domenica 8 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE III PARTE: FINE



“Dove eravamo rimasti?” diceva Enzo Tortora quando riprendeva Portobello.....
Ero nel buco del culo di una realtà cristiana, imperialista, schiavista, capitalista. Il penultimo giorno alla guest house (per onestà non la chiamo più fattoria), mi hanno comunicato che toglievano la stanza perchè nel week end era pieno di clienti; mi mettevano a dormire nella dispensa, per terra.
Sinceramente, un po' perchè non sono riuscita a portare nessuna aria di libertà per queste persone, un po' perchè anche io ho patito; ho rivoluzionato i piani di viaggio.
Abbiamo lasciato ieri la guest house ed ora siamo a Tripoli (sempre in Libano, non in Libia).
Sono venuta qui con l'idea che la proposta era interessante: aiutare dei poveri contadini sulle montagne del Libano nei lavori della fattoria. Ho trovato una guest house fatta da ricchi, per ricchi che sfrutta i migranti e i volontari come me. Ho trovato una valle (in mano ai cristiani come se fosse una roccaforte) ostile, non ospitale fino all'ultimo momento.
Per venire via da lì ho fatto l'autostop....in Libano..Il tipo che si è fermato con l'auto diceva di fare il cuoco, ma credo fosse dei Mukabarak. Dapprima ha dimostrato il suo potere mettendo paura con la velocità dell'auto; poi cambiando strada, prendendone una secondaria non popolata, poi con i suoi discorsi razzisti e fascisti verso i siriani ed i palestinesi.
Ah, faccio un passo indietro: siriani e palestinesi non sono ben visti qui. Un po' per vicende storiche un po' per il numero dei profughi in continuo aumento.
Una volta ripresa la strada principale, dovevamo prendere l'autobus. Per una settimana nella guest house non ho mai dormito, nonostante la bellissima stanza, il silenzio ed il buon cibo. Non so perchè, ma l'energia negativa che emanava la terra e quella casa forse ha provocato il non dormire.
Torniamo all'autobus.... Felice di essere su un normalissimo autobus verso Tripoli, quando arrivo a destinazione ci chiedono di pagare per 4 perchè avevamo due valigie?!!!??
Di pagare per 4 perchè avevamo due valigie è la prima volta. Che tassisti, bus, baristi, etc.etc. cerchino di fregarti i soldi, accade dal primo giorno.
La Siria e la Palestina sono ad un'ora da qui. Un'ora.... che la smettessero con sto cazzo di nazionalismo e razzismo! Un'ora di strada sulla terra significa che siete/siamo gli stessi, forse anche parenti. Questa notte a Tripoli, in una stanza brutta, senza finestre, piena di zanzare e con il bagno in comune.. ho dormito fino al mattino.
A proposito di quest'ennesima esperienza nel Medio Oriente, mi viene in mente Frantz Fanon: “black skin, white mask” (pelle nera, maschera bianca).
Il razzismo ed il colonialismo non hanno alla base il colore della pelle, ma l'economia. Cristiani e musulmani che sfruttano i più deboli venerano solo il Diodenaro, non Cristo o Allah.
Ho abbastanza il morale sotto ai piedi perchè le aspettative per il ritorno in Medio Oriente erano altre ed anche perchè questo viaggio sono riuscita a farlo con i soldi che ho guadagnato pulendo i cessi in Spagna (e vengo qui e mi fregano i soldi...). Molti di voi mi hanno scritto che vorrebbero essere qui con me.
Beh, guardate, per me oggi è meglio non viaggiare e vedere. Forse non è più il tempo per farlo, forse sono i miei occhi ed il mio cuore che non sopportano più. Tornerò in anticipo sui tempi per vari motivi e mi ingabbierò nella mia nuova casa in sasso su in montagna. I lavoratori della guest house, invece, saranno lì...tutti i giorni ad ingoiare merda; perchè io confronto a loro sono comunque privilegiata.
Credo che in quanto tale, mi sia d'obbligo continuare a denunciare i crimini della “white people”, senza distinzione, come sempre. Sarà sempre un lungo lavoro anche se non sarò in prima linea.
Al prossimo report dal Libano. Per ora, alla storiella di aria di rivoluzione, metto la parola “FINE”.

p.s.:allego una foto della valle, giusto per rendere l'idea.... 46 chiese in una valle, migliaia di croci ad altarini. Questa non è quantità di fede, è quantità di potere. I cani per segnare il territorio pisciano, anche solo se hanno una goccia. Ecco, uguale.



giovedì 5 ottobre 2017

QUELLA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE - II PUNTATA


Quella piccola aria di rivoluzione che ieri mi era passata sotto al naso, era solo aria del mio culo molto probabilmente.
Ecco cos'è accaduto oggi...:

  1. La ragazza etiope era contenta che il padrone schiavista aveva cazziato la donna vietnamita perchè qualche giorno fa, le due, avevano litigato per un paio di calzini spariti.
  2. La donna vietnamita ha ricevuto il messaggio della “madam” che quando tornerà dal suo viaggio in Uzbekistan, metterà le cose a posto e ha richiamato alla sua responsabilità di non lasciare la guest house scoperta. Quindi, oggi, era qui a lavorare tutto il giorno di nuovo.
  3. E' già arrivato un altro ragazzo dalla Siria per sostituire quello che se ne è andato.
  4. Abbiamo lavorato tutti più di ieri.
  5. Tutto oggi sembrava come se ieri fosse ieri; nulla era accaduto.

Questa piccola realtà rispecchia benissimo le battaglie che continuiamo a perdere.
E nessun rivoluzionario verrà qui a fermare questi schiavisti, perchè oggi, i rivoluzionari si muovono per motivi economici (Hezbollah compreso).
Ieri notte ho dormito tutta la notte e senza incubi, era la prima volta da quando sono qui. C'avevo creduto, cazzo.
Chi nasce sognatore in un mondo così di merda, vive di merda per tutta la vita e passa tutta la vita a lottare sognando il lieto fine.
Mi piacerebbe un casino chiudere questo racconto con un lieto fine come i film sion-americani fanno.

Ci credo ancora, è per questo che ho scritto “seconda puntata” e non “fine”.

mercoledì 4 ottobre 2017

UNA PICCOLA ARIA DI RIVOLUZIONE




Vi racconto la storia che stiamo vivendo, qui, su una montagna del Libano.
Io e G. siamo venute qui tramite Workaway (in pratica con qualche ora di lavoro al giorno, in cambio hai vitto ed alloggio). Il luogo veniva decantato come fattoria, ma in realtà ci siamo subito rese conto che è una guest house per ricchi; molto new age ed anche shabby. I proprietari sono degli schiavisti che fanno lavorare il personale per circa 16 ore al giorno. Ci sono due ragazzi siriani, una ragazza etiope ed una donna vietnamita. Quest'ultima è qui in Libano da 12 anni, da due anni in questo posto. E' la cuoca, ma è anche diventata la persona con la maggiore fiducia da parte della signora ( o come la chiamano loro, della “madam”).
Ebbene, la madam ed il figlio forse si aspettavano che anche noi lavorassimo 16 ore al giorno senza fiatare e soprattutto senza mangiare. Io e G. abbiamo preso le distanze ed imposto i nostri ritmi.
Non so se questo sia stato preso dal gruppo di lavoro, come un'aria nuova. Fatto è che dopo il primo giorno passato con loro a filtrare l'aceto di mele (quantità industriale) e raccogliere le noci e fare le pulizie.... c'hanno visto come “dei loro” e non come “white people”. Ad uno dei due ragazzi siriani è arrivata la notizia che il padre era morto, in Siria. Decide di rientrare subito in Siria, ma quando ha tutti i documenti ed è all'aeroporto comunica che non tornerà più qui perchè è stanco del troppo lavoro. Ieri la ragazzina etiope ha piantato i piedi per avere i suoi giorni di riposo che ha di diritto. Oggi... l'altro ragazzo siriano ha comunicato al proprietario che domenica tornerà in Siria e non tonerà più. Dopo però, c'è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso:
Oggi a pranzo c'erano 25 persone, poi il figlio ne ha aggiunte altre 2 e quando avevano finito di mangiare, sono arrivate altre 3 persone. La ragazza vietnamita è da ieri sera che stava attaccata ai fornelli per preparare il pranzo. Il proprietario oggi ha avuto la brillante idea di far fare anche la marmellata (oltre ad avere aggiunto, come ho già detto, altri commensali). Così la poverina, disfatta ed in totale panico perchè non c'era più cibo, si è dimenticata di servire uno dei due dolci.
Alle 19,00 il proprietario se ne è andato, io ero ancora attaccata al fuoco a cucinare la marmellata e la donna vietnamita era già in cucina a preparare il pranzo per altre 30 persone per domani.
Dopo circa 20 minuti il proprietario l'ha chiamata al telefono dicendole che se faceva un altro errore così, non le avrebbe pagato gli ultimi due mesi di lavoro. Lei ha iniziato a rispondergli che giornate così sono insostenibili e che lui se ne fregava del personale lavorativo. Risposta di lui...alla persona di fiducia che lavora 16 ore al giorno..: “puttana”.
Lei è andata fuori di testa e gli ha comunicato con un messaggio vocale che domani sarà il suo ultimo giorno di lavoro qui e che torna in Vietnam.
Non tengo certo le parti di Hezbollah, ma gentaglia capitalista/colonialista/schiavista così, meriterebbe che Hezbollah (che oltretutto sta nella vallata qui a fianco) venisse qui a tagliargli la testa e a consegnare la pseudo fattoria a questi lavoratori.
Non so se io e G. abbiamo portato involontariamente aria di rivoluzione o se semplicemente siamo arrivate quando il gruppo era già pieno di ingiustizie ed è esploso. Non so nemmeno dove cazzo andremo io e G. domani e la situazione non è certo delle meglio. Ma, sono certa, di preferir vivere una rivoluzione che dover accettare ingiustizie senza saper come cambiarle, solo per avere un letto ed un pasto. Anche se sono su una montagna in Libano.

Seguiranno aggiornamenti sulla rivoluzione di Mohammed, Bassel, Uan e Mabel.

domenica 1 ottobre 2017

.....NO....

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. In questi giorni, per puro caso perchè a Beirut giriamo sempre a piedi, sono incappata in due zone di povertà estrema. Il primo motivo per il quale sono venuta qui era andare nei campo profughi e documentare come faccio sempre. Ho decisamente cambiato idea e spiego perchè..
Cosa vado a fare nei campi profughi del Libano? A vedere come stanno? Io lo so già come stanno, di merda. Stanno come i profughi in Palestina e in Giordania.Forse un pò peggio o forse un pò meglio. Ma, davvero, per fare qualcosa, devo andare lì stile "white colonialism", puntargli la telecamera, invadere le loro vite, la loro dignità e filmarli? So già che stanno di merda, se voglio fare qualcosa non serve intromettermi con la violenza della telecamera nelle loro vite.
Lotto tutti i giorni per la libertà di tutti, ho sacrificato la vita per questo. Il mio pensiero non cambia, ma non è necessario stuprare gli occhi di un bambino con lo zoom. Quindi, di seguito un breve messaggio:
"dear brothers and siters in the refugee camp in Lebanoon and in the world, I will not come to visit you, because I know you have a shit life, without rights, without freedom, without water. It's not necesary that i come to visit you and put my camera in yours faces and in yours life and kidnapping yours dignity. I fight evry day for the freedom of evryone, the yours too. I will continue to fight and what I will do, doesn't depends if I visit you or not with a videocamera. I know what there's in your children's eye, without a zoom. I think, maybe, it could be good make a movie about the "white colonialism"... I feel confortable shot by a videocamera to the "white people". 
All my respect.". 

giovedì 28 settembre 2017

UNA FRECCIA NEL CUORE: BEIRUT



E' il mio primo giorno in Libano e voglio vedere Beirut per iniziare a capire un po' di questa terra. Ho camminato tutto il giorno e ricevuto un dono: per puro caso ho trovato un “museo” che sta per essere aperto e siamo entrate. (alcuni piani non sono ancora finiti). E' la “casa gialla” sulla linea verde. La linea verde è una strada che durante la guerra era piena di cecchini. Tutti gli abitanti, pertanto, abbandonarono quella strada e la vegetazione iniziò a crescere, a crescere con il tempo e a renderla, appunto, verde. Fra i tanti grattacieli che ora popolano Beirut, ci sono diversi palazzi bombardati. La casa gialla è uno di questi.
Ebbene, anni ed anni di lavoro ne hanno fatto un museo aperto a tutti gratuitamente. La particolarità è che è stato lasciato tutto intatto. Addirittura spruzzando una colla trasparente sulle pareti per non far sgretolare quei muri pieni di storia. Al suo interno un'artista donna ha commemorato ciò che è stato. Due piani sono pieni di bacchette di legno verdi. Esattamente sono 70 mila, come il numero dei dispersi (quindi che ancora oggi non si trovano i corpi) durante i bombardamenti. All'installazione si aggiunge un effetto sonoro e la poesia in voce dell'artista. Toglie il fiato.













Altri edifici portano i segni dei bombardamenti, come l'hotel holiday inn sul lungomare.
Tutto questo, ripeto, fra grattacieli, centri commerciali, luci, auto, etc.etc.
La maggior parte dei nuovi edifici sono vuoti; le case bombardate sono anch'esse vuote...
E' nella periferia che si concentra il traffico ed il maggior numero di persone, di rumori, di inquinamento, di spazzatura. E' stato sovente vedere persone (vecchi e bambini) rovistare nella spazzatura. Più di una volta, abbiamo incontrato bambini fatti duri di droga.
Sono le diverse facce di Beirut che si incontrano e si guardano negli occhi. Le case bombardate non vengono demolite, quindi non c'è voglia di dimenticare.
L'impressione che ho avuto (ma può essere che cambi, visto che è stato solo un giorno) è questa:
ok, qui non c'è israele e nessun israeliano può entrare. Ci sono però gli stessi problemi della Palestina, ma ingigantiti all'ennesima potenza. Migliaia di rifugiati dalla Siria e dalla Palestina, milizie, bande, droga, case vecchie e nuove vuote, centri commerciali, devastazione del territorio. La mia impressione è che tutto stia per esplodere.
Beirut è il centro economico e finanziario del Medio oriente. L'Italia e la Francia sono i migliori partner del Libano finanziario. Mi sembra tutto legato ad un filo...

p.s.: non pubblico molte foto né i video che ho fatto perchè ne farò un video report più completo al mio ritorno.



Sono in Libano, a Beirut. Bacio questa terra che mi ospiterà per un po'.


lunedì 25 settembre 2017

ARRIVEDERCI RAGAZZI!




“Arrivederci ragazzi” è il titolo di un film di Louis Malle. Nella scena finale del film, alcuni ebrei che vengono portati ad Auschwitz e Mauthausen, salutano dicendolo nonostante siano consapevoli che non torneranno. Vivono quegli ultimi attimi di libertà con il sorriso di salutare i compagni.
Oggi, sono i palestinesi....oddio, lo sono da 80 anni, ma sono i Palestinesi. E di questo devo riconoscere il merito ad israele poiché sta sterminando un popolo sfruttando uno status sociale...: oggi, le vittime sono eroi, ed in quanto vittime, tutto gli è concesso. Ma, israele, ha un merito ben più grande di questo.
Israele c'ha fatto tutti Palestinesi. Siamo repressi, oppressi, cacciati, arrestati, uccisi, privati della libertà, imprigionati, torturati, senza sovranità, senza futuro. Io stessa ho alcune di queste situazioni e, nel mio caso, proprio per mano israeliana.
Ecco, allora, credo sia fondamentale non ripetere la stessa tattica.
1) Sono Samantha perchè ho fatto alcune cose in questi anni e se alcuni di voi mi reputano coraggiosa, che sia per questo, per le scelte che ho fatto, per la mia etica; e non perchè mi hanno sparato, rapita, etc.etc..
  1. Uscire dal circolo vizioso dove c'hanno cacciati. Iniziamo a riprenderci la vita.
    Ho trovato una casa in sasso, vicino al fiume, con il frutteto, il bosco, l'orto. Distante da Bologna... mi trasferisco lì, dove vado a prendere l'acqua da bere nel bosco, dove gli incontri nelle passeggiate sono i cervi e i cinghiali, dove raccolgo le mele dalla pianta e le mangio. Spazio, tempo, silenzio..per riflettere, crescere. Continuare quel percorso di liberazione di se stessi per poi liberare gli altri esseri viventi.
  2. Vite che si sono messe per tutta la vita fra i mostri e le vittime. Possiamo capovolgere la situazione e pensare “io, metto te, mostro, difronte a me”.
Come avevo già scritto, sto partendo per il Medio Oriente. Mi fermerò poco, e non vado ovviamente in Palestina, dove non posso più entrare. Ma mi fermo giusto il tempo per gridare la vendetta; e per me la vendetta è la Verità. Scriverò e riporterò ciò che vedo per rispondere come i Palestinesi mi hanno risposto oggi... “si sta realizzando la normalizzazione?”; loro mi hanno risposto “MAI, NON ACCETTEREMO MAI CHE L'ORRORE DIVENTI NORMALE”.

Arrivederci ragazzi, vado a mettere il mio solito dito medio in culo ai mostri. A presto. Quando torno vivrò nella mia casa in montagna. Inshalla

p.s.: ricordo che non leggo né rispondo ai commenti.


lunedì 11 settembre 2017

LA COERENZA



Ieri su facebook ho trovato una notizia che mi ha ricordato il video di Vittorio Arrigoni; quello da Gaza nel quale chiedeva al sionista Saviano “come si fa ad appoggiare israele che brucia centinaia di bambini e nello stesso tempo lottare contro Brusca che ha bruciato un bambino nell'acido?”. Coerenza....
La notizia di ieri è quella che vedete in foto e presa dalla pagina sionista di “progetto dreyfuss”: il magistrato Pier Camillo D'avigo, assieme ad altri magistrati, è stato in quella terra che si chiama Palestina (che viene definita “israele) a piantare gli ulivi in memoria dei magistrati uccisi in Italia.
Anche qui, d'impulso..verrebbe da richiamare la coerenza..
Poi, se uno si ferma un attimo e pensa, capisce che invece sono stati assolutamente coerenti.
E' coerenza quella di D'Avigo nell'andare in una terra occupata con mezzi nazisti per piantare gli ulivi in memoria dei suoi colleghi. E' coerenza per chi fa SELEZIONE di vite umane. E' coerenza per chi imprigiona e toglie la libertà. E' coerenza per chi approva il 41bis. E' coerenza per chi toglie i libri a Nadia Lioce in prigione al 41bis. E' coerenza per chi applica la tortura (quale è il 41bis). E' coerenza per chi agisce non per pietà, ma per regole create dagli stessi.
Anni fa mi adoperavo per la lotta contro la mafia; e non è che oggi posso pensare che “il nemico del mio nemico diventa mio amico”. Ma si fa un percorso e nella lotta per la libertà si capisce “chi sta dall'altra parte”. Vittorio non ne ha avuto il tempo di fare quel percorso, forse non avrebbe fatto questo tipo di percorso. Non si può dire, l'hanno ucciso e né D'avigo né i magistrati piantano ulivi per ricordarlo o per ricordare le migliaia di morti, uccisi da israele.
Certo è che se anche gli “anti” in Italia avessero la stessa coerenza dei boia, la lotta sarebbe un'altra cosa.


p.s.: possibile che a nessuno sia venuto in mente di chiedere a D'avigo: “perchè per i giudici uccisi sei andato fin là, da israele, a piantare gli ulivi? Cosa centra?”. Io la domanda non gliela faccio perchè la risposta già la conosco e perchè con certa gente non parlo.

domenica 10 settembre 2017

Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano.
Dedicato a:
chi segnalerà la foto,
chi "lo stupro è perchè le donne se lo cercano",
chi discute su facebook,
chi dentro ad un contenitore pensa di far la rivoluzione,
chi spende un patrimonio per il costume da bagno,
chi passa ore in coda sull'autostrada per schiaffarsi in pochi cm di spiaggia affollata,
chi non sa cos'è la libertà.
E sul mio culo non taggo nessuno .

mercoledì 6 settembre 2017

Buonasera Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano. Sono tornata.



L'EUROPA, FACEBOOK, VOI, IL SANGUE

Sono anni che scrivo “Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano”, qualcuno l'ha anche scoppiazzata e senza sapere il perchè...
Sono sparita per due mesi perchè per due mesi ho pulito cessi in un hotel a 5 stelle in Spagna, Europa. Quando sono partita ho pensato “pagano bene e questo mi permetterà di realizzare un paio di progetti in seguito, e poi....mica male lavorare sulla Costa Brava”. Sì, il cazzo!
Quando, dopo, ho fatto il conto dei soldi e delle ore ho realizzato che in realtà avevo fatto una marea di ore per due euro e cinquanta all'ora; ma, soprattutto, dove e come...
La zona dove mi trovavo è interamente colonizzata dai francesi: hotel, negozi, noleggio barche, souvenirs. Tutto. I turisti della zona sono multimilionari francesi. Un tratto della Costa Brava che è un paradiso naturale, di macchia mediterranea con calette mozzafiato, interamente devastato dal diodenaro. Ferrari azzurre con interni di pelle bianca, yacht ormeggiati davanti alle calette, cibo di merda e carissimo, negozi global.
Noi: italiani, rumeni, spagnoli, argentini, messicani, portoghesi. Tutti a lavorare per i coloni francesi con vitto ed alloggio. L'alloggio: stanze/celle dove non c'era un filo d'aria e con il motore delle celle frigorifere dell'hotel attaccato alla nostra palazzina 24h su 24h (un rumore che pari ad una tortura), due o tre giorni la settimana veniva staccata la caldaia (pertanto dopo una giornata di lavoro, ti trovavi a fare la doccia fredda), niente internet, un solo cesso per 12/13 donne. Il vitto: cibo avanzato dai clienti da 2/3 giorni per il pranzo; la cena, la maggior parte delle sere, non c'era. E' capitato che quando eravamo senza cena, il figlio del proprietario cucinasse i salmoni davanti alle nostre finestre... Il più delle giornate non c'era manco il pane da accompagnare all'acqua. Macchina del caffè quasi sempre rotta. Internet c'era solo nella “stanza da pranzo del personale”, quindi uno stanzone sotto terra e senza alcuna privacy. Durante le ore di lavoro era un continuo disprezzamento del nostro operato e mancanze di rispetto alle quali non potevi rispondere sennò venivi licenziata. Anche se ti ammali vieni licenziata, perchè non servi.
Mentre ero là a lavorare mi è venuto in mente una cosa che mi disse mio padre molti anni fa quando andò in vacanza in Costa D'Avorio. Mi disse che quando faceva colazione a bordo piscina dell'hotel, il personale delle pulizie sveniva per terra....dal caldo. Oggi, potrei rispondere così: “papà quelle persone svenivano perchè lavoravano tutto il giorno come schiavi e non avevano il cibo, per poter permettere a te di fare la tua vacanza”.
Quando finivo le mie ore cercavo di scappare e trovare la bellezza così come nella mia giornata di riposo; quando mi sparavo 50 minuti a piedi sulle montagne per raggiungere Playa Murtra (una caletta isolata e quindi per pochi, spiaggia naturista). Tranne che con un ragazzo basco, non ho stretto amicizia con nessuno al di fuori dall'hotel. Tutti disinteressati a tutto ( “I don't care” ) e pertanto non interessanti; non avevano nulla da raccontare o da dire. Amebe con i soldi. 
Ultimo giorno, arrivo a Barcellona e scopro che Parco Guell (il parco con le opere pubbliche di Gaudì) è stato privatizzato. Si paga l'ingresso e le entrate sono controllate nel numero degli accessi. Gaudì.....che aveva fatto apposta le opere lì affichè tutti potessero goderne. Vedo per puro caso un edificio storico, abbandonato, pericolante. Non è più la Terra di Salvador Dalì, che rese un edificio abbandonato, uno dei più bei musei al mondo (quello di Figueras). Poi, arrivo sulla Rambla e vedo i fiori...per le persone uccise

nell'attentato.....
Questa è l'Europa: colonialismo, capitalismo, sangue.
Ho riflettuto in questi due mesi: su cosa vedono i miei occhi, su dove vivo, su come vivo, sulle vostre vite, i vostri modi, il vostro mondo.... E ho deciso di cambiare.
Ho deciso di cambiare partendo proprio da una riflessione su quella scritta là in alto “Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano”. Molti di voi sono VITTIME e non sapete chi vi fa vittime. Molti di voi sono VITTIME, sanno e l'hanno scelto. I Palestinesi sono VITTIME, sanno e lottano. Ecco, perchè differenzio la Palestina dal resto del mondo. Non trovo luogo, oggi, dove non ci siano i sionisti, in Palestina è palese che ci siano e che la stiano occupando; però lì la Resistenza ci lotta contro, cazzo.
Ho lottato e continuerò a lottare per la libertà di tutti, anche per chi non ha capito nulla. Però, il “però” dopo tanti anni, è d'obbligo...: ci sono per i miei amici, quelli con i quali mangio, con chi abbraccio, con chi piango, con chi rido, con chi lotto. Per loro ci sono a dialogare, controbattere, a confrontarsi e a continuare un percorso. Per tutti voi, invece, non ci sarò più nel leggervi, nel rispondervi, nell'accettare i vostri commenti/insulti/balle/minacce/cuori. Perchè?
Perchè siete degli “account”. Già nelle vita reale non parlo con chi non mi va o con chi non so esattamente cos'è; perchè cazzo devo star qui a leggere i vostri commenti o a rispondere a chi? A un account? Ma chissenefrega!
“I DON'T CARE...... OF YOUR ACCOUNT”
Quindi, scrivo, posto e non voglio leggervi né rispondervi. Se volete che il vostro vaffanculo arrivi, dovrete darmelo di persona.
Per quanto riguarda le proiezioni del film “Bologna-binario uno”...: ci sono e/o con alcuni degli interpreti, chiaramente risponderò a chi mi contatterà per questo. Ma, non credo che dei migranti, dei profughi, dei prigionieri politici freghi realmente a molta gente....

A fine mese parto per il Medio Oriente e non dico a nessuno “dove” fino a quando non c'arrivo (ovviamente non è la Palestina, visto che non ci posso entrare). Questo è uno dei progetti che mi ha fatto resistere a pulire i cessi in Spagna per i coloni francesi.
Una cosa: mi sono stupita nel museo di Salvador Dalì a Figueras quando mi sono trovata davanti alla denuncia (in pittura) di Dalì verso israele. Dipinti eseguiti nel 1968 e che qui allego perchè li ho fotografati. (messaggio per tutti..sveglia, cazzo!)

Pensando alla Spagna:...ai numerosi prigionieri politici in Spagna, al Popolo basco, alla Catalogna colonizzata, alle privatizzazioni delle bellezze di tutti... mi viene solo una parola...

LIBERTA'!