa. Gli israeliani gli dicono di rimettere i vestiti dentro al borsone e portarli via così; ma lui si allontana con i vestiti di suo figlio addosso.
5 anni dopo, fa rivivere questo ad un padre, è solo una tortura psicologica.
Jamil Safer ha tutta la mia stima, solidarietà ed amicizia. Così come gli ho scritto tante volte: “non posso dimenticare e non posso perdonare”.
Un abbraccio a tutta la famiglia.

venerdì 26 luglio 2019

PER LA SERIE "GLI INTOCCABILI"


Gli "intoccabili" hanno colpito ancora:
Gianluca Costantini, graphic journalist/vignettista, è stato licenziato dalla CNN per questa vignetta pubblicata 3 anni fa. L'hasbara Trumpiana ha acceso sto faro tre anni dopo e la censura è arrivata come la solita mannaia sionista su Gianluca Costantini . Tutta la mia solidarietà a Costantini e questo messaggio: "Gianluca, se al posto d israele, tu avessi indicato qualsiasi altro Stato; saresti ancora alla CNN. Ma, ovviamente, non avresti riportato la Verità. Questo ti fa onore e ti pone dalla parte dei Giusti."

domenica 16 giugno 2019

IN CULO A ISRAELE

E dopo 4 anni..quale miglior modo di celebrare la mia deportazione se non riuscendo a far arrivare il dvd dei miei film in Palestina, a Nablus, a chi ha partecipato al film!?
In culo ad israele, io sono in qualche modo ancora la.
Grazie a chi è riuscito a far passare "israele, il cancro"...


CONTRO LA TORTURA




In Italia c'è la tortura, solo che l'hanno nascosta.
Potrebbe capitare a chiunque di voi di incapparci; non lo auguro a nessuno (ma proprio a nessuno), ma se non vi capita, non significa che non vi riguardi.
Non vi schierate contro la tortura? Eh, in tal caso siete complici.
Sto parlando del carcere ad isolamento denominato “41bis” o “AS”. Quest'ultima forma che hanno “legalizzato” è come il 41bis, ma viene chiamato “alta sicurezza”.
Sapete chi c'è in “alta sicurezza” nelle prigioni italiane? Persone che se fossero in Palestina sarebbero chiamate “Prigionieri Politici”.
Due Donne, prigioniere politiche, in AS2 all'Aquila hanno squarciato questo silenzio facendo lo sciopero della fame per far chiudere l'AS2 all'Aquila. A loro si sono uniti in solidarietà con lo sciopero della fame altri prigionieri politici.
Credo non ci sia niente di peggio della privazione totale della libertà ad un individuo rinchiudendolo in una tomba per i vivi per tutta la vita. E' meglio la morte.
Ora è una questione di scelta: potete fottervene, potete essere a favore del 41bis e dell'AS, oppure potete essere contro la tortura e sostenere Anna e Silvia in sciopero della fame dal 29 maggio.
Se avete scelto di essere contro la tortura, potete almeno stampare il volantino e divulgarlo.




martedì 11 giugno 2019

GIRO DI BOA: 4 ANNI

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Giro di boa: alle 11,15 di 4 anni fa, A Nablus (Palestina), i soldati israeliani attaccavano il taxi in corsa sul quale mi trovavo e mi rapivano. Restai nelle loro mani, in sciopero della fame, per una settimana circa. Ne seguì la deportazione.
Per chi non conoscesse il racconto del rapimento, e perchè feci lo sciopero della fame, c'è il video di TgMaddalena.itche mi intervistò appena rientrata a Fiumicino ( https://www.youtube.com/watch?v=LX_ptl72L8U&t=2s ) Ci sono alcuni errori nel racconto, ma non ero molto lucida (come si vede anche dalla faccia).
Per chi volesse alcuni particolari della prigionia per mano israeliana, avevo scritto qualcosa qui: https://samanthacomizzoli.blogspot.com/…/prigione-in-pillol…
Sono passati 4 anni, e sono ancora qui, per di più tutta intera. Continuo e continuerò a divulgare la verità. Continuerò a rompere i coglioni al mostro israele fin che avrò vita e gli sarò in mezzo alle balle anche da morta.


giovedì 6 giugno 2019

COME SI UCCIDE UN GENIO NEL 2019


“L'arte, la storia, l'architettura, non sopravviveranno alla speculazione. Sotto il peso dell'incuria, del mancato interesse e del troppo materialismo”

Walter Comizzoli era il fratello di mio padre Gianni, nati e cresciuti a Novara. Avevano fatto il '68. Mio zio l'aveva fatto “facendo musica”, suonava la batteria. A Novara aveva fatto parte di più gruppi musicali: Angel Faces, Eletric Blue Band, Tre sulla strada. Mia nonna (sua madre) mi raccontava che un giorno era tornato a casa con i capelli rossi e vestito di verde, lei si era spaventata “ahhhh! Chi è lei?”... “dai mama, son mi, il Walter”. Aveva il maggiolone, su quello ci caricava la batteria per andare a suonare. E quella notte che mia mamma doveva partorire me, abbiamo dovuto aspettare che lo zio rientrasse dal concerto, perchè era l'unica auto in famiglia. Scaricata la batteria, tutti a Galliate perchè dovevo nascere io. Il nome, Samantha, me l'ha dato lo zio. Poi si sposò e si trasferì ad Arona. E li si fece “il mazzo” che diede la svolta alla sua vita: lavorava all'Enel di Torino e si iscrisse all'università, vivendo ad Arona faceva su e giù con il treno. Noi abitavamo ancora tutti in una palazzina vicino alla stazione. Così, la sera, quando mio zio prendeva il treno per andare ad Arona, mia nonna usciva sul balcone perchè mio zio la salutava dal finestrino dal treno. Ci vedevamo spesso la domenica, veniva a “fregare” i fumetti già letti da mio padre; tutti i Natali a pranzo da mia nonna con i friciulin, la paniscia e le cotolette. Mi era sempre piaciuto fin da piccola perchè mi faceva ridere, perchè era visto come il matto della famiglia e perchè aveva la “luce artistica”. Aveva anche quel carattere lì, quel carattere di merda che ha contraddistinto mia nonna, mio padre, mio zio e me. Mio zio Walter si è laureato in architettura nel giro di pochi anni. Aprì lo studio di architettura nel centro di Arona. Suoi sono (non so nemmeno quanti) lavori di restauro di edifici storici. Suoi sono i colori urbani di Arona e di Meina. Il restauro della “torre della merda” ad Arona; e tutte le mostre/installazioni.
Amava quello che creava ed i suoi lavori (molti anche a titolo di volontariato per il Comune di Arona), sono innegabilmente geniali.
Il suo humor elegante l'ha sempre accompagnato così come il gusto per la bella vita. Un giorno che mi portò a vedere la statua del San Carlone (gli piaceva molto), mi disse che c'era una scaletta a fianco della statua e che si poteva andare su, nella testa del San Carlone. Io gli chiesi cosa c'era nella testa del San Carlone... mi rispose “eh, c'è una stanza dove si beve e si gioca a carte”.
C'ho creduto fino a pochi anni fa quando mi disse che mi aveva presa per il culo..
Iniziò anche ad insegnare educazione tecnica a scuola, prima a Lesa (per poco tempo) poi tanti anni a Dormelletto. Dall'insegnamento arrivò il periodo della pensione; lo studio d'architettura, invece, rimase.
Mio zio creava bellezza, o meglio...cercava di regalare la bellezza che aveva dentro e fuori attraverso le sue creazioni. Questa bellezza lo portò ad amare ed essere amato da più d'una compagna di vita (anche questo è carattere dei Comizzoli) fino ad arrivare all'amore di Liana; mia zia.
Vivevamo ognuno per i cazzi propri, mio zio, mio padre ed io. Tutti distante l'uno dall'altro ed ognuno con i suoi problemi quando mio padre si ammalò. Fu mio zio a prendersene cura; io non ho avuto la forza né fisica né psichica per vedere mio padre morire. Lo zio accusò il colpo.
Ma lo zio iniziava ad accusare il colpo anche di quella realtà che avete letto nella prima frase di quest'articolo e da lui stesso scritta.
Il mondo iniziava ad essere brutto, ad essere devastato. Non parlo solo della speculazione edilizia. Perchè, vedete, ho sempre pensato che l'architettura e l'arte rispecchino la società. Si iniziava a distruggere la bellezza, schiacciata dall'orrore. La disumanità, il materialismo, l'egoismo, il cattivo gusto prendevano piede nei rapporti umani e davanti ai nostri occhi.
Zio Walter iniziò a spegnersi, a bere e a perdere la creatività. Ed è qui che per molti non era più “d'elite”, non era più per la “cremè di Arona”; diventava, forse, imbarazzante?
Così, gli “amici” aronesi hanno iniziato a dileguarsi. Qualcuno gli ha tolto addirittura il saluto. Sparito anche il Comune di Arona.
Walter ha passato gli ultimi anni della sua vita al Bar Spagna e, come ho detto al funerale, non mi è stato difficile capire perchè quando ci sono stata. Un posto dove il tempo si era fermato. Dove incontrava persone umili, forse di un ceto sociale non da “cremè aronese”. Quelli che, dall'elitè, forse, vengono definiti “gli ultimi degli ultimi”. E io credo, che fra un bicchiere e l'altro, mio zio al bar Spagna abbia trovato l'umanità, la pietà, la compassione.
Solo un paio di amici hanno cercato di aiutarlo e gli sono stati vicini fino alla fine. Il film a cartoni animati che sto cercando di fare, era per lavorare con lo zio...gli avevo proposto di lavorare assieme a questo progetto “zio, tu fai i disegni e io li animo”. Gli era piaciuta l'idea, ma poi come con tutti gli altri....non lo faceva. Anche i miei tentativi sono andati a vuoto. Aveva perso interesse per tutti e tutto. L'unica cosa del quale non poteva fare a meno, era la musica al pianoforte ed i disegni della sua nipotina Sonia.
E su tutti, soprattutto, Liana. Quanto si sia data, quanto abbia dato, quanto abbia fatto, disfatto e sopportato per cercare di salvarlo. Ma, dello zio, oramai, era rimasto solo l'involucro negli ultimi tempi.
Mio zio Walter è morto d'infarto, il cuore non ce la faceva più. E' morto con viso sereno e con un sorriso dei suoi, giocondo. Tanto che per due giorni, io e mia zia Liana avevamo il dubbio che ci stesse prendendo per il culo. Ho ripensato a quando gli avevo detto “vivere e morire come Baudelaire”....
Aveva deciso di lasciarsi morire; di infliggersi torture quotidiane. E continuava a dire che aveva perso la creatività. Ma gliel'avevano fatta perdere la creatività....
Gli “amici” quelli che prima andava bene il Comizzoli....si fossero mai presentati a suonargli il campanello una volta per dirgli “dai Walter, vieni con noi alla mostra”. Spariti tutti (tranne gli amici che ho citato già sopra). Ecco, e secondo voi, quelle persone lì che sono sparite per anni, o che gli avevano tolto il saluto...cosa cazzo dovevano venire a fare al funerale? A salutarlo? Ma davvero? Ora che è morto, vogliono esserci?
La decisione di zia Liana e condivisa da me, è stata di non dire a nessuno che Walter Comizzoli era morto; tranne ai pochissimi che gli sono stati vicino.
Un problema per Arona e Novara... non poter fare il solito evento mondano. E oltretutto (siccome le voci girano ugualmente), qualcuno si è imbucato ugualmente. Guardate, ve lo dico ora: siete indegni. Le vostre condoglianze le rifiuto. Voi gli avete fatto del male e l'avete lasciato solo (anche il Comune di Arona, ovviamente, nonostante tutto quello che aveva fatto mio zio).
Ed è così che al funerale c'erano gli umili, quelli del bar Spagna.. e che un uomo congolese, Teo, canta una canzone in francese per mio zio. Chissà per quanto ne parleranno gli aronesi razzisti con le barche e i novaresi con il mercedes. Zio Walter odiava il razzismo.
Non cercate tombe (per poter dire se è una bella tomba o no, ovviamente), non c'è nessuna tomba. Se volevate salutarlo, dovevate farlo quando era vivo; ora non c'è più.

Io, ho perso il mio secondo padre oltre al Genio, l'Artista. Soffro un casino, ma devo riuscire a rispettare la sua scelta (conseguenziale, ma sempre scelta) di non voler più vivere in un mondo così.

Questa società non merita un Genio come Walter Comizzoli.

Quest'ultimo scherzo dello zio non mi è proprio piaciuto.


So che lo zio sarebbe stato d'accordo: https://www.youtube.com/watch?v=4wOSHpJrm_M

martedì 28 maggio 2019

UN BAMBINO PALESTINESE




Il 3 maggio 2019, i soldati israeliani scorrazzano come serpi nel villaggio di Assira Al Qabilja, Nablus, come fanno spesso. E' un venerdì e Abdullah Jaber è per strada così come altre persone. Per un attimo non è stato investito da una delle jeep dei soldati israeliani, che però si ferma vicino a lui. Scende una soldatessa israeliana e altri soldati e prendono Abdullah Jaber, 13 anni. Interviene un ragazzo che era nel villaggio a far visita alla zia; prendono anche lui.
Abdullah viene portato al checkpoint di Howwara e in serata arriva la notizia che non verrà rilasciato e portato alla prigione israeliana di Megiddo. Una settimana dopo c'è udienza al tribunale militare israeliano; presente c'è l'avvocato di Abdullah Jaber. Il bambino piange, ha il collo livido e la schiena blu per le botte che gli hanno dato i soldati israeliani. Il giudice gli fa togliere la camicia, lui lo fa e … niente. L'udienza viene rimandata di una settimana. La settimana successiva il bambino è ancora più confuso, non capisce cosa sta accadendo. L'udienza viene rimandata al 28 maggio; oggi.
Oggi il tribunale militare israeliano ha condannato a 4 mesi di prigionia Abdullah Jaber, 13 anni; e ad un “riscatto” di 3000 shekel.
Gli israeliani hanno validi motivi per prendere i bambini palestinesi:
  • è facile picchiarli e torturarli e fargli dire tutto ciò che vogliono (che loro vogliono)
  • è un business allucinante, perchè le famiglie pagano per farli uscire il prima possibile
  • è di “lezione” per tutti
Su altri ipotetici motivi che sono già scaturiti da altri bambini presi, tipo il sesso...non ci entro; perchè già è dura da digerire così.

Sapete che sto lavorando al nuovo film, ecco....nei tanti files della Palestina, ho trovato questi files che vedrete ora. Vi spiego cosa sono:
avevamo portato i bambini di Assira Al Qabilja a vedere un po' di Palestina, con una gita organizzata da noi (bus, cibo, museo, etc.). Per non far sì che finisse tutto lì, avevamo diviso i bambini in 3 gruppi. Un gruppo avrebbe scritto un articolo/report sul viaggio, un altro fatto le foto, un altro fatto video. Era un modo per farli appassionare o solamente insegnargli un po' per un futuro.....
Il primo bambino che vedete nel video, che il gilet giallo gli arriva alle ginocchia, è proprio Abdullah Jaber. Erano 4 anni fa. Ora è in cella, impaurito, picchiato; e ci starà per 4 mesi.
Questo è quello che fa israele.

Se, ora, vi sentite bloccati dalla gola in giù e vi chiedete “cosa posso fare?”. Quello che possiamo fare noi è continuare a fare pressioni nei nostri Paesi; se non lo facciamo non ce lo perdoneremo.

Ecco perchè sto ancora qui a fare film e scrivere articoli.