mercoledì 16 marzo 2016

L'OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA PALESTINA IN UN MINUTO



Vi racconto un fatto realmente accaduto una settimana fa in Palestina, piccolo, ma che spiega in un minuto l'occupazione israeliana della Palestina.
Un'associazione palestinese ha organizzato una gita nel Nakab, un paio di autobus...
Un centinaio di persone che non sono mai stati nel Nakab, ma che, grazie ai racconti dei propri famigliari mandati via da lì dagli israeliani, conoscono la Storia.
E' una semplice gita turistica dove si cammina fra le colline con donne, uomini, bambini. Il gruppo cammina, scatta foto...
Si trovano a camminare in un sentiero che costeggia una casa circondata da terreno con un recinto. Ad un certo punto, dalla casa esce una colona israeliana e dice ai palestinesi : “welcome in my land/ benvenuti nella mia terra”.
Pochi metri dopo un colono israeliano grosso, armato, con un colono più giovane urlano al gruppo che si allontana.
Ora...:
  1. pensate all'attacco che la colona ha fatto ai Palestinesi.. “benvenuti nella MIA terra...” quando sa benissimo che quella terra l'ha presa ai palestinesi cacciandoli con violenza e uccidendoli
  2. pensate al rapporto numerico che rappresenta l'occupazione: 3 coloni/ 100 palestinesi
  3. pensate al fatto che lei era così sicura di non rischiare la vita nel fare quell'affronto (nonostante il numero dei palestinesi) che è uscita da casa sua e l'ha fatto, conscia che se i palestinesi avessero reagito qualcuno avrebbe sparato loro
  4. pensate ai 100 palestinesi che si sono allontanati senza battere ciglio e dicendo “cosa dobbiamo fare?”. Questo perchè sono consci che a qualsiasi reazione sarebbero stati uccisi.


FINE

domenica 13 marzo 2016

LA BARBAGIA......

Non ero mai stata in Sardegna.....






Il collettivo Moras, Movimento di Resistenza Anticapitalista Sardegna, ( https://moras.noblogs.org/ ) mi ha invitata per presentare “israele, IL CANCRO” e “parleranno le pietre”. La sala privata a Nuoro era piena di persone, alcuni in piedi. Al termine del film la gente era ammutolita, ma in fondo è questo l'effetto che fa, devastante. La verità ti travolge.
Devo dire però, che sono stata più travolta io da loro, dagli abitanti della Barbagia e dalla Barbagia stessa.
Colline verdi con pietre ed ulivi, assenza di autostrade e ferrovie, basi militari e divise con i mitra spianati dappertutto.... a quel punto mi sono sentita visivamente in Palestina. Ho scoperto, poi, di non esserci solo visivamente.
La ricchezza di una Terra è nel suo Popolo.
Il collettivo Moras ha avuto sì ospitalità per me, ma ha avuto soprattutto umanità; e non solo per me.
Entri nelle case e sul tavolo ci trovi bottiglie di vino e il formaggio, fuori dalla casa gli animali che si muovono liberi. Incrociamo un gregge di pecore per la strada, l'auto si ferma ed aspetta. Mi dicono “è un intervallo”. Le pecore hanno tutte la campanella al collo e mi spiegano che ogni campanella ha un suono diverso, così il pastore capisce che pecora è. Ci sono oramai, pochissimi artigiani che fanno queste campanelle. Alcuni pastori mettono anche il nome alle pecore.... Quando la pecora non c'è più lascia il vuoto.
Visito Orgosolo, con i suoi murales di lotta: uno per la R.A.F. ed Ulriche, uno per il Che, due per la Palestina, uno per Francesco Lorusso e tanti altri murales... Fotografo i murales e l'ex sede municipale, piena di spari del Popolo, per protesta. Una pioggia battente ci impedisce di continuare e il gruppo dice “però anche la pioggia della Sardegna è diversa...”. Prima di lasciare Orgosolo incrociamo un uomo che ci invita a bere un caffè (non si può mai rifiutare). E' simpatico e mi dice che a Ravenna c'è la tomba di un suo collega... Dante. Poco dopo ci dirà il suo nome e scopriremo che era un famoso Poeta. Ci saluta e scompare sotto alla pioggia.
Anticipiamo il nostro arrivo alla sala ed iniziamo a preparare per la serata. Il pubblico è incollato alle immagini ed alle parole nel film. Un centinaio di persone. Nel frattempo è uscito un comunicato di un gruppo sionista che invita il Sindaco di Nuoro a vietare la proiezione perchè “un film antisemita”. 100 persone c'erano e hanno visto la verità, hanno visto un film sui diritti umani e sanno che i sionisti stanno raccontando balle.
Spero di tornarci in Sardegna, presto. E' una Terra da baciare tanto quanto la Palestina e sono stati i sardi a farla così bella. Mi dicono che lì tutti si scambiano quello che hanno, con solidarietà. Anche in Palestina è così. E' stato, per me, rigenerante ed al tempo stesso ho pensato che è una Terra dove mi piacerebbe invecchiare.
Il giorno della partenza per la Sardegna, facebook mi ha bloccato l'account... per 6 giorni. Non me ne frega un cazzo, la vita, l'umanità, gli abbracci, la lotta.... non sono su facebook.


MORIRE PER RACCONTARE LA VERITA'



Ero nel centro di Ramallah, due anni fa, quando alcuni shebab parlando con me e riconoscendomi italiana mi portarono in “Via Ciriello”...
Una strada di Ramallah ha il nome italiano; è dedicata a Raffaele Ciriello e la maggior parte degli italiani non sanno chi sia. I Palestinesi mi hanno raccontato di lui.
Era il 13 marzo 2002, è l'Intifada. Il fotoreporter italiano Raffaele Ciriello è nel centro di Ramallah e sta fotografando l'attacco degli israeliani al centro della città. Nonostante indossasse la divisa con la scritta “press”, gli israeliani non ci pensarono due volte e fecero fuoco dal carro armato investendo Raffaele con una raffica di proiettili.
Raffaele Ciriello, fotoreporter, italiano, è stato ucciso dagli israeliani a Ramallah il 16 marzo 2002. Era armato di macchina fotografica. Il governo italiano appoggia chi l'ha ucciso e non ricorda Raffaele Ciriello.

Noi, non dimentichiamolo.


martedì 8 marzo 2016

Donna, immagina se la Storia …....




8 marzo 2016. “giornata delle Donne”.

Immaginate se la Storia che insegnano nelle scuole, scrivono sui libri di ogni genere, rendono visibile nei film e raccontano sui giornali fosse:
  • che gli europei hanno scoperto l'america e l'hanno resa civile liberandola da gente cattiva, sporca e a livello primordiale.
  • Che la Palestina non esiste, che quella è israele, che prima non c'era nulla, solo branchi di non-persone al livello delle scimmie e che ora c'è l'unica democrazia del Medio Oriente.
  • Che i “buoni” sono i soldati, non i bambini vietnamiti che muoiono bruciati vivi.
  • Che in Italia c'è stato un gruppo terroristico armato che ha fatto sequestri per soldi, che ha ucciso senza pietà e ha tentato di destabilizzare lo Stato, democratico, italiano.
Immaginate, davvero, se la realtà fosse questa..... Questa realtà qui che vi ho scritto sopra, questa realtà qui che viene, appunto, raccontata e scritta.........

Se, questa realtà venisse venduta ai vostri cervelli per 50 anni, oggi avremmo: Popoli vittime di GENOCIDIO, confini controllati, prigioni, prigioni a cielo aperto, “leggi per mantenere la democrazia creata da chi ha scoperto l'america, creato israele, bruciato i cattivi vietnamiti bambini e fermato le bande terroristiche. Perchè LORO non possono permettere....

Eh sì. Sospirate.

Io non ho padroni, sono solo al servizio dei diritti umani, della lotta per essi, della Resistenza, della Verità e della Giustizia.

Io so che quella Terra chiamata “america” era abitata da persone che vivevano in completa armonia con essa, consci che la Terra non è di nessuno, la Terra ci ospita.
Io so che là c'è la Palestina, che c'era; ed era abitata dai Palestinesi (musulmani, cristiani, ebrei, atei) che vivevano in completa armonia con la Terra.
Io so che un soldato che rapisce, violenta, brucia i bambini non è un “buono”, è un mostro.
Io so che la Resistenza ha tentato, in Italia, di liberarci dal gruppo terroristico imperialista e nazista che ha in mano il potere. La Resistenza non spara fiori, Che Guevara non tirava margherite, né organizzava biciclettate per liberare i Popoli.
Io so che Margherita Cagol era una combattente della Resistenza e che è stata uccisa a sangue freddo; che ha liberato dalla prigione il suo uomo, Renato Curcio, con un'azione della Resistenza.
Io so che Aldo Moro non era solo uno statista ed un uomo della democrazia cristiana; ma era anche un uomo dei servizi segreti e colui che ha fatto il “lodo Moro”, il lodo che ha fottuto in buona parte la lotta del Popolo Palestinese.
Io so che la stessa Resistenza è stata fermata dai servizi segreti che erano nella Resistenza.

A Maria Cagol, uccisa nel 1975, a tutte le Donne che lottano per la Libertà di tutti, anche per quelli che non lo sanno e non lo capiscono.


martedì 1 marzo 2016

FOTO LIBRO

E' il fotolibro con le foto più belle che ho fatto in Palestina. 30 pagine con alcuni brevi racconti. Come avevo già scritto, mi piacerebbe che chi lo compra lo regali, poi, a chi non sta su facebook/internet. Che diventi un mezzo per far conoscere la Palestina. Per averlo funziona come l'altra volta per il calendario: donazione minima 20 euro, mi contattate in privato per bonifico e indirizzo di spedizione. E come l'altra volta non posso anticipare i soldi. Come l'altra volta lo faccio per mantenermi economicamente con il riconoscimento del mio lavoro.
CHIUDO LE ORDINAZIONI QUESTO VENERDI'.


domenica 21 febbraio 2016

News REALI dalla Palestina





Ieri, prima e dopo, aver scritto l'articolo su Mohammed Al Qeeq mi sono confrontata con un po' di persone. C'erano troppi punti che non mi tornavano....
E così, sbang! Arrivano risposte più inquietanti di quelle che potevo immaginare.
Ho volutamente pubblicato quell'articolo prima della conferenza stampa della moglie Al Qeeq. Erano più o meno le 21,00 e qualche minuto dopo i media hanno iniziato a divulgare le immagini e il contenuto delle sua parole: ha attaccato Mahmuod Abbas dicendo che non difende i Palestinesi, che ha poche ore per vedere suo marito prima di morire e che ancora non ha il permesso per entrare a vederlo. Nello stesso momento i soldati israeliani si piazzavano davanti alla camera d'ospedale di Al Qeeq con i cani.
La moglie di Al Qeeq ha, ovviamente, ragione; ma è stato in quel momento che ho avuto la conferma di dubbi che mi erano venuti... Scusate, ma se vostro marito fosse dentro e sta morendo nel giro di poche ore e voi state aspettando di entrare per vederlo per l'ultima volta; andreste in un'altra città a fare una conferenza stampa? Io mi incollerei all'entrata dell'ospedale e se la stampa vuole la conferenza viene qui e la fa, ma io non mi sposto.
Ma, questo è solo un dettaglio rispetto a quello che scriverò di seguito...
Mi è stato confermato che per Mohammed Al Qeeq ci si è mossi troppo tardi e che la parola d'ordine è stata “aspettiamo” e questo da parte di tutte le forze politiche. Ma c'è di più...
CI SONO ALTRI 3 PRIGIONIERI POLITICI IN SCIOPERO DELLA FAME DA PIU' DI 45 GIORNI PRESSO LA PRIGIONE ISRAELIANA VICINO AL LAGO DI TIBERIADE. Nessuno lo sa perchè i media non lo divulgano e perchè, nuovamente, le forze politiche hanno detto “aspettiamo”. I Palestinesi sono preoccupati di questo “aspettare” e non capiscono la ragione, ma c'è sicuramente una motivazione precisa; anche se la loro conclusione, al momento, è che i partiti hanno abbandonato il Popolo Palestinese.
Ma, ecco l'ulteriore notizia che fa cadere nel buco nero e allo stesso tempo fiorire la speranza:
qualche giorno fa avevo pubblicato un video sugli scontri a Nablus fra polizia palestinese e shebab. Ecco... ora vi spiego cosa sta succedendo.
Era giovedì notte (come il nostro sabato sera), le strade sono piene di gente e in quel momento viene rilasciato dalle prigioni israeliane un prigioniero politico di Nablus, è di Al Fatah.
Quel prigioniero politico è l'amico di Ahmed Almhattiy, comandante delle Brigate Ali Mustafà di Nablus. Quest'ultimo, è rinchiuso nella prigione palestinese di Jneid. 6 anni fa fu preso dalla polizia palestinese e gli dissero quello che dicono un po' a tutti gli shebab: “ti teniamo noi, nella nostra prigione, per proteggerti dagli israeliani, fra un po' quando è tutto più tranquillo, esci”. Glielo dicono da 6 anni.....
Torniamo al prigioniero politico rilasciato: quando è arrivato in piazza a Nablus, ha subito detto “voglio salutare il mio compagno che è a Jneid”. Gli amici che lo attendevano gli hanno dato un M16 in mano e hanno iniziato a sparare in aria per ricordare il comandante delle brigate Ali Mustafà che è nella prigione palestinese. La polizia palestinese ha risposto sparandogli e gli amici (il gruppo di Al Fatah) ha risposto e protetto l'amico appena liberato, nascondendolo. E' ancora nascosto perchè israele lo rivuole in prigione e la polizia palestinese anche.
Ieri c'è stato un comunicato del governatore di Nablus, Rajoub: “non lascerò che il potere venga rovesciato a Nablus”. Eh, certo... perchè se Al Fatah, il PFLP, Hamas e la Jihad si mettono tutti a sparare contro la polizia palestinese... è Intifada, ma è Intifada anche contro l'ANP.
Oggi nei media si legge che ieri sera ci sono stati scontri fra shebab e polizia palestinese per il secondo giorno consecutivo. Non è vero, è da una settimana che tutte le notti ci sono gli scontri; tanto che quel video è di giovedì scorso, come ho già detto.
Aggiungo che Rajoub ha fatto l'ulteriore cazzata a danno dei palestinesi: hanno comperato la stazione dei service (piccoli autobus) a Nablus e la spostano altrove, in luogo distante. Così i palestinesi per prendere il service per andare nei villaggi, dovranno prenderne un altro per andare alla fermata dei service.......
Domenica ore 08,40: apro il pc e nelle notizie dalla Palestina non c'è nessun aggiornamento su Al Qeeq se non che “sta morendo” e che è arrivato ad 89 giorni....
Nessuna notizia nemmeno sulla storiella di Nablus che vi ho raccontato qui sopra....

Sono con il Popolo Palestinese, mi sento dentro come stanno.


Video di giovedì scorso degli scontri a Nablus fra polizia palestinese e Al Fatah: https://www.facebook.com/QudsN/videos/1093520204058213/?pnref=story

sabato 20 febbraio 2016

MOHAMMED AL QEEB: LE PAROLE NON DETTE





Sto seguendo la storia del giornalista Mohammed Al Qeeb da tempo e ho notato alcuni particolari che, soprattutto in questi ultimi giorni, mi hanno fatto nascere delle riflessioni. Mi piace riflettere a voce alta perchè spero sempre che qualcuno mi illumini dove vedo il buio.
Non scrivo, quindi, quest'articolo per puntare il dito; non mi interessa, ma scrivo proprio per riflettere assieme a voi.
Khader Adnan e Mohammed Allam hanno preceduto Al Qeeb con lo stesso metodo per riavere la libertà dalla detenzione amministrativa dal nazista israele: lo sciopero della fame. Quando arrivarono attorno al 60° giorno (forse anche qualche giorno prima) iniziarono i problemi di salute con alcuni dei danni irreversibili. Fu in quel momento che i Palestinesi scesero nelle strada per supportarli.
Domanda/riflessione: perchè per Mohammed al Qeeb hanno aspettato fino ad arrivare all' 80° giorno per scendere nelle strade e supportarlo? Perchè non l'hanno fatto prima?
Khader Adnan e Mohammed Allam sono della Jihad islamica, Mohammed Al Qeeb è di Hamas. Fin dall'inizio i media hanno sempre divulgato il nome della Jihad per i primi due, invece per Al Qeeb, stranamente pochissimi sanno che è di Hamas proprio perchè i media non l'hanno divulgato... Perchè?
Se il silenzio di Mahmuod Abbas non stupisce nessuno (credo che sottoo alla giacca oramai abbia la divisa dei soldati israeliani); a me, invece, ha stupito molto il silenzio di Hamas per Mohammed Al Qeeb. Non me lo spiego e non so le motivazioni, ma è un dato di fatto che c'è stato. Eppure è un uomo di Hamas. Anche qui mi chiedo il perchè...
Ma soprattutto: perchè israele ha acconsentito alla libertà di Adnan e Allam e non a quella di Al Qeeb, che non gli lascia nemmeno vedere la famiglia prima di morire?
Domande alle quali non trovo risposte, ma che mi accentuano altri particolari di questa vicenda:
  1. nelle tende e nelle manifestazioni per Al Qeeb c'è presente la polizia palestinese che minaccia i palestinesi di arresto (e vengono, poi infatti, arrestati).
  2. Ho parlato con dei medici e tutti non si spiegano come sia possibile che Al Qeeb sia ancora in vita dopo 88 giorni di sciopero della fame.
  3. Da giorni i media israeliani hanno divulgato la morte di Mohammed Al Qeeb.
  4. Per Khader Adnan e Mohammed Allam ci furono scontri violenti, ma non per Al Qeeb, anzi... chi fa le volate con i coltelli continua a farlo in modo solitario.

Conclusione: ci sono un sacco di “perchè” in questa storia e quello che è certo è la sofferenza di Mohammed Al Qeeb e della sua famiglia. Io credo (e spero di sbagliarmi) che Mohammed Al Qeeb sia morto da giorni. Ho, purtroppo, questa sensazione; e la cosa che mi lacera di più è che non cambia nulla. Se, Mohammed Al Qeeb muore o è già morto, sarà solo un altro palestinese ucciso da israele e qui a Bologna i bar sono già pieni di gente per l'ora dell'aperitivo. Ma l'aperitivo a Bologna è la meno (tanto la maggior parte della gente non sa nemmeno dell'esistenza della Palestina); è la Palestina che si risveglierà ancora sotto occupazione, ma pur sempre andando avanti e Mohammed Al Qeeb non ci sarà più.
Ho paura che anche il gesto estremo usando solo il proprio corpo e la propria mente (l'unica cosa della quale siamo padroni) sia “controllato” da altri e faccia buono o cattivo gioco ad altri, ma che arrivati alla fine del gioco (morte) non abbia spostato una virgola a chi ci credeva, a chi è morto.



domenica 14 febbraio 2016

180 PALESTINESI UCCISI (4 BAMBINI IN UN GIORNO)

Io, Samantha Comizzoli, CHIEDO SCUSA ai Palestinesi che conosco e a tutto il Popolo Palestinese vittime del Genocidio perchè 50 anni di attivismo per la difesa dei diritti umani hanno fallito.
Non volendo essere complice e volendo fare tutto il possibile, colgo l'invito fatto da Paolo Barnard tempo fa: andrò, nei prossimi mesi, davanti all'ambasciata israeliana a Roma per tagliarmi le vene e morire dissanguata. Non per disperazione, ma per protesta e per difesa del Popolo Palestinese. Chi vuole venire con me è il benvenuto. Io ci andrò in ogni caso.






domenica 31 gennaio 2016

LA STORIA DEL PICCOLO IMER



27 Gennaio, Aleppo, Siria; la famiglia Dawaab, palestinese, è oramai senza forze. Tutti stanno bombardando la Siria e i suoi campi profughi palestinesi. Non si capisce nemmeno chi ti sta bombardando/sparando. Hanno solo un figlio, il piccolo Imer di 6 anni. Decidono di incamminarsi verso il “viaggio della vita”, di cercare di raggiungere l'Europa per salvarsi, ma soprattutto per salvare il piccolo Imer.
E' fine gennaio, fa freddo, ma non hanno scelta; in Siria oltre a bombardare non c'è più cibo, né acqua, né speranza. Partono, tutti e tre, e arrivano al confine, non sapendo che lì verranno respinti. Respinti verso la morte certa.
Quando arrivano alle reti di confine ci trovano le flotte di polizia, sparano gas lacrimogeni contro di loro, li picchiano con i manganelli, qualcuno usa anche dei bastoni, sparano proiettili contro chi resiste ai gas e alle manganellate. Papà e mamma Dawaab sanguinano. Il sangue scende sui loro volti, respirano a fatica e fa freddo. La mamma si accascia, il piccolo Imer piange, vicino a lei tenendola per mano. Il papà, sanguinante, si alza in piedi e urla a braccia aperte, scagliandosi contro il cordone della polizia. Vuole salvare Imer e la sua famiglia, è disperato e resiste. La polizia risponde con il fuoco, gli spara. Il papà di Imer è per terra, morto. La mamma, morente, trova ancora la lucidità e dice ad Imer “corri, tu sei piccolo, non ti vedranno, scappa e corri verso l'Europa, prova ad arrivare in Italia. Vivi”.
Imer si gira e vede che potrebbe passare in mezzo alle gambe dei poliziotti, perchè è piccolo e i piccoli hanno una visione diversa dei mostri; trovano una via di passaggio e li eludono.
Imer, come un topo, scappa in mezzo alle gambe dei poliziotti e cammina, al buio verso l'Europa.
Fa freddo, molto freddo, sono km che Imer sta camminando. I suoi piedi non li sente più. E' solo. Ha 6 anni.
Vede i giorni e le notti, sempre camminando e sempre al freddo. Ad un certo punto, al buio, non ce la fa più, si accascia e si addormenta. Sogna, sogna la sua mamma e il suo papà; piange nel sonno e non realizza che con quel freddo potrebbe morire. Non lo realizza perchè i bambini piccoli non hanno il concetto di “fine della vita”, di “morte”. Ma, all'improvviso, un suono lo sveglia. Non l'aveva mai sentito quel suono, Imer.
C'è una costruzione alta, e vicino alla cima ha delle cose di ferro coniche con un pistillo come un fiore e muovendosi fanno dei suoni, molto forti. C'è il sole che scalda un po' Imer e quel suono sembra dargli il benvenuto. Sul suolo non c'è più la terra, ma del ciottolato e tutt'intorno dei palazzi. Imer vede dei soldati con una jeep. Quelli sa cosa sono, c'è cresciuto vedendo soldati...
Solo che non sa se sono soldati buoni o cattivi... Lui ha 6 anni, è piccolo e ci prova:
“scusi sign. Soldato, dove mi trovo?” chiede il piccolo Imer al ninja mimetico alto 1,80.
“sei a Bologna, in piazza grande”, risponde il soldato.
“ ce l'ho fatta”, ha pensato Imer. Quasi gli viene da piangere, pensando alla sua mamma e papà.
“uhh che bello, mi puoi aiutare? Io non ho più mamma e papà e vengo da.....”
“togliti dai coglioni marocchino..” esclama il soldato senza lasciar finire Imer di parlare.
Imer non si stupisce, cataloga solo quelli come “soldati cattivi”. Anzi, pensa che gli è andata anche bene.
Quando era in Siria, la sua mamma, gli leggeva storie dell'Italia. Quindi, Imer, un po' conosceva il luogo devo era arrivato.
Ogni sera la sua mamma gli leggeva le favole di Paolo Barnard. Ad Imer piacevano tantissimo. Così Imer pensa.... se trovo quell'angelo custode che è Paolo Barnard, lui mi saprà aiutare, forse mi darà una mamma ed un papà che non ho più, perchè io sono piccolo, troppo piccolo per continuare a camminare da solo. Inizia a chiedere in giro, vagando per Bologna, sperando di trovare Barnard nei parchi, fra gli archi di Bologna, in qualche vicolo del centro. Ma niente, Barnard non lo trova, non trova colui che poteva essere il suo angelo custode. Poi, qualcuno gli dice... “sai, domani, un gruppo che si chiama MMT sarà a Roma perchè c'è il Family day, forse lì trovi Barnard”...
Imer si illumina di speranza. Il “Family day”, caspita! Se non trovo lì persone che mi aiutano, che mi danno una famiglia....
Quindi, pieno di speranza si incammina verso Roma, lasciando Bologna. E ci arriva, in quella piazza romana piena di gente e di bandiere. Nessuno lo vede, è piccolo lui, ha 6 anni. Così strattona i pantaloni di un uomo elegante... “sei un amico di Barnard? Sei dell'MMT? Sei al family day, io sono da solo, ho 6 anni, sono palestinese... mi aiuti per favore?”
  • “levati dai coglioni, vai dai tuoi amici pacifisti di sinistra, marocchino di merda”, gli risponde quell'uomo.
Tira la gonna ad una donna, facendogli le stesse domande e chiedendo aiuto....
  • “io sono israeliana e tu sei un terrorista, figlio di terroristi, vattene o chiamo la polizia”.. gli risponde la donna.
Tira la giacca di un ragazzo, chiedendogli se fosse dell'MMT e se conosceva Paolo Barnard...
  • “si, sono dell'MMT e Barnard non sta con noi. Che cazzo vuoi?

Imer è affranto, affamato e sempre solo; e pensa.. che fortuna che non ho incontrato Paolo Barnard qui. Uno che ha scritto questo.. http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=691 è ovvio che non sta con questa gente. Avevo bisogno di lui, ma almeno non l' trovato nel posto sbagliato. Poi ripensa alle parole del primo uomo.. “vai dai tuoi amici pacifisti di sinistra...”.
Forse Imer ha degli amici qui in Italia e non lo sa, forse loro lo possono aiutare a trovare un papà ed una mamma. Così cammina, ancora, e va in un'altra piazza. Colorata di bandiere colorate e gente colorata. Imer ci riprova a strattonare le persone per farsi notare, ma nessuno gli da retta; solo una donna con capelli rasati gli risponde urlando più o meno la stessa frase della precedente donna nella precedente piazza “sono israeliana e tu sei un terrorista figlio di terroristi. Per me puoi morire”. Poi gli si avvicina un'altra donna “sei palestinese? Io sono per i due Stati, israle e Palestina, per la Pace. Aspetta che chiamo un giornalista e facciamo una foto, t'aiuto io”. Il piccolo Imer è confuso ed ha bisogno d'aiuto, ma gli risponde con tono fermo “quali due Stati? La mia famiglia è di Haifa, lì era la Palestina e la mia famiglia è stata scacciata. Ora lì si chiama israele”. E poi scappa correndo.
Imer non sa cosa fare, non sa dove andare, e rivede quelle cose di ferro che suonano. Sono su una grandissima costruzione, più grande di quella di Bologna. Così va all'entrata di quella grande casa... C'è una scritta vicino alla porta “questa è la casa di Dio e le sue porte sono aperte a tutti”.
Imer tira un sospiro di sollievo, ma un uomo lo blocca subito all'entrata: “c'è da pagare il biglietto per entrare”..
“ il biglietto?” chiede Imer.. “io non ho soldi”.
“ E allora non puoi entrare” risponde l'uomo.
Imer non ha altro da fare e non sa dove andare, se non tornare a Bologna....
Ritorna in quella piazza, a piedi, ripensando a quanta gente aveva visto... alcuni gridavano per i diritti alla famiglia, altri gridavano in nome della libertà e di avere figli, altri lavoravano e chiedevano di pagare il biglietto; ma nessuno, nessuno aveva visto o aiutato Imer, palestinese, di 6 anni. Eppure, era un bambino di 6 anni.
Arriva di nuovo in piazza Maggiore, Imer, è stanco ed è già buio. Si accascia sui gradini e pensa “ho bisogno di dormire, preferisco dormire”.
E si addormenta.

31 gennaio, Bologna, Italia. Il sole splende e le campane suonano ad aprire la giornata. Sono al bar e leggo il giornale: “bambino palestinese di 6 anni muore, ucciso dal freddo in piazza Grande a Bologna”.

Dormi Imer, che mi ricordi quel bambino, ma con il nome al contrario, dei cartoni animati con il quale sono cresciuta, che cercava la sua mamma.
Dormi Imer, che aveva ragione la tua mamma a dire che non t'avrebbero visto.
Dormi Imer, che non t'ha ucciso il freddo, ma la gente.
Dormi Imer, che con gente così è più umana la morte.
Dormi Imer, che io non t'ho incontrato, perchè eri troppo piccolo e perchè son troppo piccola anche io.


domenica 24 gennaio 2016

I SERVIZI SEGRETI SONO UN OROLOGIO SVIZZERO



La scorsa settimana mi è stato notificato un decreto penale nei miei confronti, emesso il 30/12/2015. Si riferisce alla querela della CMC di Ravenna per una mia dichiarazione/articolo di 4 anni fa ove dicevo che la cooperativa rossa aveva fornito il cemento per il muro dell'apartheid costruito in Palestina.
Che casualità, proprio dopo che sono tornata in Italia e dopo 4 anni di silenzio....
Il decreto penale consiste nel fatto di darmi l'opportunità di pagare la condanna minima per la diffamazione quantificata in mille euro per evitare il processo.
Ho deciso, assieme al mio avvocato Vainer Burani, di fare opposizione al decreto penale e pertanto di andare a processo.
Non ci vado per difendermi e provare la mia innocenza. Vado a processo perchè qualunque sia il giudizio del giudice, è il giudizio di una persona e di una società. Non temo il giudizio perchè sono stata già giudicata da questa società molte volte; non temo la prigione perchè ho già avuto la prigionia per mano israeliana; non temo la tortura perchè ne ho già avuta per mano dei carcerieri israeliani; non temo che mi sparino perchè mi hanno già sparato; non temo che brucino il mio nome perchè l'hanno già fatto; non temo la morte perchè sarò morta e non avrò nulla di cui preoccuparmi.
Quindi, non avendo nulla da temere o da perdere, vado a processo con tranquillità e lottando sempre fino alla fine per affermare Libertà, Verità e Giustizia. Con questo spirito, e con molta più conoscenza della Palestina e del mostro, faccio opposizione e vado a processo (quando sarà).
In fondo, pensate, Gesù Cristo fu giudicato colpevole da giudici e società e fu torturato ed ucciso in croce. Figuriamoci gli esseri, con assolutamente non pari significato, che gli sono seguiti.....

E pensate, altresì, ad oggi, a ciò che conosciamo: “siamo tutti figli di israele” l'ha detto Renzi qualche mese fa, l'ha detto il partito democratico. E volete, che la loro cooperativa non gli abbia dato almeno qualche sacco di cemento?