Ieri ero davanti alla prigione di Ofer, Ramallah. Era il giorno della Nakba, 66 anni. I soldati israeliani hanno sparato da subito munizioni vere, pochissimi gas. In strada c'erano shebab di hamas, fatah, pflp, tutti assieme. Era bellissimo e la bellezza fa paura. Hanno risposto i soldati.....sparando e con l'intenzione di uccidere. E hanno ucciso. Hanno ucciso prima un ragazzo di 15 anni che e' deceduto all'ospedale. Poi hanno ucciso un ragazzo di 17 anni, ero li'. Gli hanno sparato 5 proiettili al petto, ed e' stato tapassato dalle pallottole. Quando e' arrivato all'ospedale era gia' morto. Mentre filmavo gli ho visto gli occhi girati all'indietro, ho capito che era morto e non ce l'ho fatta, ho spento la telecamera.
Oggi ci saranno i funerali, ma cce' anche la rabbia. Sono qui ad Ofer e siamo pronti. Gli shebab sono pronti, a morire per i diritti, per la liberta'.
Da facebook mi viene segnalato che israele ha dichiarato che non ha sparato. Sta mentendo, io ero li', sono testimone.
venerdì 16 maggio 2014
domenica 11 maggio 2014
UN UOMO, UN'ALTRA STORIA DI RESISTENZA
Siamo vicino a Deir
Istyia, Salfit area. Le valli sono ancora piene di ulivi coltivati,
alcuni centenari. Incontriamo un uomo e un'altra storia di Resistenza
Palestinese. Questa valle è tutta confiscata da israele e l'hanno
circondata di insediamenti illegali. Sulla mappa siamo difronte
all'altro punto di possibile taglio della Cisgiordania (in passato
avevo spiegato che vogliono tagliare la Cisgiordania in 3 parti, o
meglio 3 ghetti).
Quest'uomo vuole
continuare a coltivare i suoi ulivi, sulla sua terra. Così, cinque
anni fa, sono arrivati i soldati mentre lui stava lavorando e gli
hanno sparato, proiettili veri. Lui, che era di spalle, si è girato
e gli ha detto “ammazzatemi pure, continuate a sparare, io non me
ne vado, qui rimango e qui muoio, fra i miei ulivi”. Se ne andarono
e gli offrirono in un secondo tempo le “compensazioni”. Non le
prese perchè lui vuole lavorare i suoi ulivi.
Così, oggi, scopriamo
che hanno trovato la via più silenziosa per mandarlo via: gli
uccidono lentamente gli ulivi con lo scarico delle loro fogne.
L'ho filmata la melma che
arriva sugli ulivi di quest'uomo e il risultato che sta dando....
mentre loro portano i figli sulle altalene, gli ulivi trentenni
muoiono. La stima è che moriranno tutti entro due anni, inoltre, la
melma sta penetrando nel terreno e inquinando la falda acquifera.
Acqua che viene poi presa, gestita e rivenduta da israele ai
Palestinesi tramite, forse, la Mekhrot.
Nessuno vuole andare ad
aiutare quest'uomo perchè è troppo pericoloso, troppo vicino
all'insediamento. Lui Resiste.
venerdì 9 maggio 2014
mercoledì 7 maggio 2014
ARRESTATEMI
Oggi è una giornata di
digiuno in solidarietà ai prigionieri in detenzione amministrativa
che stanno digiunando da 15 giorni. Per detenzione amministrativa
s'intende la prigionia di una persona senza processo. E' di 6 mesi,
ma accade che dopo 6 mesi quando si esce dal carcere, la stessa
persona venga ri-arrestata. Ci sono persone che passano anni nelle
prigioni israeliane in questo modo. Appoggio, ovviamente, la protesta
verso un metodo illegale, disumano e che ai miei occhi può solo
definirsi “rapimento”.
Ora, però, ho voglia di
scrivere una nota su alcune posizioni politiche. Provo un certo
“fastidio” nel vedere campagne per la liberazione di una singola
persona perchè leader politico. Ancor più fastidio collette per la
liberazione di una persona.
Provo fastidio, perchè
in questo momento nelle prigioni israeliane ci sono 230 bambini. Io
non sono un leader politico, sono solo un'attivista e una che tenta
di documentare fatti con le proprie emozioni. Sono solo un essere
umano e non sono mai stata nelle prigioni israeliane. Credo però che
se mi dovesse capitare vorrei uscire dopo quei bambini.
Sì, lo chiederei,
chiederei di essere rilasciata solo dopo la libertà. Sapete perchè?
Perchè io sono libera, dentro. Possono chiudermi in una cella per il
resto della vita, ma sono comunque libera. Quei bambini, invece, la
libertà interiore devono ancora trovarla, devono averla questa
possibilità.
Penso, quindi, che il mio
fastidio nasca da questo....se sono libera io (che non sono nessuno),
un leader politico dovrebbe esserlo ancora di più. Perchè un leader
è uno che ha fatto un percorso, interiore e politico che fa sì che
guidi le masse. Insomma, uno con i controglioni. Ancor più vedere le
collette per pagare la libertà di alcuno, pagare ISRAELE. No,
nessuno deve dare un centesimo ad israele per la mia libertà,
perchè, lo ripeto, io sono già libera e non gli do un centesimo.
Voglio, che quei 230
bambini siano liberi di giocare, di andare a scuola, di abbracciare
la loro famiglia. Di vivere.
Non bramo per essere
arrestata, ma il desiderio della loro libertà è molto forte. Non mi
dispiacerebbe avere l'opportunità di fare quest'azione. Anche se non
sono un leader politico, ma solo un essere umano uscirei solo dopo di
loro.
martedì 6 maggio 2014
FESTA D'INDIPENDENZA D'ISRAELE: capitolo 4) l'arancia meccanica
Due giorni fa siamo
intervenute nel villaggio di Asira, Nablus, di notte. Il villaggio
era pieno di soldati (potete trovare il report nel sito), ma ieri non
siamo intervenute così come gli shebab o altri in aiuto di una
famiglia che ha subito un'arancia meccanica.
Sono le 23,00 i soldati
israeliani irrompono in una casa. 8 soldati con due cani di grossa
taglia entrano nella casa, 15 fuori dalla casa e altri 15 intorno
alla casa. Nessuno nel villaggio si è accorto di nulla. Da quello
che ho visto e sentito oggi, mi è parso che quella casa sia stata
scelta perchè in zona più bassa alla strada principale e buia. Sono
arrivati a piedi e in silenzio, così nessuno si è accorto che
c'erano i soldati israeliani nel villaggio.
Hanno appoggiato la scala
sulla parete e sono entrati dal tetto e dopo hanno aperto la porta a
quelli con i cani.
Quando sono entrati hanno
preso tutti i telefoni e hanno chiuso gli uomini in una stanza e le
donne nell'altra. Hanno puntato un cane davanti ad una bambina (che
vedete nella foto) e hanno iniziato a cercare il fratello, che però
in casa non c'era. Così hanno preso l'altro fratello, l'hanno
portato in giardino e tentato di ammanettarlo, ma lui è forte e si
dimena, così lo prendono per il collo e spingendolo su un albero
iniziano a strangolarlo. Cade a terra svenuto e viene ammanettato,
bendato, imbavagliato e caricato sulla jeep che nel frattempo è
arrivata. Nel mentre di tutto questo sta rientrando lo zio nella casa
difronte. Senza chiedergli documenti o dirgli altro iniziano a
picchiarlo. Lo prendono a calci, pugni e viene picchiato col il culo
del fucile. L'uomo cade a terra e perde sangue dalla testa. A quel
punto viene anch'esso trattato come il nipote. La moglie (che è in
casa) riesce a fuggire nel bagno con il telefonino e chiama
l'ambulanza; alla quale però viene impedito l'ingresso nel villaggio
per più di mezz'ora.
La riscrivo: gli ostaggi
vengono rilasciati e scambiati con il ragazzo.
Sappiamo che il ragazzo è
stato portato ad Huwara, dove oggi c'era in corso la festa
dell'indipendenza con centinaia di macchine dei coloni, soldati, etc.
etc.. Siamo passate di lì verso le 13,00 e stavano, appunto,
festeggiano fra le jeep militari e i mitra. Il ragazzo, attendeva la
sua sorte in gabbia.
Lo zio ha un taglio
profondo sulla testa, la faccia gonfia e dolori in tutto il corpo. Un
particolare: quando è stato picchiato gli hanno preso i documenti
dalla tasca, dentro c'erano 500 shekel, ma quando gli hanno ridato i
documenti i soldi erano spariti. Lui ha chiesto che gli venissero
ridati, ma nulla, gli hanno risposto: “puoi sporgere denuncia”.
Che bella la festa
d'indipendenza israeliana: arancia meccanica, violenze, umiliazioni,
furti, clima da guerra atomica. Fine.
FESTA D'INDIPENDENZA D'ISRAELE: capitolo 3) il lupo cattivo che rapisce i bambini
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| foto archivio |
Il villaggio di Azzoun si
trova in un punto cruciale della Ciscgiordania perchè chiuso su tre
lati dal muro e dagli insediamenti e sul quarto lato c'è la strada
principale che porta a Qalquilya (la città chiusa dal muro
dell'apartheid).
Quando si arriva si passa
davanti a due torri d'avvistamento che registrano chi entra echi esce
tramite fotografie; poi si passa dal “gate” ovvero dal cancello
militare/checkpoint che ogni tanto viene chiuso. Quando viene chiuso
si rimane o fuori o dentro.
Ieri è stato chiuso per
due ore, ed non è stato chiuso a caso, i soldati l'hanno chiuso per
fare un'azione...... Hanno chiuso il gate e poi con una jeep sono
andati nel centro del villaggio che è poco distante. In quel momento
c'erano i bambini che uscivano da scuola e si incamminavano verso
casa. Hanno aspettato circa un'ora, poi sono scesi dalla jeep e hanno
preso un bambino di 9 anni per i capelli. Chi mi ha raccontato il
fatto ha usato queste parole “hai presente una rete da pesca che
prende un pesce e lo tira su? Così hanno preso il bambino”.
C'erano molti testimoni che hanno iniziato ad urlare e a chiedere il
perchè... Il soldati hanno risposto che il bambino stava tirando le
pietre, ma avendo tanti testimoni che dicevano che stavano mentendo
hanno fatto l'altro passo..
Hanno messo il bambino
dentro alla jeep con i soldati.
Fuori un uomo ha iniziato
a dirgli che quello era un rapimento perchè il bambino ha 9 anni e
ci vuole un genitore per prenderlo e che non potevano metterlo da
solo dentro alla jeep con i soldati. Dopo mezz'ora, nella quale si
sentiva piangere ed urlare il bambino, hanno aperto la porta della
jeep e hanno detto “il bambino ha confessato”. Il Palestinese che
aveva difeso il bambino attendeva l'arrivo del padre, ma intanto gli
faceva presente che la confessione non era valida perchè avvenuta
con mezzo di estorsione sotto intimidazioni/tortura. Il padre del
bambino è arrivato sul posto dopo un'ora e mezza ed è stato chiuso
dentro alla jeep anch'esso. Dopo 3 ore il bambino è stato
rilasciato. I testimoni hanno riferito che i soldati ridevano.
Il bambino di 9 anni oggi
non è andato a scuola ed è sotto shock.
Quando ieri ho dato la
notizia ho scritto che aveva 10 anni, spiego perchè ne ha 9 per
chiarire il fatto che quando si danno le notizie degli arresti c'è
confusione sull'età. Quando il bambino compie i 9 anni, per noi ha 9
anni, qui no, qui si dice che sta vivendo il suo 10° anno di vita,
quindi ha 10 anni. Per come noi occidentali classifichiamo l'età, il
bambino preso ieri ha 9 anni e 5 mesi.
L'aspetto che non
conoscevo affatto su Azzoun e che ho scoperto oggi è che su 230
bambini nelle prigioni israeliane, ben 68 al di sotto dei 13 anni
sono di Azzoun. Un fenomeno repressivo, ma anche economico,
intimidatorio e purtroppo di enorme violenza perchè oltre ad essere
imprigionati i bambini in prigione vengono violentati (rapporto ONU
2013).
Stasera quando andate a
dormire dite ai vostri che il lupo cattivo esiste, rapisce e violenta
i bambini. Qui in Palestina.
lunedì 5 maggio 2014
FESTA DELL'INDIPENDENZA DI ISRAELE: capitolo 2, Wadi Qana
![]() |
| pic of Karin |
Oggi è il famigerato
giorno dell'indipendenza d'israele. Ci rechiamo nella riserva
naturale di Wadi Qana. Alcuni contadini hanno scoperto che gli
scarichi fognari dell'insediamento illegale di Yakir vanno a finire
proprio negli ulivi centenari. Dobbiamo camminare per circa mezz'ora
per arrivare alla fogna a cielo aperto. Wadi Qana è bellissima, ma
la prima scoperta che facciamo è abbastanza inquietante: un'area
costruita da poco per addestramento. Mi sembra improbabile che venga
usata solo dai soldati. Sul posto troviamo munizioni vere.
Nell'insediamento illegale di Yakir, fonti certe, mi confermano che
tutte le donne hanno il fucile. E' un insediamento molto popolato e
uno dei più estremisti religiosi. Cinquemila abitanti fra americani,
russi, inglesi, italiani, libanesi, yemeniti. L'insediamento è nato
nel 1978 e israele ha tentato di chiudere l'area di Wadi Qana come
“zona militare”, ma la protesta della Resistenza è stata
fortissima e l'area è tutt'ora aperta anche se sotto il controllo
d'israele. Il nome “Wadi Qana” gliel'abbiamo appioppato noi con
la colonizzazione romana e deriva ovviamente da “vaticano”.
Arriviamo allo scarico
fognario, l'odore è insopportabile. I contadini iniziano a tracciare
un solco rimuovendo le pietre e zappando per deviare, poi, il flusso
della fogna e salvare gli ulivi.
Tempo mezz'ora e il
lavoro sarà finito. Nel frattempo vedo che all'uscita dello scarico,
sulla recinzione dell'insediamento c'è un cartello “zona minata”.
Il corso della fogna è
stato deviato ed ora la melma nera e puzzolente scende verso altri
alberi. Non che questa sia una vittoria, ma almeno gli ulivi
centenari sono salvi. I contadini accendono il fuoco e preparano il
tè, no si esegue nessun lavoro senza prendere almeno un tè in
Palestina... E' veramente poetico, sotto ad un albero di carrube,
seduti sulle pietre, nell'incanto di Wadi Qana..Ma ecco che qualcosa
ci riporta alla realtà: la sirena che ricorda il giorno
dell'indipendenza risuona in tutta la valle. E' orribile. Solo una
realtà nazista estremista può usare una sirena così per ricordare
quello che per loro dovrebbe essere una festa. Dall'insediamento
arrivano le urla di gioia e sappiamo che oggi è la giornata nella
quale si scoleranno fiumi di birra e whisky.
Mi ricordo, dai racconti
dei palestinesi..quando c'è la sirena che cosa succede e come i
coloni siano più pericolosi del solito....sarà una lunga notte
questa in Palestina.
Segue video relativo
all'articolo...
domenica 4 maggio 2014
FESTA D'INDIPENDENZA DI ISRAELE: capitolo 1) lo sfascio delle auto
Sono giorni questi in
Cisgordania nei quali l'occupazione è più opprimente del solito. I
suoi checkpoint al confine sono stati chiusi ieri e resteranno chiusi
fino a mercoledì notte. Sulle strade è pieno di checkpoint volanti,
ma quello che più preoccupa sono le incursioni dei soldati nei
villaggi. Arrivano a flotte, sparando gas e sound bombs, entrano
nelle case, sfasciano il contenuto, arrestano. Oggi a Turmus,
Ramallah, hanno arrestato (o meglio rapito) due bambini. Le foto di
Palestine TV mostrano i bambini al momento dell'arresto con i polsi
ammanettati e le bende sugli occhi. E' terribile. Tutto questo perchè
è la “festa dell'indipendenza di israele”.
Questa mattina mentre mi
recavo a Salfit per documentare un fatto, i soldati entravano a
Derestya; solo per controllare i documenti, ma immaginate di trovarvi
sulla strada i soldati nazisti con i fucili spianati che vi fermano e
magari siete da soli.... Non è piacevole.
A Salfit hanno fatto
irruzione ieri sera verso le 23,00. Sono arrivati nel centro della
città sparando gas e sound bombs per le strade, alla cazzo. E quello
che sono andata a documentare oggi era questo: arrivati in una
strada, bella larga, con la jeep carrozzone per gli arresti hanno
visto un'auto parcheggiata... Ecco, nelle foto vedete cos'hanno
fatto..Hanno investito appositamente l'auto spostandola di peso e
danneggiandola.
Il proprietario dell'auto
ora dovrà andare a lavorare con altri mezzi, e non è semplice in
Palestina. Questa mattina si è recato dalla polizia Palestinese per
presentare denuncia.. Ed è qui che voglio girare il coltello perchè
quello che è accaduto è in zona A, sotto il controllo palestinese.
Secondo gli accordi di
Oslo la polizia Palestinese si muove solo su permesso di israele e
“concertano” gli interventi.
Concertando, concertando,
si muovono normalmente se uno ruba una collanina (è difficile che
accada in Palestina), ma non sei dei criminali nazisti devastano o
rapiscono un bambino perchè, appunto, ci “concertano” con loro.
Ecco quindi, che aprendo
i webnews alla mattina capita di leggere: “forze d'occupazione
attaccano un villaggio, 20 bambini soffocati” e poi..”la polizia
palestinese ha arrestato 4 shebab per aver lanciato dei fuochi
d'artificio e recato disturbo...”.
Ok, il danno all'auto
parcheggiata davanti a casa non vi prende lo stomaco, ma credo che
quello che debba prendervi allo stomaco in quest'articolo sia la
totale assenza di Giustizia.
Sono le 22,03 mentre
finisco di scrivere e in questo momento, sicuramente, i soldati
nazisti israeliani stanno entrando in qualche casa.
sabato 3 maggio 2014
100 SOLDATI INVADONO ASIRA
Sono le 22,00 quando i
soldati israeliani e la border police irrompono nel centro di Asira.
Arrivano da 3 punti diversi e conferiscono nel centro del villaggio
tagliandolo in due.
In quel momento chi si
trovava fuori casa rimane impossibilitato a rientrarvi. Iniziano a
sparare gas lacrimogeni e sound bombs dentro e fuori le case.
Chi si trova per strada
si rifugia nelle case più vicine, ma al loro interno si inizia a
soffocare per i gas. Con altre attiviste decidiamo di andare sul
posto anche se le strade sono chiuse dai loro checkpoint.
Arriviamo in taxi verso
le 23,30 e ci fermano al checkpoint. Ci chiedono se siamo “turiste
in israele” e gli rispondo che questa è la Palestina, non israele.
Il soldato con il mio passaporto in mano va dai suo colleghi a
riferirgli “questa qui sostiene che siamo in Palestina”. Mi
ridarà il passaporto qualche minuto dopo. Siamo fermi sulla strada e
vediamo gli armored fermi davanti alle case con i soldati che corrono
dentro, per ispezionarle/devastarle. Le vie di Asira sono strette e
in quel momento sono talmente piene di soldati e di mezzi militari
che non ci passa nemmeno un cane.
Dopo 20 minuti che siamo
ferme decidiamo di andare a fare un po' di pressione dicendogli che
siamo stanche, che è notte e che noi dobbiamo dormire lì...
Iniziano a comunicare via radio e ci dicono che in 10 minuti se ne
andranno. Dopo un quarto d'ora i mezzi iniziano a muoversi per
lasciare il villaggio, è passata la mezzanotte.
Arriviamo nel centro del
villaggio e poco a poco si riempie di persone che erano chiuse in
casa. I bambini di Asira non ci sono e in quel momento, più di ogni
altra cosa hopensato a loro. A come avevano vissuto tutto questo, con
la paura, sperando che finisse.
Gli shebab ci fanno
entrare in due negozi che sono stati attaccati dai soldati, hanno
rotto tutto. Mentre sto filmando sentiamo urlare, stanno tornando.
Sono due jeeps militari, parte una sassaiola contro di loro... quei
sassi pare dicessero... “basta, basta, basta, basta..”.
Le jeeps si fermano
all'entrata del villaggio e formano un checkpoint. Decidiamo di
rimanere lì, potrebbero tornare. Sono le sei del mattino quando
lasciamo Asira e sulle strade ci sono ancora i checkpoint.
Un'arancia meccanica
militare che dura da cent'anni. Quegli shebab che tirano le pietre,
una volta erano i bambini di Asira e sono nati vedendo queste cose.
Avevano due o tre anni e venivano attaccati di notte, come la scorsa
notte; ora sono adulti e sono forti. Ripenso ai bambini di Asira ai
quali ho insegnato “Bella ciao”. Per questa volta non hanno preso
nessuno di loro.
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