Un mio piccolo contributo da qui ed un ringraziamento di alcuni Palestinesi per la manifestazione che si terrà domani a Roma in solidarietà alla Palestina.
venerdì 26 settembre 2014
domenica 21 settembre 2014
UNA STORIA DA RACCONTARE
La “gente” non mi
crederà, ma è andata così...(dedicato a Paolo Barnard)
Avevo circa 8 anni,
abitavo in Via Mellier a Novara. I miei amichetti erano: Giuseppe,
Jessica, Antonella, sua sorella Lidia, Manuela e mia cugina Tatiana
(che però abitava in un'altra città).
Volevo fare la regista e
coinvolsi alcuni di loro in una rappresentazione teatrale: favola dei
3 porcellini.
Scroccai il giardino ad
una vicina di casa e costruii con due pezzi di cartone una piccola
capanna (solo appoggiando il tetto). Diedi loro una copia del libro
come copione e gli chiesi di studiarsela. Arrivò quella domenica,
arrivò mia cugina da Arona e la nonna mi a aiutò a chiamare le
vicine di casa. C'era: ovviamente, la proprietaria del giardino, la
Signora Carla con il marito Giovanni, i miei zii, la Signora Ines,
l'altra Signora Carla, le mamme di Jessica e di Giuseppe, mia nonna e
non mi ricordo se c'erano Antonella e Lidia (ma me lo dirà Antonella
che ora è in contatto con me su facebook). Io, non recitavo..facevo
la regia. Iniziò male perchè mia nonna si mise a raccontare come
cucinava la paniscia alle vicine e mi distraeva il pubblico, così mi
arrabbiai.. Poi, gli attori non avevano studiato le battute, e mi
arrabbiai una seconda volta. Poi crollò la capanna con all'interno i
3 commedianti...e lì mi misi a piangere. Ma volevo continuare e
raccontare il finale. Mia nonna mi disse “sei tremenda, hai
litigato con tutti, ti è crollata la capanna, è pronta la
paniscia..basta..non ti arrendi mai?” E giù caramelle.
Io ero rimasta colpita
che c'erano 3 esseri all'interno di una capanna e un mostro fuori che
voleva distruggergliela e poi mangiarli. Volevo farlo vedere a tutti
quelli che conoscevo, ai vicini di casa, volevo raccontarla questa
cosa.
Sono a casa, in
Palestina, e non potrò camminare per un bel po' grazie agli
israeliani nazisti. Ho ancora quella voglia di quella domenica
pomeriggio, di raccontare la storia.
Ho iniziato a montare il
mio secondo film: “israele, il cancro”.
Voglio raccontarvelo
questo cancro che mangia dentro, che rende disumani. Voglio
raccontarvi il danno che fa all'umanità, che mi ha fatto e che fa
alla mia collega. Voglio farvelo vedere perchè quello che sto
vivendo non è quello che scrivo nei report, dovete vederlo. Voglio
farlo vedere ai Giovanni, alle Carle, alla Ines, al vicinato che
parla di panisca o di parmigiana.
Ci vorranno mesi e non so
quale sarà il finale, ma, tanto non mi ricordo nemmeno come finisce
la favola dei 3 porcellini.
venerdì 19 settembre 2014
APPELLO PER YOUNES: PASSO N.2
Younes Oldwan, 17 anni di
Azzoun (Qalquilja). Ho iniziato a parlarvi di lui in quest'appello al
quale rispose Luca Bauccio pagandogli internet.
http://www.samanthacomizzoli.blogspot.com/2014/09/appello-hanno-tarpato-le-ali-younis.html
Purtroppo, come avevo già
scritto, quel giorno in cui installammo internet in casa di Younes
avevamo scoperto che il computer non c'era più. La famiglia l'aveva
venduto per pagare l'ambulanza del giorno dell'incidente.
Younes al momento ha un
computer prestatogli da un amico (che oltretutto non funziona) e il
portatile del fratello, che però non c'è mai perchè studia e
lavora. Come immaginavamo, è stato importantissimo per lui avere
internet. Parlare con persone nuove, che lo supportano e almeno per
un po' può distrarsi da quello che è successo e partecipare a ciò
che stiamo facendo per lui.
Scrivo quest'appello per
chi volesse aiutare Younes prima della partenza della campagna per un
motivo....
La campagna per aiutare
Younes non è ancora iniziata perchè ci sono alcuni vuoti ai quali
l'Autorità Nazionale Palestinese deve rispondere.
Ovvero..: il trattamento
che Younes doveva iniziare non è ancora iniziato, i lavori per
adattare la casa alle esigenze di Younes, il trasporto per
raggiungere l'università.
Non vedo corretto
includere questi aspetti nella campagna se devono essere assolti
dall'A.N.P., che al momento è latitante. Stiamo quindi, aspettando
queste risposte e forse vi chiederò presto di scrivere dall'Italia a
chi deve rispondere, sollecitandoli affinchè Younes non sia
l'ennesimo shebab che non può camminare perchè non ha ricevuto
cure.
Avete scritto in tanti
per Younes, quindi nell'attesa, chi volesse aiutare e sostenere un
ragazzo di 17 anni che è in questa situazione per aver difeso i
diritti umani, può rispondere a quest'appello:
- Younes non vuole un computer per problemi di mobilità, preferisce lo smartphone. Costo qui in Palestina 2000 shekel (500 euro)
- La famiglia di Younes è molto povera e quindi, lui, non ha vestiti. Vorremmo portargli qualcosa sia di vestiario sia di biancheria intima. Quantifichiamo con 100 euro.
Ecco, è tutto qui, per
il momento, ma ripeto..può darsi che presto chieda a voi tutti di
fare pressione sull'A.N.P. per le cure di Younes e i lavori in casa.
A tutti coloro che
risponderanno, un grazie, ancora una volta. Anche per questa volta
potete usare il c/c che trovate sul sito di SHOOT, ma scrivete nella
causale “Younes”.
Grazie.
mercoledì 17 settembre 2014
AGGIORNAMENTI DAL FRONTE
Poco tempo fa avevo
scritto quest'articolo su Waleed con video allegato.
http://www.samanthacomizzoli.blogspot.com/2014/09/waleed-il-bambino-che-sorride-per.html
Oggi, Hassan mi ha fatto visita e gli ho chiesto come sta Waleed. Mi
ha dato una notizia triste, Waleed non vuole più andare a scuola.
Tutto a scuola per lui è
diventato un problema, dice che i suoi compagni sono più piccoli di
lui e che non capiscono, ed è diventato violento. A scuola dicono
che ha creato molti problemi. L'avevo scritto a fine articolo, ho
davanti un martire.
Waleed ha raccontato con
dettagli davanti alla telecamera che cosa gli è successo prima
dell'arresto, durante e fino al processo. Nessuno sa cosa sia
accaduto in quei mesi di prigione in mano ai nazisti, ma stiamo
pensando tutti la stessa cosa.
Ed è questo il danno più
grande del mostro, non è fisico, non sono le foto con il sangue...è
il danno mentale che crea. E' un cancro nella psiche che ti mangia
con violenza, piano piano. E non mangia solo chi è attore del fatto,
ma anche tutti quelli che ne vengono a conoscenza o in contatto.
Il sorriso nervoso di
Waleed è un buco nel mio cervello. Potete solo immaginare cosa c'è
nel suo? Non dice cosa gli è successo in prigione, non ce la fa a
dirlo...
La famiglia di Waleed ha
rifiutato ogni supporto psichiatrico per lui, purtroppo non si trova
in una famiglia premurosa...... La sensazione è che Waleed voglia
scappare da questa realtà per tornare a quella realtà mostruosa che
l'ha rovinato, tornare dal mostro.
Non ho parole positive o
di speranza per chiudere questo aggiornamento. Questa è la realtà.
Oggi a farmi visita è
venuta anche la famiglia di Jehad, abbiam parlato di lui..
Non ne avevo dato
notizia, ma lo faccio ora. Una settimana fa Jehad è stato trasferito
dalla prigione di Megiddo a quella nel Naqab. Ha telefonato a casa
per comunicarlo e per dire che quella prigione è bella e sta bene.
Cuore di guerriero, qui
sappiamo tutti cos'è la prigione nel Naqab...
I prigionieri che vengono
portati lì, a sud (lontano dalle loro famiglie così diventa ancora
più difficile fargli visita) sono i prigionieri ritenuti
“indomabili”.
Israele usa questa
prigione per far esercitare i soldati. I prigionieri vivono in uno
stato pessimo, fra topi ed insetti dannosi per la salute.
La famiglia di Jehad è
in lista d'attesa per la visita presso la Croce Rossa che controlla
le visite e tutto ciò che entra in prigione. La visita per i parenti
in questa prigione è autorizzata una volta ogni 3 mesi. Quindi,
Jehad, se tutto va bene, riceverà una visita.
Ha telefonato a casa e ha
detto “sto bene, questa prigione è più bella di quella di
prima..”.
Chi nasce indomabile ha
amore dentro e quello non si placa, mai.
lunedì 15 settembre 2014
IL BRUTALE OMICIDIO DEL PICCOLO MOHAMMED
Nessuno di noi può
dimenticare il brutale omicidio del piccolo Mohammed di Shuf'at,
Gerusalemme. Quando venne rapito dai coloni israeliani, picchiato e
poi torturato fino a fargli bere benzina e bruciarlo dall'interno,
vivo.
E' stato il periodo
peggiore da quando sono qui. La scomparsa dei 3 coloni, gli attacchi
di israele ai villaggi con il rapimento di 600 Palestinesi, i
continui tentativi di rapimento ai bambini Palestinesi da parte dei
coloni. Non che ora sia molto diverso, ma sicuramente quel periodo ha
visto un concentrato di violenza israeliana notevole, finito poi, con
bombardare Gaza.
Insomma, in pochi mesi è
accaduto tanto, troppo, che ci porta a dimenticare ciò che è
accaduto prima.
Per questo motivo riporto
(tradotto in italiano) in quest'articolo, la confessione del colono
Ben David, arrestato per l'uccisione del piccolo Mohammed, 16 anni.
La confessione è stata pubblicata da Ynet news l'11 agosto 2014.
La testimonianza di
Joseph Ben-David, 29 anni, che ha confessato di aver ucciso un
adolescente arabo, Mohammed Abu Khdeir, mostra come ciò che è stato
inizialmente pensato per essere un pestaggio o atti vandalici alla
fine è diventato un piano per uccidere un arabo.
Per non dimenticare
Mohammed.....
“ Il 30 giugno, il
giorno in cui i corpi di adolescenti Gil-Ad Shaer, Naftali Frenkel e
Eyal Yifrach sono stati trovati in Cisgiordania, ho concluso il
lavoro al negozio di ottica a Gerusalemme, sono andato a casa, ho
cenato con la moglie e poi siamo andati a raccogliere uno dei giovani
che poi presumibilmente prenderà parte all'omicidio. Abbiamo deciso
che dovevamo prendere vendetta per quello che hanno fatto. Entrambi
ci dicevano: 'Cerchiamo di vendicare,' ho detto il mio sangue bolliva
e mi ha detto il suo sangue bolliva e tutto il paese era in silenzio
e ci chiedevamo perché lo hanno fatto questo a loro.”
Dopo questo, secondo la
testimonianza di Ben-David, la decisione è stata di andare nei
quartieri arabi di Shuafat e Beit Hanina a Gerusalemme Est, a
"maltrattare qualcuno o di proprietà araba danni o colpire
qualcuno, non c'era nulla di definito ..." I due poi hanno
guidato intorno ai quartieri arabi di Gerusalemme Est, ma perché
hanno incontrato solo alcuni gruppi di arabi evitando il confronto.
"Eravamo alla
ricerca di un uomo arabo solo, così potevamo picchiarlo"
Videro
una donna con il passeggino e due bambini piccoli. Ben David scese
dall'auto e attaccò i bambini e poi la madre.
“Abbiamo detto che non porterà più figli nel mondo, così
abbiamo deciso di picchiarla il più possibile. Indossava un
copricapo ... Afferrò il ragazzo in una morsa ... e calci l'altro
ragazzo così poteva scappare ... ho visto, le diedi un pugno nel
naso ... lei volò a terra e urlò "
I due
sono fuggiti dalla scena, il giovane tornò alla yeshiva dove
studiava e Ben-David tornò a casa. Il giorno dopo si incontrarono di
nuovo a casa di Ben-David, insieme ad un altro minore, "a
suonare la chitarra". Ma quando i tre si incontrarono, il tema
della vendetta tornò di nuovo, questa volta l'obiettivo è stato
dichiarato.
"Avevamo detto
che avremmo vendicato e bruciato un arabo, in realtà sapevo prima di
allora che stavo andando a bruciare (qualcuno), e ho preso tre
bottiglie vuote da casa, ne abbiamo trovate altre due, e sono andato
alla stazione di gas Hizma, dove ho riempito cinque bottiglie di Coca
Cola 1,5 litro di carburante. Eravamo irato e arrabbiato e
determinato a bruciare qualcosa degli arabi ... abbiamo detto hanno
preso tre dei nostri - prendiamo uno di loro .”
I
tre hanno continuato con la loro ricerca, quando improvvisamente
notato Mohammed Abu Khdeir. In un primo momento, egli sparì dalla
loro vista, ma poco prima di rinunciare - secondo Ben-David - lo
videro di nuovo seduto da solo. Ben-David immediatamente fermò
l'auto e i due giovani con lui scesero. "Ho detto
loro, noi possiamo sopraffarlo, uscite dalla macchina in fretta."
Hanno
chiesto Abu Khdeir per le direzioni. "In realtà non
rispose, e non parla l'ebraico, ha detto dritto e destra,"
Allo
stesso tempo, i ragazzi hanno notato che Abu Khdeir era diventato
sospettoso, si era alzato e stava cercando di effettuare una chiamata
sul suo telefono cellulare. "In quel momento ho visto
che A. aveva dato al ragazzo uno schiaffo e Y. coperto la bocca in
modo che non potesse urlare",
ha detto Ben-David, riferendosi ai due minori che non possono essere
nominati. "A. entrò nella macchina prima e ha
catturato le mani del ragazzo, Y. lui zitto e lo ha costretto in
macchina, il ragazzo ha cercato di mettere fuori la gamba, in modo
che non siamo riusciti a chiudere la porta.
Al fine di tenerlo in
macchina, Y. tolse la mano dalla bocca di Abu Khdeir, permettendogli
di chiamare le sue ultime parole, "Allahu Akbar," Abu
Khdeir è stato spinto in macchina, e Ben-David chiuse le porte. A
quel punto, un veicolo è arrivato sulla scena e il guidatore li
chiamò. Scapparono.
"In quel momento
non credevo che stesse accadendo davvero, a questo punto Y. stava
soffocando il ragazzo, e gridai a lui, 'finirlo, finirlo.
Uccidilo....Questo è per la famiglia Fogel, questo è per Shalhevet
Pass”. "Il ragazzo ha cominciato a gorgogliare e ad un certo
punto ha smesso di lottare e non parlava più ... "
Ben-David
ha successivamente deciso di dirigersi verso Gerusalemme Foresta. ",
in modo da sbarazzarsi di lui, ho detto 'finirlo perché hanno sette
vite, così non si rialza."
Ben-David
fermò la vettura e spento le luci, e buttò Abu Khdeir fuori dalla
macchina.
"Ho toccato la
gamba del ragazzo ed era freddo, a questo punto i suoi occhi erano
aperti e lui era incosciente ... Non ho visto il volto del ragazzo,
ero nervoso e frustrato, ho tirato il ragazzo per la sua felpa e lui
cadde sul il pavimento. Avevo paura che si alzasse contro di me, ho
detto....'Dov'è il piede di porco, dove si trova il piede di
porco?Non mi ricordo se qualcuno me l'ha dato o l'ho preso io ... poi
ho colpito il ragazzo sulla testa con il piede di porco come ho
detto, 'questo è per la famiglia Fogel e questo è per Shalhevet
pass', e il sangue cominciò a scorrere. "
Dopo
aver battuto Abu Khdeir inconscio con colpi alla testa, Ben-David ha
ordinato ad uno dei minori di portare il combustibile, la seconda
minore preferì rimanere in macchina e non prendere parte.
"Ha cominciato a
versare benzina sulla testa del ragazzo e poi mi ha dato la bottiglia
e ho continuato a versare la benzina a gambe. Alla fine, abbiamo
versato l'intera bottiglia."
Prima
di dar fuoco ad Abu Khdeir, che, secondo il rapporto patologico è
stato bruciato vivo, Ben-David gli diede un calcio. Secondo la sua
testimonianza: "Ho dato al ragazzo tre calci alle
gambe, e dicendo 'Questo è per Eyal, e questo è per Naftali, e
questo è per Gil-Ad'."
"Ho preso un
accendino e gli ho dato fuoco.”
Alla
domanda cosa intendesse per tortura, David ha così risposto:
“Così la vittima avrebbe saputo che stava per morire come un
sacrificio per gli ebrei assassinati. Noi siamo ebrei, abbiamo un
cuore”.
I tre
poi hanno distrutto le prove, l'arma del delitto, le scarpe di Abu
Khdeir e altri oggetti. Si lavarono le mani con irrigatori,
affumicato e cambiati i vestiti per sbarazzarsi l'odore di
carburante.
"C'è stato un
enorme quantità di tensione e non abbiamo potuto parlare perché
quello che avevamo fatto non era come parlarne, siamo ebrei, abbiamo
un cuore,"
Più
tardi, i tre hanno discusso di quanto sia facile era stato per la
cattura di Abu Khdeir. "E tutti versato il loro cuore
e rammaricato quello che avevamo fatto. Ho detto loro, ma era un
obiettivo, ma non per noi, abbiamo sbagliato, siamo ebrei
compassionevoli, siamo esseri umani"
Più
tardi, i tre tornarono a casa di Ben-David. Lungo la strada, la
polizia li ha fermati al posto di blocco Hizma. "Il
mio cuore batteva forte,". Hanno
aperto il bagagliaio della macchina, ha chiesto loro per
l'identificazione e informati di Ben-David, che era stato alla guida
senza luci. Quando raggiunsero casa, hanno suonato la chitarra e sono
andati a dormire.
Ci
tengo a precisare che in West Bank tutti i giorni, da cent'anni, i
Palestinesi fanno i conti con questa mostruosità.
Fatelo
leggere nelle scuole, leggetelo ai vostri figli e che lo legga la
casalinga di Voghera. Non vorrei che qualcuno, allungando la mano
chiedesse la pace e non “Giustizia” e si dimenticasse di Mohammed
e tutti gli altri.
venerdì 12 settembre 2014
OFER: PAZZI CRIMINALI CON IL FUCILE
Sono le 17,00 quando
arriviamo ad Ofer, difronte alla prigione e ai territori del '48
rubati ai Palestinesi.
Sulle colline ci sono un
centinaio di shebab, difronte e sull'altra collina ci sono un
centinaio di soldati. Poi ci accorgiamo che hanno piazzato due
cecchini all'interno di un appartamento in un palazzo davanti a noi.
C'è una famiglia con 4
figlie femmine piccole che deve attraversare la strada, lo fanno
terrorizzati.
Gli shebab, come al
solito, tirano le pietre e i soldati nazisti israeliani rispondono
con sound bombs, rubber bullets, gas. I due cecchini però sono
pronti con i proiettili veri.
All'improvviso gli shebab
da un'altra collina iniziano ad urlare: i soldati stanno arrivando
verso di noi con le jeeps e a tutta birra.
Iniziamo a correre su
quella strada in salita, gli shebab sono abituati, noi no. Mi ritrovo
in fondo con la stampa presente e i soldati attaccati al culo.
Ci infiliamo dentro al
cimitero perchè non ce la facciamo più a correre. Abbiamo il
fiatone, un giornalista si mette la mano sul petto... gli chiedo se
si sente bene e lui annuisce. Tempo 20 minuti a stare nascosti fra le
tombe e i soldati si allontanano.
Ritorniamo su quella
strada, i soldati e i cecchini sono ancora lì e hanno sparato ad un
ragazzo. Gli hanno sparato una rubber bullet sulla guancia, che l'ha
trapassata e gli è entrata in bocca. Lo portano via in ambulanza.
Non passa molto tempo,
circa altri 20 minuti nei quali stiamo fotografando e io filmo; ma
gli shebab si rimettono ad urlare: arrivano ancora con le jeeps e
questa volta con la jeeps per arrestare persone.
Iniziamo a correre in
salita, ma siamo stanchi, facciamo fatica e mentre gli shebab sono
davanti a noi che corrono ci ritroviamo noi 3 della stampa e il
paramedico sul fondo. Io vado correndo verso destra, verso il
cimitero, gli altri 3 non fanno in tempo ad attraversare la strada..i
solati sono già arrivati in mezzo fra me e loro. Sono a due metri
dietro di me e mi sparano una sound bomb. Non mi colpiscono, ma ce li
ho troppo vicini e sono troppo lontana dal cimitero, dove nel
frattempo sono arrivati gli shebab. Così mi butto a terra, sulla
sinistra della strada e mi copro la testa, ma loro mi tirano una
sound bomb, quando sono a terra e di schiena. Sento G e gli altri che
gli urlano “kalas, kalas” (basta, basta), Ma G. mi ha detto che
erano soldati con la faccia di pietra.
Mi ero chiusa le orecchie
e quindi non mi ha causato danni, sulla schiena avevo lo zaino che
forse mi ha protetta. Ma, ora o mi muovo o mi prendono. Ho deciso di
rischiare e di muovermi. Davanti a me c'è un salto da fare, un muro
di circa un metro e mezzo, e salto. Salto con le gambe che mi tremano
perchè in quel momento in cui sono in piedi potevano spararmi alla
schiena, salto su dei rovi, quindi con scarso appoggio. Quando
atterro, mi si piega il ginocchio sinistro male e sento “crack”.
Cerco di rialzarmi per allontanarmi, ma non riesco a camminare, così
striscio e mi sposto di solo qualche metro. Mi chiudo a riccio per
terra e rimango lì per un po', fino a quando sento la voce di G. che
mi cerca “shebab, shebab”.
Mi trova G., arriva il
paramedico Ahmed, arrivano gli shebab. I soldati sono andati via.
Piango per il male, ma ho vinto, non mi hanno presa. E allora inizio
a ridere.
Mi caricano
sull'ambulanza e mi portano all'ospedale di Ramallah, mi accoglie la
polizia palestinese che mi chiede come mi chiamo, gli dico “Sofia
Loren” e cosa mi è successo, gli rispondo che sono caduta.
![]() |
| io e lo shebab ferito da rubber bullet in bocca |
Poi, però, dentro che
aspetta di essere curato c'è lo shebab con la rubber bullet nella
guancia che mi è vicino e arrivano anche gli altri shebab. Così il
medico e la polizia gli fanno le domande...e capiscono che eravamo ad
Ofer. Mi mettono una sigla sulla cartella di ricovero “HBS, hit by
soldiers”.
Il ginocchio mi fa un
male pazzesco. Mi fanno la lastra, non è rotto e da una prima visita
sommaria sembra che nemmeno i legamenti siano rotti, ma questo al
momento non è certo. Gli shebab di Ofer, il paramedico Ahmed e G.
sono tutti lì con me, anche quando inizio a rompere per uscire a
fumare e così gli shebab spingono l'intero lettino da ricovero fuori
dall'ospedale e fumiamo tutti, compreso il ferito alla bocca che si è
beccato due punti di sutura.
Torno a Nablus, a casa.
Per due settimane non posso muovere un passo. Avrò, poi, la visita
di controllo per verificare se è solo una forte distorsione o se
c'è altro. Chiedo a voi tutti di esprimere la solidarietà a G.
perchè mi dovrà sopportare per due settimane ed accudire, spero ne
abbia la forza. Ahmed mi dice che non camminerò per mesi, spero si
sbagli.
Ringrazio l'ospedale di
Ramallah, Ahmed, tutti gli shebab e G, ovviamente.
In culo a quei soldati
nazisti israeliani di merda, non mi hanno presa nemmeno oggi su
quelle colline partigiane.
Allego foto, c'è il
video, ma non ovviamente di quando mi hanno inseguita, non stavo
riprendendo e pensavo ad altro.
giovedì 11 settembre 2014
Al Comune di Ravenna
- Al Comune di Ravenna
- alla stampa locale di Ravenna
- All'Avv. Paola Monaldie p.c. alle associazioni: Ravenna Punto a Capo, L'occhio verde, Colletivo Byzantium, Cruelty Free, Animal liberation,Animal Freedom, Ravenna Viva
Nablus, Palestina, 11
settembre 2014
OGGETTO: in rif. A Vs.
richiesta di pagamento per causa zoo
Egregio
Comune di Ravenna, vi scrivo dalla Palestina occupata dal mostro
nazista israeliano dove mi trovo per difendere i diritti umani.
Poco
tempo fa alcuni associati di Ravenna Punto a Capo e l'Occhio Verde
hanno ricevuto Vs. richiesta di pagamento riguardante le spese per la
causa da noi persa riguardante lo zoo di Ravenna. Richiesta di
pagamento per associazione in solido, 1077 euro.
Io, non
so come le altre associazioni chiamate in causa intendano procedere,
rispetterò comunque le loro scelte, ma essendo la presidente di
Ravenna Punto a Capo e l'Occhio Verde vi comunico quanto segue:
- una notte ho ricevuto la soffiata che avevano introdotto gli animali nello zoo e si preparavano per aprire, questo quando ancora mancava la licenza ed in piena battaglia da parte nostra. Sono andata là, sul posto quella notte e ci sono tornata la mattina successiva e li ho visti, gli animali, in prigione, e mi hanno guardata negli occhi, anzi, ci siamo guardati negli occhi. Quegli occhi sono ancora con me, non ce l'ho fatta a salvarle quelle vite, sono in prigione.
- Oggi, 11 settembre, è stata uccisa Danzica. Non ce l'ho fatta a salvarla.
- 7000 persone (dei quali 500 bambini) sono in mano ai nazisti israeliani nelle prigioni, la maggior parte senza alcun accusa o processo. 2100 persone (dei quali 600 bambini) sono state uccise a Gaza. La media dei martiri, uccisi dai nazisti israeliani, qui in West Bank è di uno al giorno, molti sono bambini. Anche per tutti questi non ce l'ho fatta a salvarli.
Premesso
ciò, non mi sento in colpa perchè ho fatto e sto facendo di tutto
per evitare altre vittime innocenti. Fare lo scudo umano e altro è
quello che posso fare..
La
colpa è vostra, solo vostra se i diritti degli esseri viventi
vengono uccisi dietro alle sbarre o sparandogli.
Nono
sono riuscita a salvare tutte queste vittime, ma io non pago ai
terroristi. Quindi, non vi pago, fossero anche 2 euro, non ve le do.
Sempre
possibile che cambiate rotta e vi ravvediate passando dalla parte
degli oppressori alla parte degli oppressi, vi saluto invitandovi a
scendere dal carro dei colpevoli poiché noi rispondiamo a tribunali
in mano a vostra, rispondiamo ai vostri fucili e alle vostre gabbie,
ma voi un giorno se esiste un Dio risponderete e lui e se non esiste
risponderete alla Storia che stiamo scrivendo.
p.s.:
anziché chiedere soldi agli attivisti volontari, fate Voi una
donazione di pari cifra per salvare esseri viventi (scrivo più
chiaro l'invito).
Saluti
Samantha
Comizzoli
mercoledì 10 settembre 2014
UN MESE DAL RAPIMENTO DI JEHAD
E' passato un mese da
quando israele ha rapito Jehad Alhindi dal villaggio di Tel. A me
sembra sia passato un anno anche se il ricordo di quell'alba è vivo
come 5 minuti fa.
Se tutto va bene dovranno
passare altri 4 mesi prima che Jehad sia libero, dico così perchè
ovviamente di israele non mi fido.
Ancora nessuna visita
possibile in prigione per lui, nemmeno del suo avvocato. Alla faccia
di tutte le leggi e anche dell'abecedario.
Jehad è uno dei 7000
prigionieri politici Palestinesi in mano ad israele e dei quali il
resto del mondo se ne sbatte. Praticamente ogni famiglia in Palestina
ha qualcuno che è stato rapito.
E i rapimenti
continuano...
Molto probabilmente Jehad
è sotto tortura, tanto, nessuno li vede. Non vengono nemmeno fermati
perchè torturano, violentano o ammazzano i bambini. Figuriamoci per
degli adulti.
Ieri è morto un altro
prigioniero politico Palestinese, ad Al Kahlil. Non era malato e non
si conosce la causa della morte.
Si vociferava già una
possibile ripresa dello sciopero della fame e oggi 2100 prigionieri
hanno rifiutato i pasti.
Sono certa che Jehad è
fra questi o comunque che farà lo sciopero. Ne sono certa, perchè è
uno che anche solo con uno sguardo fa abbassare lo sguardo ai nazisti
con il fucile in mano.
Non riesco a scrivere
altro perchè tanto, ogni messaggio che vorrei mandargli non
arriverà. Chiudo qui e stanotte alle 4,00 mi sveglierò come tutte
le notti dal 10 agosto.
martedì 9 settembre 2014
SOLDATI ISRAELIANI UBRIACHI AD ASSIRA
Da circa due settimana
israele ha concentrato la sua attenzione nella aree di Burin, Madma
ed Assira AlQabilja.
Chiusure continue con
checkpoint volanti delle strade principali, raid nelle case, assalti
ai bambini che vanno a scuola, rapimenti degli shebab, incursioni con
jeeps e a piedi sparando gas e sound bombs. Di notte e di giorno.
Una settimana fa rapivano
da Burin, Ghassan, che avrebbe tirato un pugno ad un soldato mentre
gli stessi attaccavano i bambini che andavano a scuola. Due giorni fa
sono andati ad Assira a fotografare le case di alcuni Palestinesi,
subito dopo hanno attaccato Madma sparando. E così via in queste due
settimane....
Ieri ne hanno combinata
un'altra. Sono arrivati nel villaggio di Assira a piedi, 6 soldati,
scendendo dall'insediamento illegale di Yhitzar. La strada si
incrocia con la strada che porta al villaggio di Urif. Da lì
arrivava a piedi un uomo di Urif. L'hanno preso e portato fra gli
ulivi per fargli un interrogatorio. E' stato rilasciato dopo un'ora
circa quando gli shebab se ne sono accorti e si sono radunati nei
pressi per mandare via i soldati. E' iniziata una prima
sassaiola..Cosa fanno i soldati?
Fermano un auto che sta
arrivando dove a bordo c'è una famiglia con padre, madre e due
figli. Tirano giù a forza il padre che guidava, mettendolo davanti
agli shebab. Gli puntano il fucile alla testa e dicono agli shebab:
“se non ci lasciate andar via gli spariamo”.
Gli shebab si fermano. I
soldati camminano all'indietro usando l'uomo come scudo per circa 10
minuti.
Quando sono ad una
distanza per poter sparare, lasciano l'uomo e iniziano a sparare gas
e sound bombs contro li shebab, che rispondono lanciando pietre.
Il tutto si ferma quando
i soldati indietreggiano fino a tornare vicino ad Yhitzar, anche se
rimangono in mezzo agli ulivi.
Anche prima che
iniziassero erano fra gli ulivi, seduti, che bevevano. Li hanno visti
chi passava di lì, chi abita lì e i bambini.
Non è la prima volta
che, ubriachi, fanno visita ai villaggi.
Mostri comunque, ubriachi
o no.
YOUNIS E INTERNET...
“Buon giorno dalla
Palestina occupata dal mostro nazista israeliano”. Ho iniziato così
oggi, su facebook, come tutti i giorni, ma avevo aggiunto un
cuore....
Non scrivo mai prima dove
sto andando per ovvie ragioni, non potevo scriverlo che stavamo
andando da Younis ad Azzoun per mettergli internet in casa. Ma così
è stato.
Il tecnico di Qalquilja
ha installato internet in casa di Younis, presenti i suoi fratelli.
Di questo, possiamo ringraziare l'Avv. Luca Bauccio che ha coperto la
spesa con una donazione.
Ho già preso contatto
con Younis su facebook e finalmente da questo post lo potrò taggare
così ché possiate salutarlo direttamente e lui possa rispondere.
Ho fatto, purtroppo,
un'amara scoperta però. Il computer che c'è in casa gli è stato
prestato da un amico. Il computer di Younis è stato venduto per
saldare le spese di trasporto dall'ospedale a casa quando è stato
ferito dai soldati nazisti israeliani.
Questo sarà uno degli
aiuti che chiederemo nella campagna per aiutare Younis e la sua
famiglia. Mi ha detto che preferisce uno smart phone e non una
postazione fissa e pesante per ovvie ragioni.
Ma, mentre siamo lì a
fare le prove...arriva una telefonata: i soldati israeliani hanno
chiuso il villaggio. Siamo chiusi dentro, come tutti in Azzoun.
Ok, la videocamera con
me, qui abbiamo finito, andiamo all'entrata del villaggio.
Mando alcuni tweet per
dare la notizia che siamo chiusi dentro. Il tempo di salutare tutti e
andiamo al gate.
Erano lì i nazisti della
border police israeliana, ma avevano già riaperto il gate del
villaggio. E' l'ora nella quale tutti i bambini escono da scuola,
fortunatamente oggi non rapiscono nessun bambino.
Ma questa è la realtà
qui.
Torniamo a Younis......è
poco, ma dargli internet è un gran gesto. La foto del profilo di
facebook dice quando è arrabbiato Younis......
Ma, Younis, è l'amore
che uccide i mostri, non l'odio. Il mostro israeliano è pieno
d'odio, l'amore non sanno cosa sia. E' l'unica arma che abbiamo. A
presto.
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